MUTUI: “IL TETTO DELLE 18 RATE PRIMA DELL'ESPROPRIO DA PARTE DELLE BANCHE È SOLO UN DIVERSIVO PARLAMENTARE. LA REGIONE SI FACCIA SENTIRE” - SQUARTA (FDI) TORNA A CHIEDERE UN INTERVENTO DELL'ESECUTIVO

Il capogruppo regionale di Fratelli d'Italia, Marco Squarta, dopo aver presentato una mozione sull'argomento, torna a chiedere alla Giunta di Palazzo Donini di attivarsi verso l'Esecutivo Renzi affinché venga modificata la norma secondo cui “la banca può impossessarsi della casa se un cittadino non paga sette rate, anche non continuative, del mutuo”. Squarta sottolinea che la proposta di passare da 7 a 18 rate è solo in parere portato in Commissione parlamentare dal Pd, senza alcun effetto concreto, solo per creare un diversivo dopo il clamore suscitato dalla nuova legge”.

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05 Mar 2016 00:00

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(Acs) Perugia, 5 marzo 2016 - “La proposta di passare da 7 a 18 rate prima dell'esproprio della casa da parte della banca è solo in parere, portato in Commissione parlamentare dal Pd per creare un diversivo dopo il clamore suscitato dalla nuova legge. Si tratta di un escamotage senza alcun effetto concreto per chi si trova a non poter pagare le rate del mutuo, che non riduce quindi l'urgenza di un intervento della Giunta regionale dell'Umbria sul Governo Renzi affinché questa mostruosità giuridica venga completamente cancellata”. Lo dichiara il capogruppo regionale di Fratelli d'Italia, Marco Squarta, ribadendo le richieste contenute nella mozione rivolta alla Giunta di Palazzo Donini per attivare un intervento verso il Governo nazionale.

Squarta ricorda che la norma in discussione in Parlamento prevede che “se un cittadino non versa sette rate, anche non continuative, del mutuo, la banca può impossessarsi della casa senza neanche passare attraverso un giudice. Un autentico atto vessatorio, che andrebbe cancellato riallineando la legge con le previsioni del nostro ordinamento giuridico”.

“Il patto commissorio che si vuole introdurre nel nostro ordinamento per la stupila dei mutui – spiega il consigliere regionale di opposizione - è espressamente vietato dal codice civile. E il decreto legislativo in discussione a Roma non è imposto da alcuna direttiva europea. Si tratta – conclude - di una previsione normativa che consentirà alle banche di porre una condizione capestro quale requisito indispensabile per la concessione dei mutui. Se il cittadino non accetta di sottoscrivere la clausola che prevede il diritto della banca di subentrare immediatamente nella proprietà dell'immobile e di metterlo in vendita, egli non vedrà accettata la sua domanda di mutuo”. MP/

Ultimo aggiornamento: 05/03/2016