QUESTION TIME (1): “NEGATIVI LIBRI CON TEORIA GENDER NELLE SCUOLE” - DE VINCENZI (RP) INTERROGA L'ASSESSORE CECCHINI: “LIBRI SCELTI DA COMMISSIONE NAZIONALE, TEORIA GENDER NON ESISTE”

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22 Set 2015 01:00

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(Acs) Perugia, 22 settembre 2015 - “La Giunta regionale spieghi se nel percorso di predisposizione e attuazione del progetto di avviamento alla lettura 'In vitro' sono state coinvolte anche le associazioni dei genitori, per concordarne e condividerne obiettivi e finalità educative. L'Esecutivo chiarisca anche come intende rispondere alle segnalazioni negative dei genitori sui libricini contenenti riferimenti alla 'teoria gender'”. Lo ha chiesto, illustrando in Aula la propria interrogazione a risposta immediata, il consigliere regionale Sergio De Vincenzi (Ricci presidente). Il consigliere di opposizione ha spiegato che “nel 2012 è stato avviato questo progetto, rivolto ai bambini tra sei mesi e sei anni, mirato a distribuire libri in una serie di realtà, compresi i pediatri di base, le scuole, i nidi e anche scuole dell’infanzia. All’interno di questi kit sono stati rinvenuti da diversi genitori alcuni libri (in particolare 'Il libro delle famiglie' e 'Il piccolo uovo') in cui i genitori hanno ravvisato, segnalando anche ai Garanti per l’infanzia nazionale e regionale, contenuti che tendono a diffondere la teoria del Gender, che parte dal presupposto che non esiste il sesso di fatto biologico, ma poi esiste il sesso che si sceglie nella vita”.

L'assessore Fernanda Cecchini ha risposto spiegando che “il progetto 'In Vitro' è stato promosso dall’associazione nazionale pediatri, dall’associazione nazionale biblioteche e dal centro per la salute del bambino. Anche l'Umbria ha aderito, seguendo gli indirizzi europei sull'incremento del numero di persone abituate a leggere: nella nostra regione solo il 39 per cento della popolazione legge almeno un libro all'anno. I libri sono stati selezionati da una commissione nazionale composti da esperti di libri per l'infanzia. Peraltro in Umbria come in Italia non esistono associazioni rappresentative di genitori che abbiano ricevuto un mandato a parlare per conto di una pluralità di soggetti portatori di idee, di opinioni e di interessi. Il coinvolgimento delle famiglie è dunque legato agli strumenti normativi presenti e ai soggetti riconosciuti presenti sul territorio (rappresentanti di una singola classe, di un istituto o di un territorio). Agli uffici che hanno seguito il progetto non sono arrivate valutazioni negative, sono invece giunti apprezzamenti sia da parte dell’associazione dei Comuni, ma anche da parte dei distretti sanitari, dei territori, e da parte del ministero. In merito al kit in oggetto dell’interrogazione, quindi al libro, è stato distribuito da pediatri di libera scelta alle famiglie ed è un kit contenente due libri uno direttamente rivolto al bambino senza la mediazione genitoriale, l’altro appositamente destinato a genitori in quanto contenente elementi di maggiore complessità, la commissione di esperti ha inteso coinvolgere ancora di più l’educatore rispettando il ruolo di mediazione, qualora il genitore ritenga che fosse inopportuno il contenuto del testo sarebbe ovviamente libero di non leggerlo, di non mostrarlo al bambino o di fornire una propria interpretazione personale. Il ministro della Scuola mi pare l’abbia definito la teoria gender una truffa culturale: esistono studi scientifici che hanno contribuito in modo significativo alla conoscenza di tematiche di grande rilievo e alla riduzione a livello individuale e sociale dei pregiudizi e delle discriminazioni basate sul genere o sull’orientamento sessuale”.

Il consigliere De Vincenzi ha replicato dichiarandosi “assolutamente insoddisfatto per la risposta e basìto per la contestazione dell'esistenza della teoria del gender. Questi libri vengono dati alle scuole, dove alcuni narratori liberi e volontari, forse pagati dalla Regione, vanno a leggere questi testi. Questo vuol dire che mettiamo in mano dei libri, e quindi una narrazione, a bambini che non hanno ancora la percezione di una famiglia fatta in un certo modo piuttosto che in un altro, e soprattutto gli elementi per valutare differenze di realtà che investono noi adulti. Il diritto e dovere all'educazione spetta ai genitori e ci sono molte famiglie che da molti anni collaborano che con la Regione Umbria. Vi invito a tenerne conto”. MP/

Ultimo aggiornamento: 22/09/2015