(Acs) Perugia, 10 luglio 2014 - “È tempo di (ri)discussione della legge elettorale della Regione Umbria, datata gennaio 2010. Una riflessione si impone, specie per chi crede, anche in tempi difficili e tormentati di pulsioni populistiche e forti spinte all'antipolitica, nelle istituzioni come presidio di partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica ed espressione naturale della democrazia”. Lo afferma il consigliere Orfeo Goracci (Comunista umbro), intervenendo in merito alla nuova legge elettorale regionale.
Secondo il consigliere regionale “alcuni segnali che si possono cogliere non sono certamente positivi: sull'onda di un neo - centralismo incarnato dall'azione politica e dai contenuti delle scelte del Governo Renzi, anche qui in Umbria c'è chi intende restringere gli spazi di partecipazione, coartando nella composizione e nella rappresentatività gli istituti democratici espressi dal voto popolare. È già prevista la riduzione a 20 dei consiglieri regionali: in una Regione come la nostra ciò significa una reductio pesante, insostenibile, della democrazia. Se a ciò abbiniamo gli intenti, palesati da più parti, di dare il via ad un nuovo sistema di elezione di sapore eminentemente maggioritario e governista, allora non è difficile per nessuno immaginare la situazione che si verrebbe a determinare, non tanto per il ceto politico quanto per i cittadini. Da un lato – spiega Goracci - si cancellerebbero, con un colpo di spugna, significative e storiche rappresentanze territoriali, politiche e culturali. Dall'altro, verrebbe compromessa la stessa funzionalità del Consiglio regionale: chi garantirebbe, e come, il funzionamento delle Commissioni? Come si potrebbe garantire anche solo l'avvio dei lavori delle stesse con una composizione numerica che di fatto lo rende impossibile? Nelle tornate elettorali del 2005 e del 2010, fecero il loro ingresso nella massima assise regionale rappresentanti di forze politiche come i Verdi e la Lega Nord che avevano ottenuto poco più del 2 per cento dei suffragi”.
Orfeo Goracci osserva che se l'obiettivo è di evitare “inconvenienti e distorsioni legati ad una eccessiva frammentazione e si vuole garantire l'efficacia dell'azione di governo allora basta stabilire un premio di maggioranza adeguato a vantaggio della coalizione vincente. Sancendo però, come criterio cardine delle elezioni, un sistema proporzionale puro, che resta la massima espressione della democrazia rappresentativa, con uno sbarramento che non superi il 2-3 per cento. Se questi saranno gli orientamenti futuri, con l'eliminazione dei listini di comodo e la possibilità per i cittadini di scegliere da chi essere rappresentati attraverso il voto di preferenza, di certo vi sarà il mio consenso alle decisioni che si adotteranno. Altrimenti – conclude Goracci - vorrà dire che, con la scusa della governabilità, si punta a ridurre ancora di più, dopo la sbornia plebiscitaria e bonapartista degli anni '90, gli spazi di democrazia e partecipazione, eliminando per via legislativa le voci scomode, antagoniste, irriducibili, che si oppongono all'omologazione e al duopolio Pd–Pdl e relativi cespugli. Se così sarà, allora la mia sarà una voce di netta opposizione”. RED/mp