(Acs) Perugia, 30 luglio 2026 – L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato a maggioranza, astenute le opposizioni, il Piano regionale integrato per la non autosufficienza (Prina 2025-27), il documento attraverso cui la Regione Umbria recepisce gli indirizzi del Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-27, definisce gli obiettivi regionali e individua le modalità di impiego delle risorse nazionali assegnate, che ammontano a quasi 56 milioni di euro per il triennio.
L’obiettivo del nuovo Prina, come emerso in Terza commissione, è rafforzare l'integrazione tra servizi sociali e sanitari e garantire una risposta sempre più coordinata ai bisogni delle persone anziane non autosufficienti, delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Un nuovo Coordinamento regionale, istituito presso la direzione Salute e Welfare, sarà lo strumento di governance e confronto, che garantirà il raccordo tra i diversi soggetti coinvolti, valorizzando il contributo dei territori e delle realtà che operano quotidianamente nell’assistenza e nella presa in carico delle persone più fragili. Il Coordinamento regionale garantirà in questa prima fase la co-programmazione del nuovo Prina 2025-2027, garantendo costantemente la qualità della programmazione, l'uniforme attuazione del Piano sull'intero territorio regionale e il miglioramento continuo del sistema integrato degli interventi e dei servizi rivolti alle persone non autosufficienti. Viene prevista la consultazione delle organizzazioni sindacali che si articolerà in incontri di approfondimento singoli e in seduta plenaria con federazioni e associazioni rappresentative a livello regionale delle persone anziane non autosufficienti, delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
Il relatore di maggioranza, Luca Simonetti (presidente della Terza commissione) ha evidenziato che “una riforma si misura anche dalla capacità di produrre cambiamenti concreti nella vita delle persone. Sarebbe importante inviare un segnale di unità, approvando insieme un testo importante che fornisce risposte alle associazioni e ai familiari delle persone con disabilità. Il Progetto di vita, la valutazione multidimensionale e una diversa concezione della presa in carico, la rete territoriale, il nuovo Piano socio sanitario vengono resi coerenti dal Prina, che li traduce nella programmazione regionale. Il confronto e i tavoli con le associazioni sono sempre aperti, anche grazie alla consigliera Tagliaferri, che come presidente dell’Osservatorio sta dimostrando una grande capacità di mediazione. I lavori per la predisposizione del Piano si sono concentrati in poche settimane a causa delle tempistiche nazionali e del ritardo nell’approvazione del decreto. La Regione ha comunque anticipato risorse proprie per garantire la continuità dei servizi, evitando l’interruzione degli interventi. Il Fondo nazionale assegna all’Umbria quasi 56 milioni per il triennio. Un incremento di circa 11 milioni rispetto alla precedente programmazione. A queste risorse la Regione ha aggiunto circa 33 milioni, tra fondi regionali e Fondo sociale europeo plus. Risorse per la domiciliarità, la vita indipendente, la cura e l’autonomia, il sostegno ai caregiver e l’integrazione socio sanitaria. Dalle associazioni arriva la richiesta del monitoraggio delle prestazioni e che si renda conto delle azioni prodotte”.
Per Eleonora Pace (FdI), relatore di minoranza, “il nuovo Prina arriva quando a livello nazionale esiste un disegno chiaro, maturo e coerente sulle politiche per la disabilità. Sarebbe stato positivo per avere spazio e tempo per discuterne approfonditamente. Le riforme nazionali hanno rivoluzionato il modo di guardare alla persona. Il Fondo nazionale per la non autosufficienza continua a crescere ogni anno, insieme ai fondi per gli anziani e per i punti unici di accesso. Per troppo tempo la disabilità è stata affrontata in modo frammentario. Oggi c’è una visione comune, con politiche che partono dalla persona e affermano il progetto di vita. Sostegni, servizi e risorse devono andare a sostenere un approccio che non considera solo le patologie ma le aspettative delle persone. All’Umbria sono stati assegnati 11 milioni di euro in più. Un dato importante ottenuto grazie al Governo Meloni. Dobbiamo verificare quali saranno i risultati ottenuti con questi nuovi fondi, misurando gli effetti positivi sulla vita delle persone. È stato spesso affermato che questo Prina è nato attraverso un percorso partecipativo, una partecipazione nata con le scelte della precedente Giunta e con la nomina di Paola Fioroni all’Osservatorio sulla disabilità. Allora le opposizioni gridarono allo scandalo mentre oggi è stato seguito lo stesso metodo. Il Prina 2022/24 vide la Terza Commissione, che presiedevo, lavorare a lungo e confrontarsi con le associazioni, le cui proposte di emendamento vennero accolte. Oggi invece sono trascorsi appena 11 giorni tra l’adozione del Piano da parte della Giunta e il suo arrivo in Commissione. Nel frattempo sarebbero stati svolti incontri partecipativi, su cui non sono stati resi noti dettagli di alcun tipo. Avremmo voluto ascoltare in Commissione le associazioni e i rappresentanti delle famiglie, coloro che avrebbe contribuito a stendere questo atto. Ma ciò non è stato possibile. Verbali e tabelle relativi alle audizioni ci sono stati mandati solo all’ultimo momento. E da essi non risultano contributi e modifiche recepite. Avremmo voluto poter votare questo atto ma non ce la sentiamo di esprimere un voto favorevole sulla fiducia. Per questo, con grande senso di responsabilità, ci asterremo”.
Andrea Romizi (Forza Italia): “Sarebbe stato giusto valorizzare di più questo importante momento di confronto e di dibattito su un tema la cui importanza è da tutti noi riconosciuta. Il Piano mette in evidenza aspetti che apprezziamo. Bene la forte coerenza con il quadro normativo nazionale. Questo raccordo consente di collocare la programmazione regionale all'interno di un quadro istituzionale unitario e favorisce la coerenza nell'utilizzo delle diverse fonti di finanziamento. Un ulteriore elemento di rilievo è rappresentato dalla centralità attribuita all'integrazione socio-sanitaria. Il piano conferma un modello organizzativo basato sulla collaborazione tra sistema sanitario ed il sistema sociale valorizzando strumenti quale il PUA, il piano unico di accesso,
unità di valutazione multidimensionale, il progetto assistenziale individualizzato e il progetto di vita. In questo modo il documento recepisce pienamente l'evoluzione normativa nazionale, orientata al superamento della frammentazione degli interventi e alla costruzione di percorsi personalizzati di presa in carico. Significativa è l'adozione di un approccio centrato sulla persona, la valutazione multidimensionale, la personalizzazione degli interventi che non sono presentati solo come principi generali, ma anche come elementi strutturali per l'intero sistema. Il piano supera una visione prestazionale dell'assistenza orientandosi verso una presa in carico globale dei bisogni della persona e della sua rete familiare. Positiva risulta l'attenzione dedicata al monitoraggio e alla valutazione delle politiche pubbliche, il frequente richiamo agli indicatori, al monitoraggio e alla programmazione basata sulle evidenze e alla clausola valutativa questo rappresenta un elemento di modernità del piano. Accanto a questi aspetti emergono delle criticità su cui abbiamo chiesto anche in commissione rassicurazioni e chiarimenti che potrebbero limitare l’efficacia del piano. Un elemento critico è la prevalenza nella della strutturazione del piano della dimensione organizzativa rispetto a quella orientata agli esiti. Il documento descrive con accuratezza organismi di governance, procedure, strumenti di valutazione, percorsi amministrativi, mentre dedica minore attenzione agli effetti concreti che tali innovazioni dovrebbero produrre sulla qualità della vita delle persone non autosufficienti, delle persone con disabilità, degli anziani. Sarebbe quindi utile esplicitare con chiarezza quale miglioramento il Piano intende conseguire in termini di autonomia, inclusione sociale, riduzione dei ricoveri impropri, sostegno ai caregiver e qualità dell'assistenza. Altra criticità riguarda la limitata presenza dei dati empirici a supporto delle scelte programmatorie. Risultano ancora poco sviluppati i riferimenti quantitativi e bisogni della popolazione umbra all'andamento della non autosufficienza, agli esiti delle precedenti programmazioni e ai risultati della sperimentazione della riforma della disabilità. Il percorso partecipativo, pur presentato come uno degli elementi qualificante della programmazione, appare descritto prevalentemente sotto il profilo formale. Il piano identifica i soggetti coinvolti, ma fornisce poche informazioni sulle modalità di consultazione, sul numero degli incontri realizzati, sulle osservazioni raccolte e sull'effettivo contributo degli stakeholder alla definizione del documento. Bene l'attenzione dedicata ad alcuni temi, ad alcune tematiche che stanno assumendo crescente rilevanza nelle politiche europee e nazionali. Tra queste la prevenzione della fragilità e dell'invecchiamento, le disuguaglianze territoriali tra aree urbane e aree interne, la digitalizzazione dei servizi, la teleassistenza, il telemonitoraggio e tecnologie assistive, la domotica, nonché il ruolo delle innovazioni digitali. Il piano dedica uno spazio relativamente contenuto ai determinanti sociali della non-autosufficienza, quali condizioni economiche, abitazione, mobilità, trasporti e partecipazione alla vita della comunità, fattori che incidono in modo significativo sulla qualità della vita e sull'efficacia degli interventi assistenziali. I dati empirici, indicatori di contesto, effetti attesi, le condizioni di vita delle persone e delle famiglie, aspetti che dovrebbero essere maggiormente approfonditi e documentati. In conclusione mi piace evidenziare come il PRINA 2025-2027 recepisca correttamente la nuova cultura della non autosufficienza”.
Maria Grazia Proietti (Pd): “Oggi approviamo uno strumento importante sostenuto da 56 milioni di euro dal Governo, evento positivo che va visto con soddisfazione,a queste risorse vanno aggiunte quelle della Regione per cui ringrazio la Presidente, la Giunta e l’Assessorato. Il Prina non è soltanto un piano amministrativo, il suo valore si misura non solo a livello finanziario, è una scelta politica e culturale, come una comunità decide di prendersi cura delle persone più fragili, riconoscendo che l’autonomia non è un privilegio, ma un diritto di tutti. L’Umbria è una delle regioni con maggiore indice di vecchiaia, abbiamo una popolazione nostra e assistiamo ad un aumento delle condizioni di fragilità e non autosufficienza. Ma dietro ad ogni dato c’è una persona, un volto, una storia e una famiglia che affronta in silenzio grandi fatiche. La legge 62/2024 ha definito come chiamare le persone, cioè ‘persone con disabilità’, persone che vivono la loro vita. La fragilità non è solo una condizione clinica è il rischio di perdere relazioni, opportunità e quindi difficoltà di scelta. Per questo la risposta non può essere esclusivamente sanitaria, ma anche sociale, umana. C’è un'altra faccia della disabilità, è quella vissuta dalle famiglie. Per chi vive con persone disabili non si sa come va la giornata, se le scelte prese sono le migliori. Una persona deve essere libera di scegliere come vivere la propria vita. Superare una visione della non autosufficienza come semplice somma di prestazione, ma assecondare la persona come un progetto di vita. Il Prina affronta in modo capillare ogni situazione. Introduce informazioni accessibili anche a persone con disabilità intellettiva. Sono scelte che affermano il principio che non deve essere la persona ad adattarsi ai servizi, ma i servizi a dialogare tra loro e offrire il meglio alla persona. È necessario interpretare il concetto di vita indipendente nell’accezione più larga. Pensare di poter fare tutto da soli è un errore. Non possiamo pensare che la vita indipendente sia riservata solo ai giovani o a chi possiede piene capacità funzionali, ma indirizzare la persona verso la situazione più consona. Bene il riconoscimento della figura del caregiver come importante è garantire l’informazione. L’approvazione di questo Piano apre un cammino ed un percorso nella fase attuativa in raccordo con il tavolo della disabilità e dell’osservatorio. La nostra presidente Tagliaferri sta facendo un grande lavoro come del resto ha saputo fare anche la precedente presidente Paola Fioroni. Il mio è un voto favorevole convinto che rappresenta un impegno ad accompagnare l’attuazione del piano. Bisogna continuare ad ascoltare le persone e le famiglie, monitorando costantemente i risultati raggiunti. Una società si misura da come guarda le disabilità. Se il piano offrirà anche una sola possibilità in più per restare nella propria casa ed iniziare il proprio progetto di vita avrà già raggiunto un grandissimo risultato perché aiuterà anche le famiglie a sentirsi meno sole. Bisogna lavorare fortemente per combattere la solitudine delle famiglie dove vivono persone con disabilità. Oggi diamo valore alla nostra Costituzione e ci approcciamo ad un Umbria più giusta e più umana”.
Bianca Maria Tagliaferri (Ud-Pp): “voglio ringraziare tutti coloro che hanno collaborato alla stesura di questo piano. È un lavoro che viene da lontano, per questo ringrazio anche i precedenti presidenti dell’Osservatorio. Questo piano mette insieme le risorse regionali, nazionali ed europee. Va riconosciuto al Governo di aver messo a disposizione fondi importanti. Nella nostra regione è aumentata significativamente la possibilità di aiutare le quasi 3mila persone che ne hanno bisogno. Stiamo parlando di un totale di quasi 56 milioni di euro. Questo piano si dispiega nell’insieme di un quadro normativo complessivo che parte dal 2021, dalla legge 227 e dal suo decreto attuativo del 2024 che riguarda la condizione delle persone con disabilità. Ma anche dalla legge 33 del 2023 e dal suo decreto attuativo che riguarda le persone anziane non autosufficienti. Le risorse cospicue sono arrivate a fine aprile. Nel frattempo la Regione ha sostenuto il cammino del piano 25-27 per garantire la continuità dei servizi. Oggi è il momento conclusivo dopo un anno e mezzo, dal 28 febbraio 2025, un pomeriggio in cui la sala grande del Broletto era piena. In questo anno e mezzo c’è stata una lunga e costante interlocuzione in cui l’osservatorio ha provato a fare la sua parte, con osservazioni quasi tutte accolte. Noi oggi non siamo qui per votare un atto, ma siamo qui soprattutto per assumere una responsabilità verso le persone più fragili della nostra comunità. La disabilità non può essere un peso privato della famiglia. Il Prina conferisce forma a un principio: nessuno deve essere lasciato solo quando perde la propria autonomia, quando la malattia o l’età avanzata rendono difficile la vita quotidiana. In queste situazioni non conta solo l’intervento dei sanitari ma la capacità di una comunità di essere presente. Questo piano mette insieme e rafforza la rete dei servizi, sostiene la domiciliarità, valorizza l’integrazione tra sociale e sanitario, riconosce il ruolo delle famiglie e dei caregiver. Questo piano esprime la realizzazione di un pieno diritto di cittadinanza in una cornice di civiltà”.
Stefania Proietti (presidente Giunta): “questo percorso è nato prima della nostra amministrazione, ringrazio la già presidente Tesei. Lì è cominciato un cambiamento culturale. Anche questo governo, con un ministero dedicato, ha innescato un cambiamento culturale. Oggi ci sembra di non poter tornare indietro. Stiamo parlando di persone che devono stare al centro dell’azione politica. Il piano ‘Umbria per tutti’ mette al centro la fragilità. Dietro c’è uno sforzo economico non scontato. L’anno scorso le risorse del Prina non c’erano. E abbiamo deciso di mettere le poche risorse che avevamo sull’attuazione dei diritti delle persone con disabilità. Risorse necessarie per la non autosufficienza. Ringrazio la Pace per le sue parole. Le capisco, ma i tempi erano stretti. Prima arrivano questi fondi e meglio è. Siamo la terza regione in Italia ad approvare il Prina, dopo Lombardia e Puglia. C’è stata una grande partecipazione, lo dimostra il fatto che non si sono create conflittualità. Grazie all’osservatorio e ai presidenti presenti e passati. Questo è un piano di transizione. L’Umbria anche con la presidente Tesei aveva preso la strada dei progetti di vita indipendente. Oggi finanziamo tutta la lista. Il Prina vale 56 milioni. 33 milioni li investiamo nel triennio 26-28. La somma di queste due risorse fa il doppio del Prina che avevamo nel triennio precedente. È un cammino che avrà degli step semestrali, che possono anche essere previsti per la condivisione in commissione, cosa che non c’è stato il tempo di fare. Il merito è di tutti. Siamo contenti di questo momento e cercheremo di fare sempre di più. Questa volta raddoppiamo e magari in futuro potremo aumentare ancora”.
Donatella Tesei (Lega): “Questo Governo è il primo ad aver istituito un ministro per la disabilità, che ha lottato per avere i fondi indispensabili per affrontare la questione. La Regione Umbria ha ospitato il primo G7 sulla disabilità che ha cambiato il paradigma. Nei cinque anni precedenti è stato fatto un grande lavoro pure in assenza di adeguati finanziamenti. La partecipazione però si doveva e si poteva fare, anche con i tempi stretti. Il Governo ha messo i fondi e la Regione ha fatto la sua parte. Ma quando si devono organizzare lavori d’Aula complessi come quelli di oggi sarebbe meglio prevedere due sedute, consentendo anche lo svolgimento delle audizioni in Commissione. Confermiamo per questo la nostra astensione”. MP/AS/DMB
