ZOOTECNIA: “OLTRE UN TERZO DELL’ECONOMIA AGRICOLA UMBRA PASSA PER IL SETTORE ZOOTECNICO” – AUDIZIONE DI COLDIRETTI IN II COMMISSIONE PER PRESENTARE “LA PIATTAFORMA PER IL RILANCIO DEL SETTORE”
La Seconda commissione consiliare, presieduta da Gianfranco Chiacchieroni ha ricevuto stamani in audizione la Coldiretti Umbria, che ha presentato il documento: “Piattaforma per il rilancio e lo sviluppo del settore zootecnico umbro”. Il presidente Albano Agabiti, accompagnato da una folta delegazione, ha sottolineato, tra gli altri punti, l’importanza del comparto nell’economia regionale e la necessità di un apposito Piano regionale per la zootecnia che possa delineare una normativa partecipata dalle stesse associazioni. “La necessaria attenzione per la tutela ambientale – ha rimarcato il presidente - non può essere vista in contrasto con lo sviluppo del settore”. Unanime apprezzamento per il documento di Coldiretti è stato espresso da tutti i membri della Commissione che si sono impegnati a recepire le proposte e i suggerimenti delle associazioni di categoria.
27 Ott 2010 01:00
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(Acs) Perugia, 28 ottobre 2010 – Oltre un terzo dell’economia agricola, in Umbria, passa per il settore zootecnico, ma a fronte della sua importanza economica, l’indice di densità del bestiame equivale a 0,2 capi ogni ettaro, più basso di quello nazionale che è di 0,32. Per il rilancio del settore è necessario un Piano regionale per la zootecnia che preveda, insieme ad una normativa frutto della partecipazione delle associazioni di categoria, incentivi e disincentivi, non necessariamente economici, che riguardino sia i produttori che i consumatori. La necessaria attenzione per la tutela ambientale non può essere vista in contrasto con lo sviluppo del settore. Occorrono scelte urgenti, coraggiose e chiare. L’obiettivo più grande è quello di creare un Consorzio unico di tutela dei prodotti umbri. Sono alcuni passaggi emersi dall’audizione di stamani in seconda Commissione consiliare, presieduta da Gianfranco Chiacchieroni, con una folta delegazione di Coldiretti, guidata dal presidente regionale Albano Agabiti.
L’incontro si è basato sull’illustrazione di un documento di proposte denominato “Piattaforma per il rilancio e lo sviluppo del settore zootecnico umbro”, attraverso il quale il presidente Agabiti ha tracciato una fotografia sulla situazione attuale con la predisposizione, però, di una cornice contenente proposte da mettere in campo in sinergia diretta con la Regione. Il comparto zootecnico umbro è attualmente caratterizzato da quasi 49mila capi bovini, oltre 99mila ovini, circa 183mila suini, oltre 8mila equini, quasi 3mila500 caprini, 8 milioni di capi avicoli. “Questo – come ha evidenziato Agabiti – rappresenta il 35 per cento della produzione lorda vendibile agricola. Il settore contribuisce in maniera determinante all’occupazione e alla formazione del valore aggiunto ed è fondamentale per la tutela ambientale e per il mantenimento delle zone marginali. Nonostante ciò – fa notare Coldiretti – la politica agricola regionale, nell’ultimo decennio, è stata rivolta alle colture industriali, rispetto a quelle foraggere e/o destinate all’alimentazione zootecnica. L’impatto degli allevamenti intensivi – come è scritto nel documento – può essere corretto da norme appropriate e coerenti con lo sviluppo del settore, agevolando, ad esempio, l’utilizzo dei reflui a scopo agro energetico e come essenziale complemento della fertilizzazione dei terreni”. Un elemento fondamentale per il rilancio del settore è rappresentato dal mercato dei prodotti agroalimentari e in particolare delle carni, oggi fortemente influenzato dalla notevole quantità di prodotti provenienti dall’estero. Per questo viene evidenziata la necessità di: sviluppare la presenza dei prodotti umbri nel mercato nazionale e internazionale con adeguate politiche promozionali e il potenziamento di una filiera agricola umbra che non può comunque prescindere dall’etichettatura obbligatoria che metta in completa trasparenza l’origine dei prodotti; combattere il furto identità dei prodotti; potenziare la filiera corta; giungere ad accordi con la grande distribuzione organizzata; implementare accordi con la ristorazione collettiva (mense scolastiche e ospedaliere); sviluppare le relazioni con i canali della ristorazione privata e del turismo; promuovere una politica organica per le sagre e manifestazioni similari. Nel documento di Coldiretti, oltre ad essere sottolineata la qualità delle produzioni, viene anche evidenziata l’efficienza del sistema di assistenza tecnica alle imprese zootecniche, oltre a servizi innovativi di consulenza. Particolare attenzione viene riservata al corretto utilizzo delle misure di Sviluppo rurale affinché siano più efficaci e coerenti con lo sviluppo delle aziende e in particolare “occorre lavorare per: l’indennità compensativa, le misure agroambientali (conservazione prati permanenti e pascoli, agricoltura biologica, miglioramento qualità dei suoli, benessere animale, partecipazione degli agricoltori ai sistemi di qualità)”.
La Coldiretti non manca di sottolineare l’importanza riservata all’ambiente perché, scrive “rappresenta una assoluta priorità la circostanza di avere regole e norme che sappiano coniugare il principio della tutela ambientale con quello della libertà di iniziativa economica”. Nel documento viene quindi criticato il Piano regionale di tutela delle acque perché, di fatto, “impedisce l’esercizio di impresa, con vincoli e prescrizioni, non solo fortemente penetranti e restrittivi, ma che non tengono neppure conto delle indicazioni, obiettivi e soluzioni, anche di natura agronomica, stabiliti in atti, piani e decreti di livello nazionale”. Ricordando quindi la situazione nella quale si trovano “le imprese suinicole che ad oggi non vedono soluzione sulla riapertura dei depuratori di Marsciano e Bettona”, Coldiretti chiede “di affrontare le questioni all’interno di un apposito tavolo regionale composto da tutti i soggetti istituzionali competenti e che veda anche la presenza delle Organizzazioni agricole”. Agabiti, parlando di energie rinnovabili, ha auspicato che “venga favorita la loro diffusione e sostenuto lo sviluppo di impianti a biogas attraverso un quadro normativo chiaro per l’uso agronomico del digestato”. Altra voce importante del documento riguarda l’urbanistica, cioè “la questione della interazione tra gestione del territorio ed attività zootecniche, da definirsi attraverso un approccio interdisciplinare e integrato. E’ necessario quindi un tavolo tecnico, con le organizzazioni agricole, sul tema del rapporto tra gestione del territorio e zootecnia”.
Secondo la Coldiretti è auspicabile anche “migliorare i sistemi informativi sui dati della zootecnia umbra. Come pure dare attuazione all’anagrafe delle imprese agricole umbre; istituire un osservatorio regionale di analisi dei dati per una puntuale conoscenza degli allevamenti umbri: Il monitoraggio abbinato all’anagrafe – ha sottolineato il presidente di Coldiretti – risulta essenziale per una corretta programmazione regionale”.
Al termine dell’esposizione del progetto della Coldiretti Umbria, sono intervenuti tutti i membri della Commissione per sottolineare la bontà del documento presentato e la necessità di un Piano regionale per la zootecnia. Tra gli altri, Raffaele Nevi (PdL) si è detto pronto “a ricevere un articolato tecnico per azioni di intervento in merito alle vostre proposte. Siamo disponibili e pronti a creare atti di natura consiliare che riguardano anche il Piano di tutela delle acque”. Paolo Brutti (Idv) ha detto di attendere “proposte correttive e implementative dell’esistente strumentazione. Dobbiamo guardare ad una zootecnia ad alta qualità ambientale”. Per il vice presidente della Commissione, Maria Rosi (PdL) è importante “l’utilizzo delle più moderne tecnologie per rispondere alle esigenze degli allevatori e dell’ambiente”. Rocco Valentino (PdL) ha rimarcato come sia “inconcepibile che i sindaci continuino a fare piani regolatori che vanno contro l’agricoltura e le imprese agricole. Il mio auspicio è anche quello che vengano rivisti i parametri di superficie degli annessi agricoli, oggi appena 2 mq per ettaro”. Per Massimo Mantovani (PdL) è necessario “mettere a punto un programma per l’individuazione di siti idonei per l’allocazione di allevamenti con la previsione delle modalità di smaltimento, altrimenti il settore non potrà essere rilanciato. Il settore deve essere governato dalla Regione insieme alle Province e ai Comuni”. Andrea Smacchi (Pd) è intervenuto per ricordare che, dopo una sua apposita interrogazione, ha presentato una proposta di legge relativa alle “problematiche rispetto agli annessi agricoli che risultano, in gran numero, non regolari. E’ necessario e giusto che la politica si interessi di questo problema. E’ una questione che dovrà essere in qualche modo sanata. Si potrebbe fare come la Toscana ha agito per i cosiddetti ‘ripari temporanei’. Anche in questo è importante la collaborazione delle associazioni”. RED/as
