“Promozione della preservazione della fertilità e accesso alla crioconservazione degli ovociti (social freezing) nel servizio sanitario regionale”
L’Aula di Palazzo Cesaroni approva a maggioranza la mozione di Sarah Bistocchi (Pd)
24 Set 2026 17:38
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(Acs) Perugia, 24 settembre 2026 – L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato a maggioranza (12 sì – 4 astensioni) l’atto di indirizzo della consigliera Sarah Bistocchi (Pd) relativo alla “promozione della preservazione della fertilità e accesso alla crioconservazione degli ovociti (social freezing) nel servizio sanitario regionale dell’Umbria”. La proposta di rinviare l’atto in Commissione, avanzata da Eleonora Pace (FdI), è stata respinta dalla proponente perché “le questioni tecniche e organizzative non competono a questo atto di indirizzo. L’auspicio di una norma nazionale sulla materia è condivisibile ed è infatti prevista nel dispositivo della mozione”.
Prima del voto, Bistocchi ha spiegato che “l’Umbria presenta una situazione demografica particolarmente critica: nel 2025 si è registrato il minimo storico delle nascite, con 4.432 nati, mentre il numero medio di figli per donna è risultato pari a 1,11, al di sotto della media nazionale. L'età media al parto è in linea con quella nazionale e si assesta a 32,6 anni. La diminuzione delle nascite è legata a molteplici fattori, tra i quali il rinvio della maternità verso età nelle quali la fertilità biologica risulta progressivamente ridotta. La scelta di avere figli deve essere sostenuta attraverso politiche complessive che intervengano sulle condizioni economiche, lavorative, abitative e sociali delle persone e delle famiglie, senza trasformare la maternità in un obbligo sociale né attribuire alle singole donne la responsabilità della crisi demografica. Non possiamo ignorare il dibattito sul congelamento degli ovuli. I costi, per finalità non mediche, sono elevati (3-5mila euro per ciclo) e sono a carico della donna. A questi si aggiungono quelli dei farmaci e della conservazione degli ovociti. L’elevato costo determina una discriminazione nella procedura di accesso, rendendola maggiormente disponibile per le donne con più capacità economica e creando una diseguaglianza sociale che vogliamo superare”.
La mozione impegna la Giunta di Palazzo Donini a “verificare la possibilità di prevedere, nell'ambito delle competenze regionali, forme di sostegno economico per la crioconservazione degli ovociti a scopo precauzionale, individuando criteri di accesso basati su età, appropriatezza clinica e condizioni economiche, anche attraverso strumenti di compartecipazione differenziata sulla base dell'Isee. Rafforzare il ruolo del Centro PMA di Pantalla quale polo regionale di riferimento per la preservazione della fertilità, verificando il fabbisogno di personale, tecnologie, spazi e risorse necessari a garantire tempi di accesso adeguati e standard qualitativi elevati. Sostenere, nelle sedi istituzionali nazionali, l'introduzione di una disciplina uniforme della preservazione della fertilità e del social freezing, affinché non siano le condizioni economiche o la regione di residenza a determinare la possibilità di accedere a tale opportunità. Valutare, nell'ambito della programmazione regionale delle politiche per la natalità, misure integrate di sostegno alla genitorialità, comprendenti servizi per l'infanzia, conciliazione tra vita e lavoro, sostegno all'abitazione, contrasto alla precarietà lavorativa e accesso ai servizi sanitari per la salute riproduttiva, riconoscendo che il contrasto alla denatalità non può essere affidato esclusivamente alle tecniche di procreazione medicalmente assistita o alla preservazione della fertilità” (Qui il testo completo della mozione https://acta.alumbria.it/details/18629).
INTERVENTI
Eleonora Pace (FdI): “Trovo riduttivo affrontare un tema così importante ed appassionante in pochi minuti. Ho letto bene la mozione. Ci sono delle riflessioni sul superamento della diseguaglianza sociale che andrebbero approfondite. Nella scorsa Legislatura approfondimmo, in Terza commissione, la tematica dell’estensione dell’età per la procreazione medicalmente assistita. Fu un lavoro importante e utile, che probabilmente andrebbe replicato su questo tema. La priorità, in realtà, sarebbe una norma nazionale che fornisca possibilità omogenee in tutte le Regioni. Andrebbe poi specificato il perimetro dell’intervento, l’età minima e massima per fare questa scelta. Inoltre, la conservazione prevede procedure tracciate e certificate, per evitare scambi e drammi familiari. Servirebbe inoltre la riconferma annuale della volontà. Andrebbe regolamentato il caso del decesso della donna o l’eventuale eliminazione degli ovociti. Si tratta di aspetti che hanno una ricaduta, anche economica, sulla sanità regionale. Auspico quindi che vengano svolti i dovuti approfondimenti, tecnici e organizzativi, nell’ambito della Commissione”.
Laura Pernazza (FI): “La volontà di mettere una bandiera su certi temi sembra prevalere su quella di affrontarli con una discussione allargata in Commissione. Prevedere sostegni economici senza prima averne quantificato e approfondito la fattibilità rischia di renderli non attuabili. Esiste un elenco interminabile di mozioni, che è stato fornito al Comitato di garanzia, di cui andremo a verificare l’attuazione. La mozione è nella teoria molto interessante ma senza elementi pratici e concreti, anche sui costi, non si può valutare se sia questa la forma migliore di sostegno alla natalità. Se l’obiettivo è incrementare la natalità non è la crioconservazione il primo strumento che mi viene in mente. Ci asterremo sul voto”.
Fabrizio Ricci (Avs): “Voteremo questo atto, che fornisce un indirizzo e non specifica modalità attuative. Le donne in Italia rinviano la scelta di fare un figlio per non rinunciare al lavoro, alla carriera, all’autonomia economica. Servono sicuramente asili nido e servizi per l’infanzia, conciliazione tra vita e lavoro e contrasto alla precarietà, congedi parentali e welfare di sostegno. Il social freezing per motivi non medici esiste ma ha costi elevati ed è interamente a carico della donna. In questo modo una scelta che riguarda la salute riproduttiva dipende dal reddito. Una diseguaglianza che la mozione vuole ridurre oltre ad auspicare una normativa nazionale che renda omogenee queste misure. In Italia oggi, a causa della legge 40/2004, una donna single può congelare gli ovociti ma non utilizzarli se non è sposata o convivente. Anche questo sarà un elemento su cui intervenire, per garantire l’accesso al social freezing anche alle single e alle coppie di donne”.
Eleonora Pace (FdI): “Rischiamo di creare una aspettativa infondata nei cittadini. Approvando questo atto, con maglie così larghe, senza avere la minima idea del se e quando sarà percorribile questo percorso, non mi convince. La mozione andava verificata prima ancora di protocollarla, doveva essere approfondita in Commissione prima che in Aula, per giungere in Assemblea con previsioni e impegni effettivamente realizzabili. Ci asterremo”. MP/
