STATO DELL’ECONOMIA (6): APPROVATA LA RISOLUZIONE DEL CENTROSINISTRA, RESPINTE LE PROPOSTE DI PDL E FLI, LEGA E UDC - L'INTERVENTO CONCLUSIVO DELLA DELLA PRESIDENTE MARINI
Con l'approvazione a maggioranza della mozione firmata dai capigruppo di Pd, Prc, Idv e Socialisti, l'Assemblea di Palazzo Cesaroni ha concluso i lavori della sessione dedicata alla situazione economica e agli effetti della crisi in Umbria. L'Aula ha quindi recepito le comunicazioni della presidente Marini sull'analisi della situazione attuale e sulle azioni da intraprendere per agevolare la ripresa economica, bocciando invece i documenti proposti da Pdl e Fli, Lega e Udc.
20 Ott 2010 01:00
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(Acs) Perugia, 20 ottobre 2010 – Si è concluso con l'approvazione della mozione firmata dia capigruppo del centrosinistra Locchi, Stufara, Dottorini e Buconi, la seduta che il Consiglio regionale dell'Umbria ha dedicato alla situazione economica dell'Umbria e agli effetti della crisi. Il documento, che ha ricevuto 16 sì e 9 no (Pdl, Fli, Lega, Udc), fa proprie le comunicazione con cui la presidente Marini ha aperto i lavori questa mattina, “apprezzando soprattutto l’illustrazione analitica delle azioni volte a limitare l’impatto della crisi e le principali linee d’indirizzo per rilanciare lo sviluppo e per rispondere all’emergenza occupazionale. Particolarmente condivisibile – si legge nella risoluzione - il richiamo all'esigenza di una nuova politica industriale, strutturale ed organica da parte del governo nazionale, cui poter legare quella della nostra Umbria. Solo una nuova politica industriale che rilanci il manifatturiero e sia orientata alle energie rinnovabili e all’economia verde, garantendo adeguati accessi al credito, per i suoi forti contenuti di innovazione e occupazione, sarà in grado di ridare dignità e stabilità al lavoro e speranza di accedere ad un lavoro a chi non l’ha, a partire dalle giovani generazioni e dalle donne, contrastando la spinta a delocalizzare le produzioni nelle diverse realtà in cui si comprimono salari e diritti, tema sul quale si ritiene di dover intervenire anche normativamente”.
Respinta con 16 no (Pd, Idv, Prc, Socialisti), 8 (Pdl, Fli e Lega) sì e 1 astensione (Udc) la mozione presentata dal capogruppo della Lega Nord, Gianluca Cirignoni, incentrata su: “riorganizzazione della macchina pubblica e maggior ruolo gestionale agli enti locali per preparare Umbria al federalismo; riconoscere alle aziende tabacchicole ed ai territori a vocazione tabacchicola la precedenza nell’assegnazione dei fondi Ue in sede di emissione dei bandi; politiche di contrasto della delocalizzazione delle imprese; attuazione di politiche che favoriscano un equilibrato sviluppo infrastrutturale che comprenda, oltre al completamento delle opere in avanzata fase di realizzazione, anche la E78, il potenziamento dell’aeroporto di S.Egidio; attivazione un tavolo tecnico di soggetti interessati a valutare l’apertura al traffico della Galleria della Guinza, nelle more della definitiva realizzazione della E 78”.
Respinta anche la mozione presentata dal gruppo regionale dell'Udc 15 no (Pd, Idv, Prc, Socialisti), 9 astenuti (Pdl, Fli e Lega, Chiacchieroni (Pd)) e 1 sì (Udc) che proponeva alla Giunta di “individuare alcuni obiettivi che agevolino il ricorso al credito e dilazionino il carico fiscale, immettendo in maniera mirata e non occasionale risorse finanziare sul mercato, ripristinando la fiducia tra il mondo creditizio umbro e quello imprenditoriale. Istituire un grande fondo di garanzia, costituito da enti e istituzioni politiche e private (Regione, Camera di commercio, associazioni di categoria, fondazioni bancarie, etc) dove ciascuna per la propria parte si impegni per consentire alle piccole medie imprese di tutti i settori economici il sostegno all'accesso al credito e la capacità di sbloccare i flussi e infrangerne le rigidità. È quanto mai necessario che gli operatori economici, in grado di esprimere potenzialità con progetti e programmi, siano da subito messi nelle condizioni di ricevere sostegno finanziario attraverso misure che diano ossigeno all'economia, potenziando politiche per il rilancio delle piccole e medie imprese, che costituiscono il tessuto connettivo della nostra Regione”. Il documento impegnava l'Esecutivo regionale a “promuovere azioni di diplomazia economica verso le numerose unità produttive multinazionali, allo scopo di aumentarne il grado di radicamento nel territorio mediante azioni capaci di migliorare le strategie e i riflessi, con l'obiettivo di agganciare la nostra produzione locale alle economie globali; a potenziare il telaio infrastrutturale per dare corpo alla visione dell'Umbria territorio-snodo e favorire rapide connessioni coi principali corridoi di rilevanza nazionale e comunitaria, secondo uno schema che vede il rafforzamento delle direttrici nord-sud e l'intensificarsi delle direttrici trasversali che servono al collegamento col Tirreno e l'Adriatico”.
Non è passata (16 no, 8 sì, 1 astenuto Udc) la mozione di Pdl e Futuro e libertà che chiedeva “l’impegno della Giunta a predisporre immediatamente un Piano straordinario dell’occupazione, operando in linea con l’azione del Governo nazionale per quanto riguarda l’Università, lo Statuto dei lavori e le Pari opportunità, ad agire immediatamente sul versante della semplificazione, in linea con il “Piano per lo sviluppo, competitività delle imprese e semplificazione della vita delle famiglie” e con le linee guida sulla produttività della Pubblica amministrazione (provvedimenti dettati dal ministro Brunetta, ndr). Conseguentemente anche a ritirare il ricorso presentato alla Corte Costituzionale contro la legge “122/2010” (la manovra economica varata in estate, ndr). Inoltre agire in linea con la filosofia della legge sulla stabilità concordata tra i Paesi dell’Unione Europea (incentrata sul contenimento del debito pubblico, ndr). Infine attivarsi per una piena applicazione del federalismo fiscale e del principio di responsabilità di spesa degli amministratori”.
LE CONCLUSIONI DELLA PRESIDENTE MARINI: “Quello di oggi non è stato un approfondimento di tipo seminariale, come è stato detto, ma abbiamo esposto in Aula gli indirizzi politici della Giunta regionale per rendere meno difficili e drammatici sul territorio gli effetti dell’attuale fase recessiva. Le priorità della Giunta sono sul versante del credito e della liquidità, con interventi mirati su settori strategici come la ricerca, le reti d’impresa, il sostegno all’internazionalizzazione. Pensiamo a un Piano straordinario per le medie e piccole opere da fare con risorse proprie della Regione. Anche perché c’è un Piano nazionale per le opere pubbliche, al centro del dibattito fra le Regioni e lo Stato, che privilegia quelle molto grandi e solo in poche regioni. Fra le infrastrutture strategiche c’è il nodo di Perugia, ma è stato trasferito in un altro capitolo, di interesse regionale, e noi vogliamo che torni nazionale. C’è già un accordo con il Cipe per il primo stralcio del Nodo. E’ una questione centrale, e non certamente alternativa alla E 78. Su questa c’è un’intesa raggiunta con Toscana e Marche e la disponibilità a un project financing con i privati d’intesa con l’Anas per completare i tratti mancanti. Questo è l’ordine di priorità. Il problema sarà quando il Piano infrastrutture verrà trasferito al Ministero dell’economia, vedremo con quante e quali ‘gambe’. Rispondo anche su altri due punti: Regione ed Enti concorrono sì al debito, ma a loro toccano le conseguenze del risanamento del debito. Non è l’ammontare della manovra, ma le modalità attraverso cui si dipana che inasprisce la spinta recessiva, con conseguenze sull’occupazione. Per quanto riguarda i Fas, invece, ricordo che siamo nella fascia alta di utilizzo dei fondi aree sottoutilizzate, mentre i nostri ritardi sono dovuti anche alla legge obiettivo che dal 2007 non autorizza le spese. In materia di occupazione dobbiamo proseguire con gli ammortizzatori sociali, anche perché per alcuni mesi ancora non ci sarà una ripresa significativa. Con la finanziaria 2011 avremo più cassintegrati per l’accentuarsi di alcune criticità. Non possiamo nascondere il fatto che la crisi sta imponendo alle imprese certe scelte. Pensiamo a interventi utili a riagganciare il lavoratore alla formazione, quindi a politiche attive del lavoro. Una parte delle risorse per gli ammortizzatori sociali va messa qui. I tagli ci impongono di abbandonare alcune politiche pubbliche, ma il Fondo sociale europeo per il versante del lavoro, che è più di 2 milioni di euro, permetterà di rimettere in moto assunzioni nel nostro sistema economico produttivo. La Green economy non è uno slogan: l’Umbria è attrezzata sia per agganciare forme di innovazione sostanziale che per la ricerca. Il rilancio del Polo chimico ternano non si basa su un fantomatico progetto di green economy, ma su un progetto che c’è già e può essere punto di riferimento per una riconversione industriale e quindi produrre nuovo lavoro. Infine, non è vero che la riforma della Pubblica amministrazione è a costo zero: abbiamo definito i contenuti dell’accordo per la legge Brunetta; il disegno di legge della Giunta prova a utilizzare gli strumenti telematici per la riduzione dei costi ma c’è anche da investire risorse per il suo funzionamento. Puntiamo al riassorbimento delle competenze in un unico soggetto, con lo scioglimento delle Comunità montane e attraverso l’Unione dei Comuni, che è necessaria in una regione dove molti sono piccoli o piccolissimi. Innovare sarà il nostro modo di essere Umbria, dovremo fare di più e meglio”. TB/PG/MP
