POLITICA: “NON POSSO CHE CRITICARE FORTEMENTE LA VENDITA DELL'EX-OSPEDALE DI GUBBIO” - GORACCI (COMUNISTA UMBRO): “SULL'ARGOMENTO QUATTRO MIE INTERROGAZIONI, L'ULTIMA LO SCORSO 13 DICEMBRE”
28 Dic 2012 00:00
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(Acs) Perugia, 28 dicembre 2012 – Il consigliere regionale Orfeo Goracci (gruppo consiliare Comunista umbro) interviene sulle ultime notizie di stampa riferentisi alla vendita dell'immobile ex-ospedale di Gubbio: “Leggo sui giornali dichiarazioni entusiastiche di sindaco e assessore anti-sindaco del Comune di Gubbio in merito all'idea di poter vendere l'ex ospedale sito in Piazza Quaranta Martiri. Su quale sia la sintonia degli amministratori del Comune di Gubbio con l'umore dei cittadini è cosa nota in tutta l'Umbria – sostiene Goracci - e ne sa qualcosa lo stesso PD. La cosa grave, che mi sconcerta e che non posso tacere è l'atteggiamento della Regione nei confronti di un consigliere regionale, per di più di maggioranza, che ha più volte posto il problema con quattro interrogazioni, l'ultima delle quali risalente allo scorso 13 dicembre 2012”.
“Il progetto 'Civitas' originale – spiega Goracci - era tutta un'altra cosa. Prevedeva che il 70 per cento dell'immobile rimanesse di proprietà pubblica e solo il 30 per cento sarebbe stato destinato ai privati (e per questo io, allora sindaco di Gubbio, venivo definito da chi ora governa 'svenditore' di un patrimonio cittadino). Che fine hanno fatto i sei milioni e mezzo di euro che la Regione aveva assegnato al Comune di Gubbio nel bando PUC2?
Mi dispiace per la presidente Marini, l' assessore Tomassoni, il direttore Duca e il direttore Casciarri, che hanno ricevuto encomi solenni, ma da parte mia non possono che avere una forte e motivata critica. Per quello che posso e per quello che conto, non avallerò mai l'idea che l'istituzione nella quale opero divenga un'agenzia immobiliare, per di più di secondo livello, ovvero a servizio del Comune di Gubbio.
“Il 2012 si chiude proprio male – conclude - e il 2013 si presenta con mancanza di rispetto istituzionale e tante criticità, come le gravi tematiche ambientali (rifiuti/incenerimento, attivazione di impianti a biogas e biomasse, realizzazione del gasdotto), e poi un impegno non adeguato sul lavoro ed a difesa dei lavoratori precari in particolare. Per chi continua a chiamarsi e a professarsi comunista, alcune scelte non sono compatibili con tali idee, di sicuro non lo è l'appoggio ed il sostegno, da parte delle istituzioni, a vantaggio dei 'pochi' e a discapito dei 'molti'”. RED/PG
