(Acs) Perugia, 16 maggio 2016 - “Leggiamo nelle manovre della governatrice Marini una certa frenesia da saldi di fine stagione, come se eliminare una Regione - per alcuni versi già morta - equivalesse a cambiarsi d'abito”. Il capogruppo regionale del M5S, Andrea Liberati interviene sulla questione relativa al confronto sulle “macro-Regioni” sottolineando che “dopo aver servito l'oscenità costituzionale renziana, dopo la disastrosa fine delle Province, ridotte a ridicolo monstrum giuridico-amministrativo, gli stessi politici preparano una nuova riforma 'Frankenstein', volta al solo perpetuarsi di sé stessi, vecchia classe dirigente-digerente: more solito, tutto cambia affinché nulla cambi”.
L'esponente pentastellato spiega: “il procedimento fallimentare da tempo in corso è sicuramente agevolato dalle esecrabili condotte di taluni consiglieri regionali dell'Umbria, dalla loro pervicace assenza dall'Aula, dalla loro imbarazzante distrazione digitale quando vi sono dentro, dalla loro scarsa attenzione e preparazione su temi alla base della sprecopoli locale. Tuttavia – rileva - sarebbe interessante capire se, oltre ai poteri esterni che da anni commissariano l'Italia, imponendoci un presidente del Consiglio non eletto, la stessa Catiuscia Marini sia eterodiretta da qualcuno, visto che i cittadini non l'hanno certo delegata per eliminare la Regione”.
Secondo Liberati, “la spinta propulsiva dei vecchi partiti è ormai esaurita, come emerge sia dai fatti che dai numeri. Mi chiedo dunque cosa cambierebbe se entrassimo in contesti allargati, uniti dall'omogeneità di questa cattiva politica? Nulla! E, con ogni probabilità, non diminuiranno gli eletti, né i loro appetiti. Né la macroregione avrà più funzioni e competenze rispetto all'assetto odierno. Non servirà a niente e a nessuno. Nel cinismo assoluto di questa classe dirigente, la stramba manovra che si profila, uno scambio in perdita, è necessaria per riconfermare un consenso viceversa oggi a rischio se la Marini rimanesse nella minuscola Umbria, connotata peraltro da una spesa pubblica fuori controllo, da una Sanità caduta a precipizio, da infrastrutture stradali, ferroviarie e aeroportuali abbandonate a sé stesse, da politiche industriali e culturali alla frutta, da un'economia dominata dal sistema affaristico coop, porta girevole del PD, con alcune banche semifallite in prima linea nello sfascio generale”.
Il capogruppo regionale del M5S sottolinea poi come “senza alcuna delega, senza mai nemmeno discuterne in Aula”, si sia in procinto di “svendere 900mila cittadini umbri per mantenere qualche assessorato e i solidi e soliti 'affari di famiglia'. Il baratto è tutto qui. Sotto i piedi della Marini e della sua maggioranza manca infatti la terra: non per questo costoro sono stati da qualcuno autorizzati a cancellare l'Umbria, senza che gli umbri siano minimamente informati. Se oggi viviamo in una regione che poco conta – aggiunge Liberati - ebbene, dopo le vagheggiate fusioni a freddo, essa peserà certamente ancor meno: le decisioni saranno infatti prese altrove, in palazzi sempre più lontani. Altri decideranno per le nostre comunità: l'esito sarà che la provincia di Perugia perderà innumerevoli posti di lavoro, perché la macroregione fa rima con la scomparsa di strutture periferiche dello Stato e di servizi ai cittadini. L'unico 'sviluppo' che registreremo sarà quello dei costi, in sicura salita. La provincia di Terni – prosegue -, già piccola e poco popolata, sarà territorio estremamente marginale rispetto al nuovo fortino bianco-rosso, senza alcuna concreta prospettiva, nella più totale debolezza politico-amministrativa”.
“Catiuscia Marini, anziché diffondere inutili selfie con i presidenti di Toscana e Marche – conclude Liberati -, torni allora a occuparsi degli umbri e chiarisca subito in Aula i termini dettagliati dello scambio, assessorati, coop, istituti di credito e il resto: si discuta democraticamente e pubblicamente con i consiglieri. Che magari stavolta saranno pure tutti presenti!”. RED/tb