RIFORMA GELMINI: “TRA DEMAGOGIA BIPARTISAN E INTERESSI PARTICOLARI, L'UNIVERSITÀ ITALIANA RISCHIA GROSSO” – NOTA DI BUCONI (SOCIALISTI)
Il capogruppo regionale dei Socialisti e riformisti, Massimo Buconi, interviene in merito alla riforma dell'Università. Per Buconi “qualunque forza politica responsabile e chiunque abbia a cuore il futuro dell'Università e dei giovani italiani non può che partire da una valutazione critica obiettiva dello status quo dell'Università italiana”.
Data:
26 Nov 2010 00:00
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(Acs) Perugia, 26 novembre 2010 - “Solidarietà del Gruppo regionale socialista ai precari, agli studenti ed a tutta l'Università italiana per i difficilissimi momenti che sta vivendo”. La esprime il consigliere regionale Massimo Buconi, sottolineando che “in questi giorni la riforma dell'Università è di nuovo al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica, anche se, di fronte al dilagare delle proteste e dopo l'ennesimo slittamento dell'approvazione da parte della Camera, il suo futuro è più incerto che mai. Qualunque forza politica responsabile e chiunque abbia a cuore il futuro dell'Università e dei giovani italiani non può che partire da una valutazione critica obiettiva dello status quo dell'Università italiana. È evidentemente necessario intervenire per migliorarla – evidenzia Buconi - perché essa così com'è non funziona bene e la ristrettezza dei conti pubblici, per quanto legata congiunturalmente a una crisi economica di portata mondiale, ha anche una natura strutturale e sarà destinata a perdurare negli anni e nei decenni futuri”.
Per Massimo Buconi “chi ritiene che si deve salvaguardare per il futuro un'università pubblica aperta a tutti indipendentemente dal reddito, e che essa è una delle più importanti conquiste del '900, deve contribuire fin d'ora perché essa si adegui alle nuove esigenze socio-economiche attuali. E' l'approccio chiamato 'riformismo'. Il progetto di riforma Gelmini non è privo di luci ma alcuni elementi ne vanificano le intenzioni e lo rendono, così com'è, inaccettabile: in primis, esso appare più che altro una riorganizzazione dettata da motivazioni prettamente economico-contabili, e non è un caso o privo di significato il fatto che le scelte di rottura più significative siano state introdotte da leggi finanziarie. La sensazione che in definitiva, attraverso i tagli si voglia indebolire l'università pubblica piuttosto che renderla più competitiva rispetto all’offerta privata non è peregrina né pretestuosa, ma suffragata – sostiene il consigliere regionale - dalle scelte di un Governo che ha dimostrato negli anni il chiaro obiettivo di disimpegnare progressivamente lo Stato dal terreno dell'istruzione, e dalla mancanza di garanzie minime che le risorse eventualmente liberate dalla nuova governance universitaria saranno re-investite in questo settore. Secondo, sebbene alcuni tagli siano inevitabili e qualcuno deve pagare nell'immediato i costi che ne derivano, non è indifferente decidere chi debba sostenerli e in quale misura, e il Governo con le sue scelte ha chiaramente scaricato tutto sui precari e i giovani, alla faccia dell'equità sociale”.
“Tutte le forze politiche – osserva Buconi - hanno il dovere di confrontarsi seriamente sul merito della riforma e di cercare di discernere le ragioni di chi protesta. Invece, da un lato, il Governo pare arroccarsi su posizioni intransigenti e pretende di poter interpretare da solo l'insieme delle variegate istanze d'istruzione che provengono dal Paese. Dall'altro lato, le opposizioni parlamentari, confuse, sembrano più che mai esposte alla tentazione pericolosa di rispondere anch'esse con la demagogia alle proteste, piuttosto che con la responsabilità e la chiarezza. La questione universitaria rischia di restare nel mezzo, ridotta a oggetto di baratto politico e a strumento elettoralistico. Non stupisce – conclude l'esponente socialista - che in questi giorni le forze politiche cerchino di 'coccolare' o di delegittimare, a seconda delle posizioni, chi protesta piuttosto di sforzarsi a dar loro risposte: per farlo, infatti, occorrerebbe decidere insieme ciò che è meglio per il futuro, e ciò significherebbe occuparsi dell'interesse generale e abbandonare i propri (così cari) interessi di parte. Riteniamo quindi coerenti ed appropriati gli interventi economici diretti che sta operando la Giunta regionale a favore degli studenti, dell'Università e della scuola umbra. La coperta è corta e le scelte operate dalla Giunta seguono delle giuste priorità, cioè istruzione innanzitutto. I socialisti, i riformisti, si sentono rappresentati”. RED/mp
Per Massimo Buconi “chi ritiene che si deve salvaguardare per il futuro un'università pubblica aperta a tutti indipendentemente dal reddito, e che essa è una delle più importanti conquiste del '900, deve contribuire fin d'ora perché essa si adegui alle nuove esigenze socio-economiche attuali. E' l'approccio chiamato 'riformismo'. Il progetto di riforma Gelmini non è privo di luci ma alcuni elementi ne vanificano le intenzioni e lo rendono, così com'è, inaccettabile: in primis, esso appare più che altro una riorganizzazione dettata da motivazioni prettamente economico-contabili, e non è un caso o privo di significato il fatto che le scelte di rottura più significative siano state introdotte da leggi finanziarie. La sensazione che in definitiva, attraverso i tagli si voglia indebolire l'università pubblica piuttosto che renderla più competitiva rispetto all’offerta privata non è peregrina né pretestuosa, ma suffragata – sostiene il consigliere regionale - dalle scelte di un Governo che ha dimostrato negli anni il chiaro obiettivo di disimpegnare progressivamente lo Stato dal terreno dell'istruzione, e dalla mancanza di garanzie minime che le risorse eventualmente liberate dalla nuova governance universitaria saranno re-investite in questo settore. Secondo, sebbene alcuni tagli siano inevitabili e qualcuno deve pagare nell'immediato i costi che ne derivano, non è indifferente decidere chi debba sostenerli e in quale misura, e il Governo con le sue scelte ha chiaramente scaricato tutto sui precari e i giovani, alla faccia dell'equità sociale”.
“Tutte le forze politiche – osserva Buconi - hanno il dovere di confrontarsi seriamente sul merito della riforma e di cercare di discernere le ragioni di chi protesta. Invece, da un lato, il Governo pare arroccarsi su posizioni intransigenti e pretende di poter interpretare da solo l'insieme delle variegate istanze d'istruzione che provengono dal Paese. Dall'altro lato, le opposizioni parlamentari, confuse, sembrano più che mai esposte alla tentazione pericolosa di rispondere anch'esse con la demagogia alle proteste, piuttosto che con la responsabilità e la chiarezza. La questione universitaria rischia di restare nel mezzo, ridotta a oggetto di baratto politico e a strumento elettoralistico. Non stupisce – conclude l'esponente socialista - che in questi giorni le forze politiche cerchino di 'coccolare' o di delegittimare, a seconda delle posizioni, chi protesta piuttosto di sforzarsi a dar loro risposte: per farlo, infatti, occorrerebbe decidere insieme ciò che è meglio per il futuro, e ciò significherebbe occuparsi dell'interesse generale e abbandonare i propri (così cari) interessi di parte. Riteniamo quindi coerenti ed appropriati gli interventi economici diretti che sta operando la Giunta regionale a favore degli studenti, dell'Università e della scuola umbra. La coperta è corta e le scelte operate dalla Giunta seguono delle giuste priorità, cioè istruzione innanzitutto. I socialisti, i riformisti, si sentono rappresentati”. RED/mp
