Welfare integrativo per operatori delle aziende sanitarie e ospedaliere
Conferenza stampa della presidente Sarah Bistocchi e dei capigruppo di maggioranza sulla mozione approvata ieri in Aula all’unanimità
23 Gen 2026 11:56
3 minuti, 34 secondi
(Acs) Perugia, 23 gennaio 2026 – Conferenza stampa stamani a Palazzo Cesaroni per illustrare la mozione approvata ieri in Aula e proposta dalla presidente dell’Assemblea legislativa, Sarah Bistocchi, e dai capigruppo della maggioranza in Consiglio (Pd, Avs, M5s, Umbria domani-Proietti presidente). Un atto che impegna la Giunta regionale a riconoscere al personale delle aziende sanitarie e ospedaliere dell’Umbria servizi di welfare integrativo, una remunerazione non monetaria ma finalizzata a migliorare la vita personale, familiare e lavorativa costituita da una serie di beni, servizi e prestazioni noti come ‘flexible benefits’. In Aula è stata raggiunta l’unanimità dei consensi grazie a una convergenza su questo tema anche da parte delle opposizioni, che hanno ottenuto di inserire nel testo predisposta dalla maggioranza la precisazione che eventuali risorse destinate al welfare dovranno essere individuate come risorse aggiuntive rispetto ai fondi destinati alla produttività del personale e non potranno derivare da una riduzione dei medesimi.
La presidente Bistocchi ha ricordato come gli operatori sanitari siano stati definiti, soprattutto nei difficili momenti della pandemia da covid 19, come “eroi” o “angeli” ma, “come sempre hanno detto loro stessi, non sono né gli uni né gli altri, ma persone che indubbiamente vanno messe nelle condizioni di poter svolgere al meglio il loro lavoro. Questa maggioranza - ha detto Bistocchi - tiene al benessere delle persone sul posto di lavoro, tiene al benessere delle lavoratrici e dei lavoratori che siano dipendenti del settore privato, del settore pubblico e non di meno del sistema sanitario regionale. E siccome in politica l'autorevolezza passa per la credibilità, le cose vanno dette e poi però vanno anche fatte. Il Servizio sanitario regionale rappresenta uno degli ambiti più complessi e strategici dell’organizzazione pubblica regionale, sia per l’ampiezza delle funzioni svolte che per l’impatto diretto sulla qualità della vita degli operatori sanitari e dei cittadini. Il personale sanitario opera in contesti caratterizzati da elevata intensità lavorativa, complessità organizzativa e rilevanti responsabilità professionali, elementi che rendono particolarmente rilevante l’attenzione al benessere lavorativo e alla sostenibilità delle condizioni di lavoro. La promozione di politiche di benessere organizzativo e di supporto al personale costituisce un fattore di prevenzione delle criticità legate allo stress lavoro correlato e contribuisce alla stabilità e all’efficienza dei servizi. Il servizio sanitario regionale è, inoltre, chiamato a confrontarsi con una crescente esigenza di attrattività e capacità di trattenere professionalità qualificate, in un contesto caratterizzato da mobilità professionale e difficoltà di reperimento di figure specialistiche, rendendo strategico l’utilizzo di strumenti organizzativi e di welfare capaci di rafforzare il valore del lavoro pubblico sanitario. L’esperienza avviata dalla Regione Umbria in materia di welfare integrativo per i dipendenti regionali può costituire un riferimento metodologico, ferma restando la necessità di valutazioni specifiche, per il comparto sanitario, tenuto conto delle peculiarità normative, contrattuali e organizzative delle Aziende sanitarie e ospedaliere. Bisogna anche attivare l’Osservatorio regionale sul welfare aziendale, previsto con legge 12 del 2022 dalla precedente amministrazione regionale che non risulta, ad oggi, attivo”.
Fabrizio Ricci (AVS): “È un tema che si ricollega alla grande questione salariale, che negli ultimi anni è stata acuita dalla pandemia e dalla impennata inflazionistica. In Italia abbiamo una continua discesa dei redditi da lavoro annuali, mentre negli altri Paesi si registra un +30%. In sanità il potere di acquisto dei salari fa il paio con turni di lavoro massacranti, ferie e riposi che saltano, senza contare che mancano in Italia dai 30mila ai 50mila infermieri. Necessario aprire una stagione di contrattazione nazionale per riportare i salari al passo della crescita del costo della vita e tutelare la qualità del lavoro e la soddisfazione delle persone che lavorano in sanità”.
Luca Simonetti (M5s): “Insieme stiamo affrontando questioni importanti con molta unità. Come presidente della Terza commissione (sanità e servizi sociali) ritengo fondamentale difendere il capitale umano della sanità pubblica. Ancora oggi lavorano in sofferenza e sono professionisti che hanno fatto la scelta di campo importante di lavorare per il servizio pubblico, quando ci sono lavori più remunerativi nel settore, quindi occorre tutelare queste persone che vivono e lavorano al fianco dei cittadini in momenti difficili. La sanità pubblica si regge sulle persone e non sulle strutture, vogliamo attrarre personale sanitario e questo è un passo in questa direzione”.
Bianca Maria Tagliaferri (Umbria domani-Proietti presidente): “È una misura di grande civiltà democratica, sembrerebbe scontato ma non lo è. Denota la grande attenzione verso i lavoratori della sanità. Negli ultimi cinque anni sono stati sottoposti a un lavoro massacrante. Si sono verificate tensioni che hanno scoraggiato i medici ad avvicinarsi al mondo della sanità. Per questo la Regione si è fatta carico di un’attenzione dedicata ai lavoratori della sanità. Anche allo sviluppo di un fondamentale senso di appartenenza. È stata scritta una buona pagina, cui ne seguiranno altre, con la pubblicazione del nuovo Piano sociosanitario”. PG
