Sanità: “Falso dire che le norme nazionali impongono l’accorpamento, il Piano salute mentale distingue i servizi, la Regione sta forzando il quadro normativo”

Nota di Matteo Giambartolomei (FDI)

Data:

21 Mag 2026 15:55

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(Acs) Perugia, 21 maggio 2026 - “La presidente Proietti tenta di giustificare una scelta politica appellandosi impropriamente alla normativa nazionale, ma né il Piano nazionale salute mentale né i decreti ministeriali impongono la creazione di un maxi dipartimento indistinto che accorpi minori, dipendenze, disturbi alimentari e salute mentale adulti”. Lo dichiara il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Matteo Giambartolomei dopo la risposta ricevuta in Aula durante il question time dedicato al progetto di integrazione dei servizi di salute mentale https://tinyurl.com/39rsenmc .

“La normativa nazionale – spiega Giambartolomei - richiama integrazione e coordinamento tra servizi, ma continua a considerare le diverse aree come ambiti distinti, con percorsi, standard e modelli organizzativi specifici. Dire che le norme impongano questa riorganizzazione significa forzare il senso dei documenti nazionali”.

Giambartolomei sottolinea come “al momento attuale non risulta che vi sia una prassi consolidata a livello nazionale di accorpamento così esteso e indifferenziato, proprio per evitare perdita di specializzazione, indebolimento delle equipe e marginalizzazione dei servizi più fragili. Dietro parole come ‘integrazione sistemica’ e ‘One Mental Health’ manca ancora una risposta concreta su aspetti fondamentali: quali garanzie avranno i minori, come saranno tutelate le specificità dei SerD, come verranno gestiti i disturbi alimentari e quale sarà l’impatto reale su personale, risorse e liste d’attesa”.

Il consigliere di Fratelli d’Italia contesta inoltre il metodo seguito dalla Giunta regionale: “Su una riorganizzazione così delicata servivano prima dati, analisi di impatto, simulazioni organizzative e un confronto reale con operatori, ordini professionali e associazioni. Invece si sta cercando di costruire consenso a posteriori su un modello già impostato”.

“La salute mentale – conclude Giambartolomei -– non può essere terreno di sperimentazioni ideologiche o operazioni burocratiche. Servono scelte fondate su appropriatezza clinica, tutela delle fragilità e qualità dei servizi”. RED/PG

Ultimo aggiornamento: 22/05/2026