(Acs) Perugia, 12 settembre 2016 - “Domani l'Assemblea legislativa dell'Umbria affronterà la questione degli eventi sismici del 24 agosto e dei giorni seguenti. Cresce l’attenzione politico-amministrativa su un tema cruciale per la vita delle persone. È quello che, dopo i funerali di Accumoli e di Amatrice, noi stessi cerchiamo di far capire, illustrando sommessamente quel che finora non è andato bene nelle ricostruzioni umbre, tentando in modo costruttivo di far meglio pro futuro”. Così i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari affrontano “il nodo del recupero delle seconde case, finora del tutto mancato o assai parziale dopo il sisma del 1997-1998. Si tratta delle cosiddette fasce ‘G’ e ‘N’: il rilancio di questi edifici potrebbe attivare un virtuoso circuito economico e sociale”.
Per i due esponenti pentastellati “occorre capire quante seconde case, in degrado dopo il terremoto dell'epoca, abbiano danneggiato lo scorso agosto edifici contigui perfettamente sistemati. Sembra si tratti di numeri rilevanti. Eppure – aggiungono -, titolari come altri di un patrimonio edilizio in larga parte storico e rappresentativo del territorio, i proprietari di seconde case avrebbero pieno titolo di ricevere i relativi contributi a fondo perduto, conformemente alle previsioni della legge 61/98. È stato miope non averlo fatto, perché la prevenzione, cioè l’adeguamento sismico degli edifici esistenti, è l’investimento pubblico più importante, duraturo ed efficace, tanto che alcune ricerche segnalano come ogni euro investito nell’antisismica corrisponde a ben otto o nove utilizzati per la ricostruzione, a voler tacere delle conseguenti esternalità negative (costi sanitari e altro). Su questo punto – continuano - occorre ricordare come la Campania e altre realtà ricevono ancora dallo Stato centrale decine di milioni di euro ogni anno per la ricostruzione, a decenni di distanza dagli eventi. Da noi pressoché nulla; eppure quasi 20 anni dopo, i rifacimenti edilizi non sarebbero terminati nemmeno qui”.
“In Emilia Romagna, invece – rilevano Liberati e Carbonari -, la Regione ha previsto per le seconde case un contributo del 50 per cento a fondo perduto senza limiti temporali di erogazione, ma a condizione di affittarle a canone concordato per almeno quattro anni, risposta ragionevole all’emergenza sociale in atto. Recuperare le seconde case – spiegano - significa dunque non soltanto contenere o annullare i danni agli immobili adiacenti, riducendo pertanto i rischi per la vita umana, ma anche migliorare l’immagine dell’Umbria e il suo paesaggio tipico, potendo restituire alcune certezze alle famiglie più vulnerabili. Possibilità dunque – concludono - di attivare un virtuoso circuito economico e sociale. Sarà bene tenerlo a mente in vista delle prossime determinazioni politiche in Aula”. RED/as