QUESTION TIME (6): “IDENTITÀ DI GENERE: SCONTRO REGIONE-PREFETTURA” A DE VINCENZI (MISTO-UN), MORRONI (FI), MANCINI (LEGA) E SQUARTA (FDI) RISPONDE PRESIDENTE MARINI: “NON C’E’ ALCUN CONFLITTO ISTITUZIONALE”
24 Set 2018 19:00
4 minuti, 7 secondi
(Acs) Perugia, 24 settembre 2018 – Nella sessione dedicata alle interrogazioni a risposta immediata (Question Time) della odierna seduta assembleare, i consiglieri regionali Sergio De Vincenzi (Misto-Umbria next), Roberto Morroni (Forza Italia), Valerio Mancini (Lega) e Marco Squarta (FdI) hanno chiesto alla presidente Catiuscia Marini chiarimenti sullo "Scontro istituzionale fra Regione Umbria e Prefettura di Perugia, in merito al protocollo d'Intesa contro le discriminazioni legate all'orientamento sessuale e all'identità di genere previsto dalla legge regionale ‘3/2017’, legge che ha fortemente diviso l’opinione pubblica, nonostante il tentativo di mediare su una serie di temi. Su questo abbiamo incontrato una forte resistenza che ha poi portato ad un epilogo finale che non ci aspettavamo: uno scontro istituzionale”.
“Secondo quanto riportato dalla stampa locale – ha rimarcato De Vincenzi - il Prefetto di Perugia, a seguito di un carteggio avvenuto tra le stesse istituzioni, avrebbe chiesto di bloccare la firma di questo protocollo attuativo della legge in questione in quanto ‘illegittimo e non conforme’ alla legge regionale approvata nel 2017”. De Vincenzi ha chiesto così alla presidente Marini “come intende procedere visto lo strappo istituzionale con la Prefettura di Perugia, ma anche con diversi Comuni capofila delle zone sociali, con l’Università degli Studi di Perugia, con l’Ufficio scolastico regionale con cui la Regione ha siglato un progetto di ricerca sulla questione delle discriminazioni. Dall'elenco dei firmatari del protocollo – ha spiegato ancora De Vincenzi -, si evince che le associazioni familiari e dei genitori degli organismi della scuola sono state totalmente escluse dalla partecipazione, nonostante la richiesta effettuata dal sottoscritto tramite posta certificata il 30 agosto scorso con cui si invitava al rispetto del pluralismo democratico”.
La presidente Marini ha risposto che “sfugge totalmente quale sia lo scontro istituzionale. La Giunta regionale ha fatto un protocollo di intesa, atti che si possono fare anche in assenza di legge, di norme regionali o leggi nazionali, rispettando il codice penale. In pratica ogni soggetto si impegna a realizzare gli obiettivi nel momento in cui lo sottoscrive. Nel merito, siamo convinti dell’opportunità di una legge regionale, come la ‘3/2017’, in vigore da un anno. Una legge che è passata al vaglio della costituzionalità. Non abbiamo invaso competenze che non siano quelle della Regione ed è in vigore da un anno. All’interno di quella attività, la Regione, in maniera molto seria affronta alcune tematiche tra cui il tema della discriminazione, soprattutto quella sul bullismo. Tra qualche giorno, poiché chiamati dal Prefetto di Perugia, diremo la nostra sul bullismo, parlando con i dati. Il bullismo è principalmente sessista. Tutti gli episodi sulle ragazzine sono quasi sempre di sessismo, sui ragazzini, spesso, sono di discriminazione omofoba e sessista. Sono dati che ci vengono consegnati dalle autorità preposte alla vigilanza e controllo e anche alla prevenzione. La lettera interlocutoria che mi ha inviato il Prefetto parte da una interrogazione del senatore della Lega, Simone Pillon dove fa una sua interpretazione e che il Prefetto ha ritenuto di inviarmi. Noi abbiamo risposto nel merito giuridico a cui la Prefettura non ha espresso nessun altra obiezione di sorta. Dunque il tema ‘scontro’ va archiviato, perché non esiste. I singoli soggetti valutano se sottoscrivere o no il protocollo. Sui Comuni bisogna però fare attenzione, in quanto, quelli capofila, non agiscono come singole amministrazioni. Il Comune di Perugia, agendo come capofila, avrebbe dovuto convocare una riunione di zona, sottoporre eventualmente a tutti i sindaci della zona sociale il protocollo e quindi valutarne il contenuto. Si tratta di un progetto per collaborare alla diffusione di una cultura che dovrebbe essere patrimonio dell’umanità. Compito di tutte le istituzioni dovrebbe essere quello di lottare contro le discriminazioni, contro la violazione dei diritti fondamentali, contro le minacce e l’abuso fatto in nome dell’orientamento sessuale. Rispetto al nostro protocollo, nella struttura tecnica, nel gennaio del 2018 il Ministero degli Interni aveva già dato il nulla osta. Abbiamo anche recepito osservazioni che il precedente Prefetto aveva trasmesso all’Amministrazione regionale. Se poi il tema è politico, è legittimo, ma siamo su un altro terreno e non è quello del protocollo. Il protocollo viene attuato dai soggetti che lo hanno sottoscritto: i Comuni, l’Università per gli stranieri, le Aziende sanitarie. Chi decide realmente sui progetti formativi all’interno delle scuole sono i dirigenti scolastici nella loro autonomia e gli organi di governo della scuola. Gli studenti sono tali non solo dentro le istituzioni scolastiche, ma rimangono ragazzi anche quando escono da scuola. Quindi si tratta di un protocollo operativo con tutti i Comuni ed i soggetti che lo hanno voluto sottoscrivere e che lo attueranno. Sarà un protocollo pioneristico. A me bastano i ringraziamenti giunti dai genitori di molti ragazzi. Il Prefetto ha risposto che soprassedeva alla firma. Non esiste dunque diffida o illegittimità. Lascio ad altri la propaganda politica. Tra l’altro la presidenza di questa Assemblea è stata interessata dalla questione e nella risposta del titolare dell’Ufficio contro le discriminazioni viene definito legittimo il protocollo in questione”.
Nella replica, De Vincenzi ha sottolineato che “come spesso capita, quando i temi si fanno un po’ complicati, la presidente glissa e fa finta di niente. Non è questo il modo di trattare gli umbri e tanti genitori e famiglie rispetto a questo tema. Ricordo che nello scorso gennaio presentai una interrogazione in cui rimarcai la necessità di garantire pluralismo della rappresentanza delle associazioni all’interno del protocollo in questione e dell’osservatorio e lei, presidente Marini, confermò la necessità del rispetto del pluralismo. La verità è che si è voluto dare corso ad un nuovo protocollo senza tenere conto di un altro già in essere del 2014, sugli stessi temi”. AS/
