QT 5 – “Accordo integrativo e organizzazione dei medici di medicina generale nelle Case di comunità”
Interrogazione di Romizi e Pernazza (FI), la presidente Proietti risponde: “Adesione su base volontaria e parametri stabiliti dall’Accordo nazionale. Solo un sindacato non ha firmato”
30 Lug 2026 14:46
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(Acs) Perugia, 30 luglio 2026 – L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha discusso oggi l’interrogazione a risposta immediata “Accordo integrativo regionale per la medicina generale 2026 e organizzazione dei medici nelle Case di comunità”, presentata dai consiglieri regionali Andrea Romizi e Laura Pernazza (FI).
Illustrando l’atto ispettivo in Aula, Romizi ha spiegato che l’atto ispettivo chiede in particolare alla Giunta “quali sono concretamente i criteri con cui saranno organizzati i turni di servizio e l’assegnazione del personale nelle Case di comunità relativamente all’impiego dei medici di medicina generale in base all’Accordo integrativo regionale per la medicina generale 2026; quali garanzie sono previste per assicurare il principio di volontarietà dei medici; se è previsto un confronto con tutte le organizzazioni sindacali e con tutti i rappresentanti delle categorie per condividere le modalità di attuazione dell'Accordo. Nelle ultime settimane – ha rilevato - è emersa una forte preoccupazione tra i medici di medicina generale umbri in merito alle modalità applicative dell'Accordo. In particolare i medici esprimono preoccupazione poiché dovrebbero prestare diverse ore settimanali di attività presso le Case di comunità, con una conseguente riduzione del tempo dedicato all'attività ambulatoriale dei propri assistiti. Permangono ancora significative incertezze sulle concrete modalità organizzative e non risultano ancora definiti i criteri di organizzazione dei turni dei medici di medicina generale destinati alle Case di comunità. Non sono state rese note le modalità di funzionamento delle strutture, né l'organizzazione interna delle attività e dei servizi che vi saranno erogati. Permane inoltre il timore, da parte dei medici, che il loro impiego nelle Case di comunità possa avvenire senza un adeguato coinvolgimento e senza una reale possibilità di scelta da parte dei professionisti interessati. Il successo delle Case di comunità dipende da una programmazione chiara, condivisa e sostenibile, capace di garantire sia l'efficienza del nuovo modello organizzativo sia la tutela dell'assistenza territoriale assicurata dagli ambulatori dei medici di medicina generale. L'assenza di indicazioni operative genera disorientamento tra gli operatori sanitari e disagi per i cittadini”.
La presidente Proietti ha risposto: “L’Accordo nazionale e quello regionale che ne discende disciplinano l’impegno dei medici nelle case di Comunità. L’Accordo regionale specifica che l’adesione è su base volontaria e i professionisti che non aderiscono continuano a svolgere la propria attività nelle consuete modalità, salvo l’obbligo di garantire la continuità assistenziale per sei ore, dalle 8 alle 20, come previsto dall’Accordo nazionale. L’Accordo regionale è stato siglato dalla maggioranza ampiamente rappresentativa delle associazioni dei medici di medicina generale. Solo la Smi Umbria non ha firmato l’accordo regionale, ma potrà farlo in qualsiasi momento potendo così partecipare ai Tavoli e alle Commissioni tecniche di attuazione dell’accordo”.
Andrea Romizi ha replicato che, “Tra i professionisti della sanità permangono dubbi sull’attuazione e sui contenuti dell’Accordo regionale. Serve un confronto costante tra Regione e organizzazioni sindacali dei professionisti. Va anche affrontata la criticità legata alla continuità assistenziale, che viene remunerata in maniera diversa e inferiore rispetto all’attività nelle Case di comunità. Diverse Regioni hanno attivato strumenti per valorizzare i professionisti che garantiscono la continuità assistenziale ed anche l’Umbria dovrebbe seguire questa strada”. MP/
