(Acs) Perugia, 4 febbraio 2011 – “Nessuna crociata ideologica sull'inserimento di San Francesco e San Benedetto nello Statuto regionale. Non ho intenzione di alimentarla perché non serve. Non serve alla Chiesa, che già li venera come Santi, non serve a loro stessi, beati in Paradiso e riconosciuti sulla terra come Patroni d'Italia l'uno e d'Europa l'altro e non serve nemmeno alla mia parte politica, che potrebbe intestarsi battaglie anche su molti altri argomenti”.
Sandra Monacelli, capogruppo Udc in Consiglio regionale sull'argomento augurandosi che “la volontà di vedere riconosciute nella nostra Carta la figura di questi due grandi uomini, già valorizzati in Italia e in Europa in luogo di crociate ideologiche, venga da uno scatto d'orgoglio proprio degli umbri”.
Il nostro Statuto ricorda la Monacelli, “si nutre dell’eredità cristiana lasciata dai nostri Santi e non si può comportare in modo neutrale rispetto ad essa. È importante che questa eredità resti salva, venga protetta e adeguatamente valorizzata, andando oltre il timido riferimento attualmente presente. Senza termini ambigui né equilibrismi, San Francesco e San Benedetto sono grandi figure e non due fiori qualunque sbocciati fuori da un contesto e senza un seguito. Ostinarsi nel rifiuto di riconoscere le radici cristiane dell’Umbria è un insulto, prima ancora che alla fede, alla verità”.
“Più volte in questi giorni - prosegue l'esponente Udc - ho sentito dire che la nostra Regione ha problematiche più importanti, quali l'emergenza economica, e che con i Santi non si mangia... Può essere vero, ma anche no. L'opera di San Benedetto e San Francesco è senza ombra di dubbio apprezzata in tutto il mondo, al punto da costituire il motivo principale per cui l'Umbria è conosciuta in Italia e all'estero, come testimonia il gran numero di turisti attratti proprio dai luoghi legati a queste figure. C'è quindi intorno a loro una gran risorsa che produce un vivace turismo religioso. Ed allora - conclude Sandra Monacelli -, rinnovo l'appello a tutti gli uomini liberi del Consiglio regionale, chiedendo di abbandonare quegli ingombranti pregiudizi politici che hanno impedito la disponibilità ad un confronto schietto nel nome di un'identità non inventata o sforzata, ma scritta nella storia della nostra terra incredibilmente riconosciuta da tutti ma non dalla nomenclatura politico istituzionale. Mi rivolgo a quelle forze politiche più distanti da noi, ed insisto nel sostenere che in gioco non c'è, per quel che mi riguarda, alcuna convenienza di parte, ma l'impegno a riconoscere un'identità evidente, comune a tutti e da tutti condivisa. Ognuno abbia il coraggio di sottrarsi a questa assurda negazione della storia, dettata soltanto da una volontà ostinatamente ideologica, e senza nessun imbarazzo riconosciamo le radici più profonde della nostra cultura che, come dice Dario Fo, non si può ottenere se non si conosce la propria storia”. Red/gc