“Patti educativi di comunità e comunità educanti”

L'Aula approva il disegno di legge regionale

Data:

10 Set 2026 15:33

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(Acs) Perugia, 10 settembre 2026 – L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato, con 12 voti favorevoli della maggioranza e 8 contrari della minoranza, il disegno di legge “Patti educativi di comunità e comunità educanti” proposto dalla Giunta. L’atto ha l’obiettivo di rafforzare il sistema educativo territoriale attraverso strumenti di collaborazione tra istituzioni scolastiche, Comuni, soggetti del Terzo settore, famiglie e comunità. Il testo si fonda su tre principi cardine: la corresponsabilità educativa, la scuola non è più l’unico luogo dell’apprendimento ma famiglie, associazioni e imprese diventano partner attivi nel percorso di crescita dei giovani; il processo partecipativo, inteso come passaggio dalla semplice erogazione di servizi alla co-progettazione condivisa; il radicamento territoriale che mira a declinare l’educazione in base alle specificità del contesto locale, trasformando il territorio in un laboratorio formativo permanente.

 

Illustrando il testo in Aula, il relatore Fabrizio Ricci (AVS) ha detto che “i Patti educativi possono diventare per l’Umbria un prezioso strumento strutturale per affrontare le disuguaglianze educative e per creare una scuola più aperta e inclusiva, capace di promuovere lo sviluppo sociale e culturale dei territori. Ma anche demografico perché questo può rappresentare uno strumento di contrasto allo spopolamento. Sapendo che migliorare la capacità di accogliere i più fragili significa migliorare la scuola per tutti e tutte. I Patti educativi di comunità sono strumenti di innovazione sociale e pedagogica, che mirano a trasformare l'educazione da un compito esclusivo della scuola a una responsabilità condivisa da tutta la società. Si punta ad un cambio di paradigma passando da un modello puramente scolastico a un sistema di ‘welfare educativo territoriale’ diffuso nel territorio e in grado di creare connessioni tra tutti i soggetti e le istituzioni coinvolte. In particolare, i Patti educativi di comunità sono accordi formali di collaborazione, stipulati tra istituzioni scolastiche, Enti Locali, Enti del Terzo Settore (associazioni, cooperative, volontariato), famiglie, studenti e imprese private, il cui obiettivo è quello di programmare e progettare insieme attività educative, culturali e formative, unendo le risorse e mettendo in comune le competenze di tutti.  Le Comunità educanti rappresentano invece la rete stabile e inclusiva che si viene a creare sul territorio grazie a questi patti. L’atto nasce anche grazie ad una mozione che avevo qui presentato insieme alla consigliera Tagliaferri. I patti si attuano portando l'educazione fuori dalle aule tradizionali. Sono strumenti di collaborazione istituzionale tra scuola, famiglie e terzo settore, sulla base del principio della sussidiarietà orizzontale, con l’obiettivo di contenere il calo demografico, la dispersione scolastica e le crescenti disuguaglianze, con un'attenzione particolare rivolta alle aree interne e alle periferie urbane. Si passa da una logica di mera erogazione di servizi a un modello partecipativo basato sulla co-programmazione e co-progettazione tra istituzioni e cittadini. La legge istituisce un registro regionale dei patti educativi di comunità, che consente il monitoraggio costante delle iniziative attive sul territorio, e un Osservatorio regionale sui patti educativi e sulle comunità educanti. Si tratta di una riforma a costo zero”. 

 

INTERVENTI

L’assessore Fabio Barcaioli, ha detto che “l’Umbria è la prima regione in Italia ad approvare un regolamento sui patti educativi. Avere una cornice è importante e ci aiuterà a mettere in campo attività sulla scuola per renderla più vicina alle esigenze delle famiglie. Questo è un testo elaborato, approfondito e innovativo. Per questo ringrazio la Terza commissione per il lavoro svolto. Da anni si discute del ruolo della scuola come punto di riferimento dell’istruzione e della cultura di un territorio. Però il modello scolastico attuale è studiato e collaudato su una famiglia degli anni sessanta, con principi e ritmi di vita non più consoni a quello che è il bisogno delle famiglie di oggi. Noi abbiamo iniziato a provare a mettere in campo delle azioni in questo senso, come il tempo integrato. I bandi usciti sulla scuola primaria sono un primo passaggio. Permettere alle scuole di restare aperte fino alle 18 credo possa aiutare le famiglie che lavorano ad avere un po’ di respiro. Ma penso anche al bando sugli asili nido, con 260 richieste di nuovi asili in Umbria. Altra direzione sulla quale vorremmo lavorare è la chiusura estiva. Quest’anno l’Emilia Romagna ha anticipato l’apertura delle scuole al primo di settembre. Giugno e luglio devono essere presidiati dal mondo educativo. La famiglia deve avere nella scuola un punto di riferimento anche quando la scuola è chiusa, perché l’educazione non è solo quella dei programmi scolastici. Avevamo chiesto al Ministero di supportarci su questo tema. La denatalità è un grave tema per la nostra Regione, ma poteva essere anche un'opportunità: la denatalità ci portava ad avere 87 professori in più in tutta l'Umbria, che noi avevamo chiesto potessero essere utilizzati per allungare il tempo scuola. Invece sono stati tagliati e l'Umbria ha 87 professori in meno dall'anno scorso. Una mancanza che ci ha impedito di cogliere questa opportunità. Noi cerchiamo invece di rimetterla in campo con i patti educativi”. 

 

Laura Pernazza (FI): “Voteremo contro. Senza strumenti e senza risorse per sostenere i territori questa legge, che nasce con un obiettivo condivisibile, rischia di rimanere solo una dichiarazione di intenti. Costruire una comunità che si prenda cura dei propri giovani, che prevenga la dispersione scolastica, favorisca l'inclusione e contrasti le situazioni di fragilità è un obiettivo che non possiamo non condividere. Proprio per questo dobbiamo interrogarci sulla capacità concreta della legge di realizzarlo. Una buona intenzione, per diventare una buona politica pubblica, ha bisogno di strumenti, organizzazione e risorse. Con quali risorse vogliamo promuovere e sostenere i patti educativi, le comunità educanti? Dobbiamo prevedere strumenti e risorse adeguati per renderli effettivi, oppure non introducono nulla di sostanzialmente nuovo. Se tutto ciò che i patti dovranno realizzare è previsto e finanziato dalle leggi regionali settoriali, allora qual è il valore aggiunto di questa legge? Non possiamo presentare questa proposta come un'innovazione delle politiche educative e contemporaneamente come una semplice modalità di accordo sul piano finanziario. Il rischio è di approvare una legge che individua un obiettivo condivisibile ma che poi lascia ai territori il compito di realizzarla senza mettere a disposizione strumenti adeguati. Se la Regione considera i patti educativi una priorità strategica, deve mettere i territori nelle condizioni di realizzarli. Solo così possiamo evitare che i patti educativi diventino l'ennesimo strumento previsto dalla normativa ma privo di una reale capacità di incidere”. 

 

Cristian Betti (Pd): “Questa legge è uno scatto in avanti verso una modernità che oramai è parte di noi. Si tratta di un percorso che le scuole promuovono e producono da tempo, insieme a realtà del terzo settore che da anni lavorano su queste situazioni. E ci sono risultati straordinari che vanno oltre le previsioni date dal tempo pieno, che spesso non bastano a soddisfare le necessità date dalle modernità. Questa proposta di legge è in linea con il programma elettorale e con le linee programmatiche di mandato. E l’impostazione non è priva di risorse. Penso ad esempio alle misure sul tempo integrato e ai posti in più negli asili nido che sono finanziati con fondi europei. Questa legge è una misura importante, nella quale crediamo, accompagnata da risorse che servono affinché venga messa a terra nella misura più giusta. Una proposta che può cambiare la faccia della nostra Regione per il mondo della formazione e dell’apprendimento. Perché c’è la necessità di riempire di attività le nostre scuole oltre gli orari normali a cui siamo abituati”. DMB/  

Ultimo aggiornamento: 10/09/2026