(Acs) Perugia, 8 marzo 2016 - “L’assessore Pd del Comune di Trevi, Stefania Moccoli, da dieci anni lavora de facto alla Regione Umbria, in virtù di reiterati incarichi di consulenza esterna, secondo la prassi che vede tali collaborazioni trasformarsi 'de facto' in contratti di lavoro subordinato lautamente pagati dai contribuenti con soldi pubblici, senza però che le persone incaricate abbiano superato alcun concorso pubblico ed abbiano quella comprovata professionalità ed esperienza, che la Costituzione e le normative vigenti tanto a livello nazionale che regionale impongono”: lo afferma Maria Grazia Carbonari (M5s), annunciando una segnalazione alle autorità competenti per appurare eventuali violazioni di legge e una interrogazione in Aula.
“Quello della Moccoli - continua Carbonari - è un caso emblematico, e non isolato, di una situazione paradossale nella quale la legge viene spesso forzata nella lettera, per garantire rilevanti somme a persone che, guarda caso, in molti casi hanno strettissimi collegamenti con il Pd umbro, ma il cui curriculum di studi e professionale, appare del tutto alieno agli incarichi che vengono loro affidati. Stefania Moccoli infatti da circa dieci anni lavora di fatto per la Regione, senza aver superato alcun concorso pubblico, in virtù di una selezione per vari progetti di collaborazione esterna, selezione operata sempre con la semplice valutazione dei curricula pervenuti”.
“E vale proprio la pena di leggerlo - aggiunge la Carbonari - il curriculum vitae della Moccoli, così ognuno potrà farsi una propria idea sulle sue esperienze formative e lavorative precedenti. Un po’ poco per apportare consulenza specialistica su progetti come il Progetto strategico settore informatico (dal 20 aprile 2006 al 31 dicembre 2007), Progetti ministero della Salute (1 aprile 2008-31 dicembre 2009), Supporto attività comunicazione della Direzione Sanità (1 febbraio 2010-31 dicembre 2012) e Attività di supporto giuridico amministrativo (1 agosto 2013 al 31 dicembre 2015). Senza voler mettere in dubbio la competenza e capacità della Moccoli, lungi dall'arrecarle ogni offesa, penso sia palese che ci sono migliaia di persone che hanno un curriculum oggettivamente migliore e non si evince alcuna specializzazione tale da porla in una posizione di rarità od unicità rispetto alla stragrande maggioranza dei dipendenti della Regione Umbria, tutti assunti per concorso pubblico. Fatto sta che la Moccoli, nell’arco di 116 mesi, ha percepito lauti compensi dalla Regione Umbria, cioè da tutti noi, per 105 mensilità, come risulta dalla documentazione”.
“Aldilà dell’eventuale danno erariale che le autorità possano riscontrare - continua Carbonari - l’aspetto che più rattrista è la feroce stortura che tali pratiche provocano all’interno del mercato del lavoro. E’ triste infatti vedere che nell’attuale disperata situazione occupazionale ogni concorso pubblico diventa un 'mercato della vacche', con migliaia di persone preparate e disoccupate che competono per una manciata di posti di lavoro pubblici poco retribuiti, quando alcune persone, con curricula ricchi solo dal punto di vista della militanza politica nel Pd, ricevono compensi molto consistenti, pagati con le tasse di tutti noi, senza concorso, grazie alla corsia preferenziale di una normativa nata con determinate funzioni e snaturata per renderla un 'incarichificio' a beneficio di pochissimi. Un esempio fra tutti quello di un concorso indetto dalla Regione Umbria che per 94 posti a tempo determinato ha ricevuto oltre 20mila domande”.
“Grazie alle segnalazioni dei cittadini e all’intervento auspicato delle autorità competenti - conclude - spero che presto si tornerà ad una situazione di legalità, come auspicato dalla stessa Corte dei Conti nella 'Relazione allegata alla decisione di parifica del rendiconto generale della Regione Umbria per l’esercizio finanziario 2014' (pagina 44 e seguenti), una situazione in cui sarà il merito a determinare le reali opportunità di ciascuno. Un sistema dove la legge verrà rispettata e non forzata come un elastico per trasformarla in quello che non è. Lo dobbiamo ai tanti disoccupati, competenti, preparati e mortificati ogni giorno da un sistema autoreferenziale che dà loro solo briciole, garantendo a chi ne fa parte un trattamento oggettivamente molto ricco, ben pagato dalle tasche di tutti noi”. RED/pg