(Acs) Perugia, 13 gennaio 2015 - Dopo l'illustrazione della proposta di legge di “progetto dei territori" approvata dal comune di Gubbio la Commissione speciale per le riforme statutarie e regolamentari, presieduta da Andrea Smacchi, ha proseguito i suoi lavori entrando nel merito del complesso articolato costituito dal testo “base” proposto dal PD (firmatario Smacchi), dagli emendamenti finora depositati (Smacchi-PD, Nevi-FI, Stufara-Prc/Fds, Lignani Marchesani-FDI, Brutti-Idv, Monacelli-Udc, Goracci-Misto/Comunista umbro) e anche dal testo di iniziativa del consigliere Mantovani (Misto-Ncd).
Sono stati approvati i primi due articoli della proposta di legge in esame. Il primo, attraverso un emendamento sostitutivo di Smacchi, ridefinisce l'oggetto della legge che andrà di fatto a modificare la normativa vigente regionale (legge “2/2010”) e nazionale (“108/'68” e “43/'95”) ed è stato approvato con 16 voti (voto ponderato: ciascun componente esprime i voti del proprio gruppo) a favore (Buconi-Psi e Smacchi-PD) e 11 contrari (Nevi-FI, Monacelli-Udc, Mantovani-Misto/Ncd, Zaffini-FDI, Goracci-Misto/CU, Stufara-Prc/Fds). Il secondo articolo, anch'esso attraverso due emendamenti sostitutivi analoghi (Smacchi e Stufara), contiene un primo riferimento al collegio unico regionale, oltre ad aggiornare la denominazione del Consiglio regionale in Assemblea legislativa. La votazione su questo articolo ha registrato 21 si (Buconi, Smacchi, Monacelli, Goracci, Brutti, Stufara), 6 no (Nevi, Mantovani) e 3 astenuti (Zaffini).
Sulla questione collegio unico regionale, che tornerà peraltro ancora in discussione proseguendo nell'esame dell'articolato, si è registrata una prima presa di posizione che rivela scelte nette, ma anche qualche sfumatura. Brutti e Stufara sono per il collegio unico, ma non escludono a priori altre ipotesi di ripartizione. Nevi e Mantovani dicono un “no” netto a questa ipotesi che per il capogruppo di Forza Italia rappresenta una “autentica follia, e unito alla doppia preferenza di genere determinerà di fatto una situazione di privilegio delle aree regionali più forti”. E Mantovani vuole il doppio collegio, ridisegnato sulla base dei territori delle due Asl, perché “valorizza la rappresentanza territoriale e politica”. Buconi e Monacelli sono invece per la circoscrizione regionale, “anche in vista della ridefinizione territoriale delle regioni”. A loro giudizio, più collegi comportano l'innalzamento delle soglie di sbarramento e quindi una penalizzazione delle liste minori. D'accordo anche Goracci sul fatto che un consigliere debba rappresentare l'intero territorio regionale, ma ritiene sbagliato l'averne ridotto in maniera così consistente il numero. Zaffini ha motivato la sua astensione affermando che il doppio collegio non risolverebbe affatto i problemi di rappresentanza territoriale che potrebbe realizzarsi “soltanto se si istituissero 20 collegi”.
EMENDAMENTI
Prima della fase di discussione e approvazione sono stati illustrati gli emendamenti proposti da Lignani Marchesani-FDI, Brutti-Idv, Monacelli-Udc, Goracci-Misto/Comunistra umbro.
PAOLO BRUTTI (IDV) – Propone che per raggiungere la maggioranza di 12 consiglieri la soglia minima debba essere non inferiore al 40 per cento. Al disotto si attribuiscono i seggi con il sistema proporzionale puro e il presidente eletto cerca quindi la sua maggioranza in Consiglio. Se non l'ottiene si va a nuove elezioni. Si chiede quindi che l'assegnazione dei seggi sia fatta con un proporzionale puro e si ammette il voto disgiunto. Per quanto riguarda il premio di maggioranza, si stabilisce che i seggi aggiuntivi a quelli che vanno alla lista migliore della coalizione vincente siano assegnati a quelle liste che superano il 2 per cento (era il 2,5 nella proposta Smacchi). Brutti, inoltre, ritiene che l'emendamento “totalmente sostitutivo” della proposta di legge Smacchi da lui stesso presentato dovrebbe essere ritirato perché “privo del criterio di ragionevolezza e di difficile lettura”.
SANDRA MONACELLI (UDC) - Gli emendamenti proposti riguardano essenzialmente la legge regionale “4/2010” e la legge nazionale “108/'68”. Si chiede in sostanza il doppio turno se non si raggiunge la maggioranza assoluta (50 per cento più uno) e il voto disgiunto. I seggi vanno inoltre assegnati con il proporzionale puro. Il candidato presidente miglior perdente non entra in consiglio di diritto, ma solo se ha ottenuto voti di preferenza utili in una lista.
ANDREA LIGNANI MARCHESANI (FDI) - Propone che il candidato presidente che ha conseguito il miglior risultato conquisti un seggio di diritto e che nella ripartizione dei restanti seggi quello così assegnato non venga computato tra quelli da ripartire tra le coalizioni perdenti. Una sorta di “premio di minoranza per la lista o la coalizione miglior perdente”.
ORFEO GORACCI (MISTO-CU) – Prevede una soglia minima del 43 per cento e il doppio turno se non la si raggiunge. Sì al voto disgiunto e abbassamento del numero di firme necessarie per la la presentazione delle liste: da un minimo di 500 ad un massimo di 1000. TB/