LAVORO: “CALA LA MASCHERA DI RENZI. IL PLAGIO CONSENSUALE DEL JOBS ACT, SCRITTO DA CONFINDUSTRIA” - NOTA DI GORACCI (CU)
Il consigliere regionale Orfeo Goracci (Comunista umbro) attacco il Jobs Act perché è “un 'copia-incolla' fatto da Renzi dai files di Confindustria: un plagio consensuale, del quale i lavoratori sono le vittime”. Per Goracci “se si continuerà con queste politiche tutti i varchi saranno aperti al più grave e pesante imbarbarimento sociale che si sia mai registrato”.
28 Nov 2014 00:00
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(Acs) Perugia, 28 novembre 2014 – “Cala la maschera di Renzi. Il Jobs Act è un 'copia-incolla' fatto dal premier dai files di Confindustria: un plagio consensuale, del quale i lavoratori sono le vittime”. È quanto dichiara il consigliere regionale Orfeo Goracci (Comunista umbro).
“Che il presidente del Consiglio Matteo Renzi – spiega Goracci - fosse stato supportato e spinto, nella sua irresistibile ascesa, dai potentati bancari e finanziari, non era certo un mistero, nemmeno al momento del suo debutto. Che i suoi provvedimenti fossero tutti orientati a soddisfare gli interessi del grande capitale, anche questo era ed è, ogni giorno di più, smaccatamente evidente. Quel che era sfuggito agli occhi dei più (i giornali e le emittenti di regime non aiutano, evidentemente, a mettere in evidenza determinati dettagli) è che il famoso Jobs Act non solo consiste di misure antipopolari, tutte improntate al neoliberismo più sfrenato e allo smantellamento di diritti storicamente conquistati dal movimento operaio; non solo si configura come tavola della legge della nuova eppur vecchissima religione della precarietà e del ricatto occupazionale. No, c'è molto di più. Il Jobs Act è un 'copia-incolla' effettuato da Renzi (un po' dietro pressione, un po' per sua intima convinzione) a partire dai files di Confindustria. Infatti, basta leggere il documento dal titolo 'Proposte per il mercato del lavoro', diffuso da Confindustria nello scorso mese di maggio, per rendersi conto della perfetta sovrapponibilità di questo testo con quello del Jobs Act. Grazie a quanto resta (per fortuna) del giornalismo d'inchiesta vecchio stampo, incarnato oggi solo da 'Il Fatto quotidiano' (che riporta il dettato confindustriale) e da pochissime altre testate, oggi sappiamo che è stato prodotto un plagio consensuale, del quale i lavoratori sono le vittime”.
Per il consigliere regionale “sono ormai lontani anni luce i tempi di presidenti del Consiglio e ministri del Lavoro come Donat Cattin (per non parlare di Brodolini, padre dello Statuto dei Lavoratori, che si definiva ministro dei lavoratori), i quali, pur da posizioni moderate e interclassiste, sapevano mediare e spesso imporre a padroni del vapore ottusi e recalcitranti scelte chieste a gran voce dai lavoratori, dal movimento sindacale, dai settori più progressisti della società. Alla luce di quel che avviene, dovremmo smetterla anche di qualificare Renzi come democristiano: la Dc, da partito interclassista, sapeva rappresentare e mediare interessi opposti, magari con soluzioni che la nostra parte giudicava insufficienti e carenti. Renzi no, non media. Esegue semplicemente quello che esige e pretende il turbocapitalismo dei padroni italiani, da sempre assistiti con cospicue iniezioni di soldi pubblici. Ecco allora il via libera ai licenziamenti, lo smantellamento, di fatto, dell'articolo 4 che tutela la privacy del lavoratore, la fine del principio della giusta causa che da oltre 40 anni impedisce il totale arbitrio padronale nelle fabbriche”.
“Basta – continua Goracci - confrontare il testo del Jobs Act, approvato dal Parlamento dei nominati, con il vademecum confindustriale e tutto torna. Addio a decenni di storia del mondo del lavoro, di avanzamenti in senso progressista e conquiste che hanno reso l'Italia più moderna, civile, giusta. Si chiude un capitolo di storia, lasciando il posto all'imbarbarimento delle relazioni sociali, alla lotta di tutti contro tutti e, in particolare, dei poveri tra loro. Non a caso nel documento confindustriale si parlava di abbassare le retribuzioni dei lavoratori italiani come antidoto alla crisi, come se non fossero ormai quasi 20 anni che le retribuzioni sono ferme al palo, determinando crisi dei consumi e recessione generale. Si pretende di curare la malattia con la causa del male. Intanto, tutti i dati economici mostrano lo stato comatoso dell'economia e l'impoverimento dilagante delle famiglie, mentre una minoranza danarosa accumula sempre più ricchezze nelle proprie mani. Del resto, come meravigliarsi quando imprenditori e liberi professionisti di tutta Italia organizzano cene da mille euro per finanziare Renzi, ritenendo questo 'un investimento sul cambiamento del Paese', per usare le loro stesse parole? Come stupirsi se poi, partendo da queste premesse, a chi scende in piazza per difendere il proprio posto di lavoro da mille euro, spesso precario, si riservano le manganellate della polizia, in stile celere scelbiana anni '50? Chi paga sceglie la musica, da sempre”.
“Se non si cambierà verso, per usare un'espressione cara al presidente del Consiglio, se si continuerà con queste politiche – conclude Goracci - tutti i varchi saranno aperti al più grave e pesante imbarbarimento sociale che si sia mai registrato, con la precarietà, l'incertezza, la miseria elevate a sistema e un Paese sempre più allo sbando, stretto tra la morsa della crisi e quella del ricatto permanente a danno dei lavoratori. Per questo occorre lavorare per preparare, nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, nella società tutta, un movimento che porti a superare, per dirla col vecchio e sempre attuale Marx, lo stato di cose presente, ribaltando le politiche attuali, ripristinando diritti storici, costruendo un ordine sociale equo, a partire dalla redistribuzione della ricchezza prodotta”. RED/dmb
