STATO DELL’ECONOMIA (5): CONCLUSO IL DIBATTITO IN CONSIGLIO REGIONALE - GLI INTERVENTI DEL POMERIGGIO

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20 Ott 2010 01:00

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(Acs) Perugia, 20 ottobre 2010 – Si è concluso, a Palazzo Cesaroni, il dibattito sulla situazione economica e sugli effetti della crisi in Umbria. IL DIBATTITO DEL POMERIGGIO OLIVIERO DOTTORINI (Idv) “PUNTIAMO SULLA GREEN ECONOMY PERCHÉ LÌ C'È IL FUTURO DELL'UMBRIA; BASTA RISORSE A PIOGGIA E CONSUMO DI TERRITORIO” - L'economia umbra ha toccato il minimo storico nel 2009; molti contribuenti umbri non riescono a pagare le imposte e molte sono le ipoteche sulle abitazioni. Ci attendiamo dalla Giunta un percorso chiaro che muova da una analisi critica di quanto non ha funzionato in passato, a partire dal Patto di sviluppo. Oggi si parla di 'alleanza per lo sviluppo', vorremmo conoscerne meglio i contenuti. Occorre concentrare la spesa pubblica laddove si crea sviluppo e posti di lavoro qualificati, possibilmente con un'imprenditoria sana. I livelli di sviluppo e di ricerca delle nostre imprese sono troppo bassi. Lì bisogna investire anche assieme agli istituti bancari. Bene la green economy perché significa scommettere sul futuro, sull'ambiente e sulla nostra storia, ma servono misure selettive per le imprese, fare accordi con l'università, creare economie di scala, favorire l'imprenditoria giovanile, anche in settori legati ai temi ambientali. Non servirebbero soldi ma assistenza tecnica, ricerca. Abbiamo in mente un modello che si basa su uno sviluppo duraturo. Penso ai prodotti tipici della nostra agricoltura ed al superamento delle monocolture. Siamo in parte già su questa direzione, ma siamo anche la terra degli allevamenti a soccida, delle colture intensive, del cemento e dei capannoni vuoti. Dobbiamo recuperare i ritardi infrastrutturali: è giusto stabilire priorità. Sarebbe opportuno rilanciare il ferroviario, ad esempio collegare la Fcu con Arezzo; collegare Perugia con l'alta velocità della Orte Falconara. Non va bene alzare il prezzo dei biglietti degli autobus come ha fatto Perugia. Sulle strade bisogna dare priorità alle grandi incompiute, dalla Perugia Ancona, alle Tre valli, alla E78. Ci aspetta un duro lavoro per sfide anche del tutto nuove, puntiamo sulla green economy perché lì c'è la vocazione dell'Umbria. Non ripetiamo l'errore storico di distribuire risorse a pioggia e consumare altro territorio. GIANLUCA CIRIGNONI (Lega Nord) “L'UMBRIA PER AFFRONTARE IL FEDERALISMO DOVRÀ RIDURRE LA MACCHINA BUROCRATICO-AMMINISTRATIVA” - Faccio un appello alla signora Rosignoli di lasciare la direzione della Asl 3. Di sicuro l'Umbria davanti al tema del federalismo dovrà ridurre la macchina burocratico-amministrativa. Fino ad oggi ha avuto due tipi di economia, una basata sul voto di scambio, e oggi si trova ad affrontare la crisi con pochi problemi; l'altra Umbria, basata sul lavoro come l'area del nord da cui provengo che è stata una locomotiva dell'economia anche se poi è stata abbandonata. Nella conca del ternano o nell'eugubino gualdese c'è il lavoro delle industrie ed oggi lì si paga la crisi. Dobbiamo rafforzare le piccole e medie imprese, valorizzare i nostri prodotti. Dobbiamo anche pensare a consorzi di piccole e micro imprese. Abbiamo perduto le banche locali e questo sta pesando sull'economia. Sulle infrastrutture basta campanilismo, serve uno sviluppo più omogeneo. Va bene l'aeroporto e il suo collegamento all'alta velocità, ma non si può dimenticare la Fcu. Condivido lo spirito della proposta per frenare la delocalizzazione delle imprese. Ho presentato un disegno di legge su un altro comparto importante della economia, quello del commercio ambulante. Nell'alto Tevere da cui provengo ci sono 500 aziende del tabacco molto meccanizzate, ma in evidente crisi. Propongo che i 130 milioni di euro fino ai ieri destinati ai tabacchicoltori, vengano utilizzati con precedenza dalle stesse aziende che vogliono riconvertirsi. Sulla Galleria della Guinza della E-78 credo che sia stata data giustamente una sferzata ad un modo sbagliato di gestire il denaro pubblico. Proporrei un tavolo di confronto per valutare la possibilità di una apertura limitata per ora al solo traffico locale. PAOLO BRUTTI (Idv) “GARANTIRE CREDITO A CHI FA INNOVAZIONE, RICERCA E QUINDI IMPRESA CON NUOVA OCCUPAZIONE” - C'è in questo dibattito un clima seminariale al quale cercherò di adeguarmi. Non è pensabile che dal livello regionale si possa modificare le logiche del mercato internazionale in cui le nostre imprese sono chiamate a competere. Da qui, dall'Umbria possiamo solo difendere l'esistente, in pratica sopravvivere. Pongo ad esempio il problema della cassa integrazione. Non si tratta solo di star vicino a chi ne usufruisce; ma se il Governo non trovasse i soldi per rifinanziarla, ipotesi da scongiurare, ci troveremmo a fronte di cento piazze san Giovanni. Altro elemento di riflessione. Di fatto con i fondi del Fondo sociale europeo stiamo finanziando proprio la cassa integrazione: mi convince poco dirottarli sulla ricerca e la formazione, a fronte di tale entità di rischio. Dall'Abi sappiano che tutto il credito che viene chiesto alle banche umbre non va affatto al sostegno degli investimenti, ma in genere al consumo. Noi invece dovremmo sostenere chi fa ricerca ed innovazione. In primo luogo dobbiamo garantire credito a queste realtà con una calusola ben precisa, per cui penso che una quota vada destinata a questo comparto, uno dei pochi destinati alla crescita, allo sviluppo ed alla creazione di posti di lavoro, a fronte del credito al consumo che non crea economia. Mi chiedo in ultimo, possiamo cominciare ad utilizzare il patrimonio regionale in questa direzione. Su S.Egidio, il problema oggi è che bisogna finanziare ogni singolo volo: è una questione che pongo. Dobbiamo infatti porci anche il problema dei pochi finanziamenti che darà il governo. Tutti insieme dovremo decidere come utilizzarli . ANDREA SMACCHI (Pd): “LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DEVE ESSERE PRODUTTIVA, I SERVIZI PUBBLICI DEVONO ESSERE ORGANIZZATI IN MODO MIGLIORE - Non aver visto nessuna delle parti coinvolte assistere ai nostri lavori è motivo di amarezza rispetto a quanto dovremo fare in futuro. È inutile fare paragoni e comparazioni con quella che era la situazione di sei mesi fa. In questo momento è molto impegnativo costruire un manovra finanziaria rispetto a quello che ci ha prospettato il ministro Tremonti. La mancanza di un ministro allo sviluppo economico ha privato anche la nostra Regione di un interlocutore con cui affrontare queste questioni. Le Regioni e gli enti locali dovranno dimostrare di saper stare sul mercato e i Comuni avranno notevoli difficoltà a chiudere i bilanci. Dovremo aumentare la produttività dei nostri Enti, a partire dalla Regione, razionalizzando il personale e rivedendo il ruolo dei direttori generali. La pubblica amministrazione deve essere produttiva, i servizi pubblici devono essere organizzati in modo migliore e, se necessario, coinvolgere le aziende private per liberare risorse da investire in altre priorità. Sono le piccole banche territoriali a reggere il sistema delle piccole medie imprese, col rischio che se quei crediti dovessero risultare inesigibili le piccole banche potrebbero trovarsi in grossa difficoltà, rischiando anche di essere acquisite. Bisogna fare delle scelte strategiche in ambiti fondamentali come il diritto allo studio, garantendolo anche alle famiglie che non potrebbero permettersi di pagare la retta di oltre mille euro”. MARIA ROSI (Pdl): “METTERE A VALORE LE ECCELLENZE E SVILUPPARE LE INFRASTRUTTURE PER FARE IN MODO CHE IL TURISMO POSSA PORTARE RICCHEZZA E SVILUPPO ALLA NOSTRA REGIONE - I dati che sono emersi dalle tante audizioni convocate e svolte dalla Commissione attività produttive sono molto preoccupanti. Il mondo economico umbro ha bisogno di tempi burocratici più brevi. Il turismo, definito da tutti il volano della nostra economia, dovrebbe mettere a valore le tante eccellenze dell'Umbria. Per fare questo bisogna sviluppare le infrastrutture, per fare in modo che il turismo possa portare ricchezza e sviluppo alla nostra regione. Serviranno finanziamenti non a pioggia ma in un unico progetto di sviluppo del turismo. Con l'avvento del federalismo sarà necessario fare azioni concrete per rilanciare l'Umbria. È arrivato il momento di inserire in Umbria la libertà di scelta, di allargare al privato dove non può arrivare il pubblico. Siamo in un momento di grande crisi, in cui dobbiamo dare risposte brevi e chiare, soprattutto agli imprenditori, in modo che possano creare posti di lavoro e sviluppare l'economia”. MASSIMO BUCONI (Socialisti): “LA VERA SFIDA È SU COME L'UMBRIA USCIRÀ DALLA CRISI COSTRUIRE, VANNO CREATE LE CONDIZIONI AMBIENTALI PER RIPRESA E SVILUPPO - Noto anche io che non c'è stata attenzione da parte della società regionale per la nostra riunione di oggi, oppure c'è stata troppa attenzione nei mesi passati. Questo dimostra che forse le discussioni generali non riescono a catalizzare l'attenzione dei cittadini, cosa che dovrebbe accadere quando si parlerà di singoli atti normativi. Bisognerebbe analizzare la natura di queste imprese che nascono e si iscrivono alla camera di commercio, quasi che divengano degli ammortizzatori sociali. Tra i vari strumenti da rivedere ci saranno anche quelli da mettere in atto per accompagnare le nuove imprese. Non si può pensare di avere in Umbria la capacità, l'inventiva o le possibilità al di fuori di un contesto nazionale di segno opposto, se prima non riparte complessivamente il sistema Italia non potremmo certo essere un'isola felice. Prima delle azioni concrete e degli strumenti di sostegno all'economia vanno riaffermate le linee guida, la filosofia di intervento che dovrà ispirare gli interventi dell'esecutivo. Tra queste, costruire le condizioni ambientali per ripresa e sviluppo (strumenti per la coesione sociale), prestare attenzione alle politiche per la scuola (da non piegare alle esigenze del mercato), creare una pubblica amministrazione che accompagni ogni giorno il cittadino nelle sue attività, sostenere politiche di sostegno allo sviluppo. Serve maggiore attenzione per la Fondazione antiusura, che è in gravi difficoltà e riesce a fornire poche garanzie che le banche non prendono neppure per buone. La vera sfida è come l'Umbria uscirà dalla crisi se e quando ripartirà il treno della ripresa, col rischio di non essere pronti con strumenti e politiche adeguate”. MASSIMO MONNI (PDL): “GRANDE DISTANZA TRA POLITICA E MONDO DEL LAVORO. NEL DOCUMENTO DELLA PRESIDENTE, UN RESTYLING DEL VECCHIO PATTO DELLA PASSATA AMMINISTRAZIONE, non si entra mai nei problemi veri dello sviluppo - Nel mondo reale dell’economia, delle imprese sono invece chiari da anni i problemi. La burocrazia in Regione e nella pubblica amministrazione è troppo pesante, farraginosa conregole contrastanti tra diversi territori. Le imprese spesso trovano un nemico nella pubblica amministrazione. I dirigenti regionali godono di un trattamento privilegiato e l’ente contribuisce di fatto ad ampliare quel divario tra categorie più basse che prima era di 1 a 10, ed ora è di 1 a 20. Occorre snellire le procedure, alleggerire il ‘baraccone’, semplificare, snellire le strutture regionali e le agenzie strumentali. È necessario rilanciare il turismo occorre fornire strumenti e infrastrutture, facendo delle scelte che evitino, come accaduto nel recente passato con alcuni finanziamenti per l’aeroporto di S.Egidio di dirottarli verso quello di Foligno. Manca al governo regionale una capacità strategica complessiva e anche nel turismo, come dimostrato dal bando Tac che attiva 40 milioni di finanziamenti, ma contiene progetti non ‘strategici’ come ad esempio quello relativo al turismo ciclabile. Manca una Banca locale che aiuti realmente le piccole imprese, e questo problema ad esempio si è visto nella vicenda dell’azienda Piselli, trasferita a Pierantonio, che è in crisi, e che non ha ricevuto aiuti finanziari da alcuno a fronte dell’esigenza di due milioni di euro per sostenere le proprie attività in una fase delicata ”. GIANFRANCO CHIACCHIERONI (PD- Presidente ii commissione): “LE ISTITUZIONI DEVONO PORSI AL SERVIZIO DELLE IMPRESE, PERCHÉ È DALL’ECONOMIA REALE CHE NASCE LA LINFA VITALE CHE ALIMENTA LO SVILUPPO DI TUTTA LA SOCIETÀ - Per questo occorre un nuovo patto sociale e fiscale. Nelle audizioni della seconda Commissione abbiamo incontrato 64 soggetti economici e sociali. La dinamica delle imprese umbre si muove dentro cinque elementi centrali: ambiente; legislazione; qualità dei prodotti; costo del lavoro; credito. Chi ha un segno negativo in uno di questi fattori sta fuori dal mercato e dai processi economici. Il confronto sull’economia va fatto tenendo conto pragmaticamente della realtà globale che va verso l’internazionalizzazione, verso aziende transnazionali: quindi ciò che fa Marchionne non deve scandalizzare. Le imprese ci chiedono di semplificare la pubblica amministrazione, di sostenerle con il credito; di realizzare filiere e reti; di sostenere l’internazionalizzazione; di mettere in sicurezza e qualificare il patrimonio edilizio; di sostenere l’artigianato. Dal mondo dell’industria, dell’agricoltura, del commercio, dei servizi è venuto fuori un quadro con luci ed ombre di cui tener conto, con spirito pragmatico e senza rigidità o chiusure. In particolare bisogna raccogliere la preoccupazione espressa dalle imprese che lavorano con le istituzioni pubbliche, perché i tagli alle risorse pubbliche e le trasformazioni in atto, ad esempio nel campo del trasporto pubblico locale con la creazione dell’azienda unica, comporteranno la chiusura di piccole imprese, il taglio dell’occupazione. Occorre, quindi, rispetto a ciò cominciare ad esternalizzare alcuni servizi, mettendo sul mercato alcuni servizi. Questo per evitare conflitti sociali, realizzando un rapporto pubblico privato regolato, efficiente ed efficace. E come istituzioni pubbliche regionali occorre fare un patto istituzionale per realizzare una utilizzazione razionale e integrata delle risorse umane, bloccando il turn-over e attraverso interventi di formazione e mobilità tra enti ottimizzare le risorse a disposizione realizzando efficacia e risparmio”. RAFFAELE NEVI (capogruppo Pdl): “CAMBIARE TESTA E SMETTERLA CON LA LITANIA DEI TAGLI, MA NELLA MAGGIORANZA C’È ENORME DIFFERENZA DI VEDUTE - Abbiamo fatto una descrizione dello stato dell’economia umbra, ma questo dibattito doveva essere incentrato sulla ricerca degli strumenti per uscire dalla crisi. A sette mesi dalle elezioni bisognava dire quali provvedimenti prendere e in quali tempi, non ripetere il dibattito fatto a giugno. Lo ha detto anche il consigliere dell’Idv Brutti, che ‘il passo del governo regionale è lento’, che l’operatività del Consiglio regionale non è travolgente’. E’ dunque evidente che c’è uno scostamento tra le parole e i fatti concreti. Si parla di tutto ma non di quello che vuole la società regionale. Andiamo a rileggere anche le parole del segretario della Cisl, Sbarra, che a settembre ha detto ‘l’Umbria è sull’orlo del baratro’ ed ha parlato di sistema ‘vecchio, conservatore, clientelare, con una Pubblica amministrazione grande e improduttiva’. E, badate bene, prima dei fatti di cui abbiamo discusso ieri, ha detto che ‘solo il grande scandalo ci fa aprire gli occhi sul problema; purtroppo nella nostra regione cosa pubblica significa saccheggio’. Parole attuali, sulle quali occorre riflettere. Dobbiamo cambiare testa, smettere con la litania dei tagli. Questa maggioranza ha prodotto solo Alleanze, non leggi, che è quello che serve. Quella di oggi è un’altra occasione mancata. Ricordo solo che il Pdl ha prodotto già diversi disegni di legge, sulla semplificazione, sul rilancio del Piano casa originario del governo visto che quello adottato è stato un fallimento, sulla riduzione mirata dell’Irap, per rimettere in piedi specialmente i piccoli imprenditori, dare un segnale ai virtuosi, a chi vuole investire. Vorremmo capire su queste cose qual è la linea della Giunta, ma vedo che c’è enorme differenza di vedute all’interno della maggioranza”. RENATO LOCCHI (CAPOGRUPPO PD): “BENE LA RELAZIONE DELLA MARINI, MA MANCA UNA POLITICA INDUSTRIALE, SI PARLA SOLO DI FINANZA - Condividiamo la relazione della presidente, è un quadro di interventi non realizzabile in tempi brevi ma che produrrà effetti nel corso degli anni. Il punto fondamentale è che manca una politica industriale, che si concentri sul manifatturiero, mentre si parla solo di finanza. Non sarebbe male se la Regione producesse un quadro delle risorse impegnate negli ultimi anni, avere una esatta ricognizione di dove sono state impiegate, per selezionare i prossimi prioritari impegni. Sulle infrastrutture dico che il Nodo di Perugia è per forza di cose il punto fondamentale, dove si incrociano i traffici da Nord a sud e da Est a ovest, con 3mila 200 auto l’ora che gravano sul tratto Collestrada – Madonna del Piano, una strada di 18 metri. Basta una goccia di rugiada per creare una fila ininterrotta da Magione a Umbertide. Non è normale che proprio il capoluogo si presenti così ‘ostile’ a chi vuole venire. Ecco quali sono le priorità. E dire che il completamento della Perugia-Ancona è prioritario rispetto alla E 78 è come scoprire l’acqua calda: è uno sbocco sui Paesi dell’est che hanno indici di crescita elevati, tramite il porto. Non condivido invece l'apprezzamento della presidente Marini per il protagonismo di altre istituzioni sulle infrastrutture: è la Regione che fa la sintesi generale, il protagonismo improprio rischia di essere negativo, non diamogli credibilità”. FIAMMETTA MODENA (PORTAVOCE OPPOSIZIONE): “Abbiamo presentato un documento semplice e schematico che riprende alcune considerazioni contenute nella Legge di stabilità e nel piano del lavoro del ministro Sacconi. L'abbiamo fatto fatto a 'fini pedagogici' affinché i consiglieri della maggioranza potessero apprendere e acquisire punti di vista diversi dai propri”. TB/GC/PG/MP

Ultimo aggiornamento: 20/10/2010