POLITICA: “IL GRANDE BLUFF DELLA RAZIONALIZZAZIONE SULLE PARTECIPATE UMBRE” – NOTA DI LIBERATI E CARBONARI (M5S) “CHIESTE AUDIZIONI IN COMITATO MONITORAGGIO”
I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari, tornano sulla situazione delle partecipate umbre e denunciamo il “grande bluff della loro razionalizzazione”. Per Liberati e Carbonari serve una “battaglia di trasparenza” e per questo hanno “chiesto al presidente del Comitato per il monitoraggio e la vigilanza di convocare in audizione gli amministratori e i revisori di ciascun ente partecipato, così da poter finalmente avere un quadro aggiornato e completo in questo intricato universo parallelo alla Regione”.
13 Gen 2017 13:45
5 minuti, 50 secondi
(Acs) Perugia, 13 gennaio 2017 – “Abbiamo chiesto al presidente del Comitato per il monitoraggio e la vigilanza sull’amministrazione regionale, Raffaele Nevi, di convocare in audizione gli amministratori e i revisori di ciascun ente partecipato dalla Regione Umbria, così da poter finalmente avere un quadro aggiornato e completo in questo intricato universo parallelo alla Regione”. È quanto dichiarano i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari, secondo i quali “serve una battaglia di trasparenza sul grande bluff della razionalizzazione delle partecipate della Regione Umbria visto che questi enti e società formano una enorme tela di Penelope, continuamente smontata e rimontata, che comprende una decina di enti, 31 partecipazioni indirette attraverso Sviluppumbria (di cui 5 non dichiarate nel Piano di razionalizzazione) e 16 partecipazioni indirette attraverso Umbria TPL e Mobilità (di cui 3 non dichiarate nel Piano di razionalizzazione)”.
Per Liberati e Carbonari “la recente relazione della Corte dei Conti del 30 dicembre 2016 sulle partecipate regionali mostra un quadro completamente differente dalla semplificazione e razionalizzazione che la Regione sostiene da due anni di portare avanti. Peraltro non per scelta autonoma di risparmio, ma in forza di numerose leggi statali che lo impongono. Per questo, nell’attesa di un intervento veramente risolutivo da parte della Giunta, semplicemente seguendo le prescrizioni di legge e i bei propositi che si era prefissa nei documenti di programmazione, riteniamo indispensabile che l’Assemblea legislativa svolga un ruolo attivo di indirizzo verso le società ed enti stessi e di garanzia di trasparenza, facendo da tramite tra l’amministrazione regionale e i cittadini, che sono i veri proprietari di queste partecipate”.
“Da quando siamo stati eletti in Assemblea legislativa – continuano i consiglieri pentastellati - abbiamo dedicato un’attenzione particolare all’intricato e spesso oscuro universo degli enti e delle società partecipate dalla Regione Umbria. In questo campo, le criticità possono essere molteplici, tutte a danno dei cittadini. Spesso queste partecipate svolgono un’attività economica del tutto priva di interesse pubblico e slegata dalle funzioni tipiche che l’Ente territoriale o locale dovrebbe svolgere. Abbiamo già sollevato il caso dell’Agenzia Vivaistica Regionale UmbraFlor, il quale svolge quasi totalmente un’attività commerciale. Queste società ed enti partecipati umbre fungono poi spesso da parcheggio per tanti ex politici legati al PD umbro, un welfare occulto in attesa della pensione, a prescindere dai loro curricula. Questi vengono inseriti tra gli amministratori oppure come nominati consulenti esterni senza concorso. Oltre allo stesso caso di UmbraFlor (guidata da Sandro Vitali ex sindaco di Spello per il centro sinistra), abbiamo anche sollevato l’esempio di AFOR guidata da Giuliano Nalli (ex sindaco di Trevi per 10 anni con il PD) e tra i cui consulenti esterni giuridici, 2 su 3 sono avvocati che sono o erano al vertice del Partito Democratico dell’Umbria (Giuseppe Rosichetti, co-fondatore con Giuliano Nalli del circolo PD di Trevi nel 2008, e Katiuscia Papi, ex consigliera comunale a Deruta dal 2012, membro anch’essa della segreteria regionale del Partito democratico, di recente dimessa dalla carica). Umbria Digitale anche ha come amministratore unico Stefano Bigaroni, sindaco di Narni dal 2002 al 2012, ovviamente del Partito Democratico. Infine pochi mesi fa Alessia Dorillo, anch’essa membro della segreteria regionale del PD umbro (e prima tra i non eletti in Consiglio regionale) è stata fulmineamente nominata Presidente della partecipata di vari comuni umbri Trasimeno Servizi Ambientali, pur non avendo nel suo curriculum alcuna esperienza nel settore dei rifiuti”.
“Varie tra le società partecipate della Regione – proseguono Liberati e Carbonari - registrano grandi perdite. Perdite che ricadono sui cittadini sia in termini di maggiori tasse, sia in termini di minori servizi pubblici. Il caso più eclatante è Umbria Mobilità, sul quale abbiamo anche presentato un esposto. Ma a questo se ne aggiungono altri come il Fondo Monteluce (le cui quote della Regione e Università hanno perso il 95 per cento circa del loro valore e ora varie partecipate della Regione dovranno comprare immobili del Fondo per salvarlo dal default con le banche) e il Consorzio TNS (anch’esso salvato mediante l’acquisto di immobili per 7,5milioni dalla Regione lo scorso anno). Vi è infine la sistematica mancanza di trasparenza, salvo alcune meritevoli eccezioni, nella rendicontazione e gestione degli enti e società partecipate dalla Regione, che la normativa nazionale da anni cerca di contrastare, imponendo ad esempio obbligo di bilancio consolidato, sistema di controlli preventivi e successivi trasparenti, verifica dei crediti e debiti residui, pubblicazione aggiornata degli schemi societari di partecipazione, e così via”.
“Dopo un anno e mezzo dal nostro insediamento, ricordiamo una delle tante dichiarazioni, poi smentite dai fatti, della Presidente della Giunta Catiuscia Marini, la quale ad agosto 2015 rispondeva stizzita a dubbi sollevati sulla salute delle partecipate affermando che 'le partecipate della Regione hanno i conti in equilibrio' e 'al contrario da parte della Regione c’è stata una forte azione di risanamento'. Viene da chiedersi a quale Regione facesse riferimento. La Corte dei Conti nella relazione di qualche giorno fa, infatti, osserva che 'l’opzione per il mantenimento delle società non è sempre corroborata da considerazioni sulla indispensabilità della partecipazione, né da un’analisi dei costi attuali e potenziali con riferimento alle diverse scelte gestionali-operative possibili', che 'il Piano non tiene conto delle partecipazioni indirette detenute tramite Sviluppumbria e Umbria TPL e Mobilità' (che la Corte ha dovuto scoprire e ricostruire autonomamente mediante proprie ricerche e indagini), 'assenza di informazioni circa la presenza di soli amministratori o amministratori in numero superiore ai dipendenti', 'omessa verifica della congruità di eventuali finanziamenti alla società partecipate e del raggiungimento dei risultati cui gli stessi erano stati erogati', 'assenza dell’analisi economico-finanziaria delle società partecipate, come anche dei risultati misurabili', 'omessa evidenziazione dei rapporti di debito e credito con le partecipate', la 'relazione sui risultati conseguiti non dà conto della tempistica delle procedure di liquidazione in corso' (che durano da anni ormai) e dalla mancata presenza dalla banca dati 'Partecipazioni PA' del MEF delle partecipazioni indirette”.
Per Liberati e Carbonari “queste parole lapidarie e incontrovertibili, che si aggiungono ai tantissimi rilievi che la Corte dei Conti ha sollevato anche in occasione dell’ultimo giudizio di parificazione, smentiscono la verità alternativa della presidente Marini, che auto-celebra sempre e comunque il proprio operato e nega anche la realtà più evidente, fatta di enormi perdite, inefficienze e soldi pubblici impiegati a coprire tanti errori del passato, a partire dalla Giunta Lorenzetti. Una Presidente che appare tanto solerte ad intervenire quando vuole, come lenta e inconcludente quando si tratta di tagliare dove serve e razionalizzare veramente questo ginepraio opaco e inefficiente, nel quale alcune società ed enti costano alla collettività senza dare occupazione (salvo pochi fortunati ex politici), senza produrre servizi per i cittadini e senza creare esternalità positive. L'operazione di trasparenza e consapevolezza che intendiamo fare con il Comitato di vigilanza serve non soltanto ad individuare dove si annidano le inefficienze e la malagestione (individuando le singole responsabilità del passato o presenti), ma anche a riconoscere i giusti meriti ai numerosi amministratori, dirigenti e revisori delle partecipate della Regione Umbria che svolgono il proprio lavoro con serietà, onestà, competenza, e che non meritano di essere associati ad alcuni loro colleghi che da anni mantengono inspiegabilmente il proprio posto, nonostante la distruzione di risorse pubbliche. Le generalizzazioni sono figlie dell’ignoranza. La confusione e la complessità vanno spesso a beneficio proprio di chi ha svolto meno bene il proprio lavoro. Questa battaglia di trasparenza -concludono - è ancora lontana dall’essere vinta, ma insisteremo sempre con tenacia nel portarla avanti”. RED/dmb
