ACQUA: “QUALI AZIONI PER FRONTEGGIARE L'EMERGENZA DELL'INGIUSTIFICATA DISPERSIONE IDRICA, I CUI COSTI RICADONO SUGLI UTENTI SENZA OMOGENEITA' DI SERVIZIO E TARIFFE” - INTERROGAZIONE DI MONACELLI (UDC)
13 Apr 2012 01:00
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(Acs) Perugia, 13 aprile 2012 – Sandra Monacelli (Udc) ha presentato un'interrogazione alla presidente della Giunta regionale e all’assessore competente per conoscere “quali azioni intendono assumere, anche nel quadro di una revisione della normativa regionale, sia per fronteggiare l'emergenza dell'ingiustificata dispersione idrica, i cui costi ricadono sugli utenti, che, nel contempo, per rendere omogeneo il servizio e la tariffazione nell'intera regione”.
Monacelli chiede conto sia dell'aumento della dispersione idrica in Umbria (certificato dalla relazione annuale al Parlamento) che delle tariffe a carico dei cittadini, ricordando come la creazione di società miste a partecipazione pubblico-privata e, successivamente, dei quattro specifici Ambiti territoriali integrati, erano “finalizzati – ricorda la portavoce dell'Udc – ad offrire un servizio migliore all'utente/cittadino e un risparmio sia in termini di riduzione della dispersione idrica che delle tariffe”.
Nell'atto ispettivo Monacelli ricorda che la relazione annuale al Parlamento sullo stato dei servizi idrici dell'anno 2002 redatta dalla Commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse Idriche (Conviri) evidenziava in Umbria che “a fronte di una immissione in rete di 91 milioni di metri cubi di acqua, vi era una effettiva erogazione di 67 milioni di metri cubi, con una differenza pari al 26 per cento, attribuibile ai seguenti ai fattori: esistenza di grandi quantità di acqua destinate ad usi pubblici non misurate e quindi non contabilizzate nell’acqua erogata; sfiori dei serbatoi; furti e prelievi abusivi dalla rete; perdite delle condotte. La Commissione – prosegue - rilevava che le condizioni di cui sopra erano riconducibili a scelte delle Amministrazioni per l’uso dell’acqua potabile nei propri servizi, a modalità di gestione e di conservazione dell’acqua, a scarsi controlli contro i comportamenti illeciti e alla vetustà degli impianti”.
Ma è sulla successiva relazione del Conviri, quella del 2009, che Monacelli ravvisa “un quadro decisamente allarmante: a fronte di 96 milioni di metri cubi di acqua immessi nella rete, ne sono stati effettivamente erogati 57,8 milioni, con una dispersione che è salita al 40 per cento, con una punta del 47 per cento registrata negli Ambiti 1 e 2 (gestiti da Umbra Acque) che, da soli, valgono quasi due terzi dei consumi dell'intera regione. Di fatto – spiega Monacelli - in presenza di una riduzione dei consumi del 15 per cento, si è registrato un aumento di immissione di acqua del 5,5 per cento e una crescita esponenziale della dispersione idrica pari al 55 per cento, passando dal 26 per cento del 2002 al 40 per cento del 2009. I dati del 2009 comprendono inoltre anche gli usi pubblici dell'acqua, visto che le aziende che gestiscono il servizio fatturano ai Comuni questo utilizzo. E' perciò facilmente presumibile che la differenza di dispersione idrica tra il 2002 e il 2009, a parità di dati rilevati, sarebbe ancora maggiore”.
Inoltre, “i Piani integrati di recupero connessi alla ricostruzione post-terremoto hanno previsto anche il rifacimento di interi acquedotti in diversi comuni interessati dagli eventi calamitosi degli anni 1997 e 1998, alcuni dei quali risultano però non ancora allacciati alla rete”.
In conclusione, secondo Monacelli la situazione della rete idrica umbra in termini di dispersione è “drammatica, con gravi ripercussioni sia sulle tariffe che sull'ambiente, vista la non inesauribilità dell'acqua ed i cittadini umbri sono costretti continuamente a subire aumenti di tariffe, messe in mora per ritardi di pagamento, richieste di depositi cauzionali e quant'altro, fattori che generano un crescente malcontento. La creazione dei vari Ambiti e la nascita dei diversi gestori che operano in regime di monopolio ha prodotto, oltre quanto sopra riportato e ad un mancato risparmio in bolletta, anche un diverso trattamento tariffario tra cittadini della stessa regione”. RED/pg
