(Acs) Perugia, 16 febbraio 2015 – L'Assemblea legislativa dell'Umbria sta svolgendo la discussione sulle proposte di modifica della legge elettorale regionale. Dopo le relazioni di maggioranza e minoranza (Smacchi-Pd e Stufara-Prc), sono intervenuti i consiglieri De Sio (FDI), Mantovani (MISTO-NCD), Monacelli (UDC), Brutti (IDV) e Goracci (Misto-CU). Sono previsti altri sette interventi (Bottini-PD, Buconi-Psi, Nevi-FI, Barberini-PD, Valentino-FI, Mariotti-PD, presidente Catiuscia Marini)
INTERVENTI
ALFREDO DE SIO (FDI): “IL PD CERCA DI COSTRUIRSI UNA FACILE VITTORIA, MIRANDO AL MASSIMO OBIETTIVO CON IL MINIMO SFORZO - Una proposta che esprime una impostazione arrogante ed autarchica del Partito democratico che rende chiaro il deficit di futuro della Regione e di democrazia rappresentativa. Un sistema elettorale, quello previsto, sul quale si è già chiaramente espressa la Corte costituzionale. Il Pd sta cercando di costruirsi una vittoria facile, mirando a raggiungere, con il minimo sforzo, il massimo dell'obiettivo, trasformando la maggioranza relativa di voti, in maggioranza assoluta di seggi. Cosa già definita incostituzionale dalla Consulta. Quanto previsto da questa legge rappresenta una forzatura che significa addirittura un passo indietro rispetto alla vecchia legge, che aveva comunque capacità di non comprimere le rappresentanze di coloro che prendevano voti. È incredibile ed inopportuno prevedere un premio di maggioranza al 60 per cento per chi ha ottenuto anche un solo voto in più rispetto alle altre liste, al di la di ogni percentuale raggiunta. Con la previsione di un'unica circoscrizione e non un'Umbria duale, viene a mancare la rappresentanza territoriale. Si arriverà ad una rappresentanze sempre più centralizzate su alcune aree della regione. Seppure convinto che vadano previste le stesse opportunità di accesso ai due generi, quella della doppia preferenza di genere può rappresentare un meccanismo che va a blindare pochi territori a scapito di altri. L'auspicio è che la maggioranza dimostri in quest'Aula maggiore senso di responsabilità, prevedendo, sotto una certa soglia da definire, il doppio turno”.
MASSIMO MANTOVANI (Gruppo misto-Umbria popolare): “PROPOSTA DI LEGGE ANTIDEMOCRATICA ED ANTICOSTITUZIONALE - Completamente in sintonia con De Sio, ritrovandomi anche d'accordo, per il 90 per cento, con quanto dichiarato da Stufara. Oggi ci troviamo di fronte ad una proposta di legge antidemocratica ed anticostituzionale. Chiedo dove sono finite le risposte chieste ad alcuni esperti da parte della Commissione. La paura del doppio turno, da parte del Pd è legata a quanto accaduto alle 'amministrative' a Perugia, ma attenzione: il doppio turno potrebbe tornare utile proprio al Pd, perché questa sicurezza di arrivare comunque primi non so quanto possa essere raggiungibile. Si nota poi una accentuata confusione tra la filosofia presidenzialista e proporzionalista. Premetto che sono un 'presidenzialista', e un governatore deve perseguire la governabilità, ma anche e soprattutto la rappresentatività. Passaggi che erano chiaramente contenuti nella proposta di legge bocciata in Commissione. In questa legge, di fatto, viene previsto un sistema che assomiglia tantissimo ad un listino 'mascherato'. Un sistema presidenziale dovrebbe per forza prevedere il doppio turno ed il voto disgiunto. Sono state messe in disparte con troppa superficialità le proposte giunte in Commissione dai territori di Gubbio ed Orvieto, le quali contenevano sostanzialmente una visione vicinissima al 'Mattarellum'. Per accedere al premio di maggioranza andrebbe prevista la soglia del 40 per cento. Andrebbero poi previsti due collegi elettorali con le stesse caratteristiche geografiche delle due Asl. In merito alla raccolta delle firme sono abbastanza perplesso per quanto previsto. Bene la previsione delle stesse condizioni per tutti, ma va garantito il più possibile a tutti l'accesso alla prova elettorale. Sulla doppia preferenza di genere, che ricalca la mia proposta, va rimarcato però il fatto che questa possibilità andava legata alla doppia circoscrizione, perché con una sola, molti territori perderanno la loro rappresentanza. A livello personale, informo l'aula che se verrà approvata la legge così come uscita dalla Commissione Statuto mi adopererò per portare avanti ogni iniziativa di contrasto, fino a raccogliere le firme dei cittadini elettori da inviare al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, già da membro della Consulta, ha bocciato l'analoga legge elettorale definita 'Porcellum'”.
SANDRA MONACELLI (Udc): “SI TRATTA SOLO DI UNA LEGGE CUCITA SU OPPORTUNITÀ E CONVENIENZE DA PARTE DI CHI GOVERNA PER CONTINUARE A GOVERNARE. Il percorso avviato sulla riforma della legge elettorale è deludente, insoddisfacente. Si diceva di avvicinare il Palazzo al popolo, ma così si vota una legge con i voti sparuti di una maggioranza. Alcune cose potevano essere condivise, ma si assiste a un tentativo di mescolare interessi di parte a esigenze collettive. La riduzione dei consiglieri è scelta condivisa, ma l'abolizione del listino è stata solo una finta, si è fatto finta di cancellarlo sostituendolo con un listino 'finto'. Il punto che fa gridare allo scandalo è l'attribuzione del premio di maggioranza. Non c'è in nessun altro Paese, eccetto la Grecia. La rappresentatività è tolta in favore della governabilità, ciò è inaccettabile. Bisognava accorciare la distanza fra istituzione e cittadini. Invece si risolvono i problemi di casta, non del Paese. Norme non scritte insieme, la commissione ha vissuto con rassegnazione l'allontanamento di quasi tutte le minoranze. Non si è posto il problema dello strappo istituzionale. Non come dice la presidente Marini, che conferma la linea dura che nel Paese si sta attuando sulle riforme. Non c'è stato modo di interloquire sul doppio turno perché il Pd non ha metabolizzato il 'lutto' della sconfitta elettorale nel capoluogo di regione. Così ci vuole una spintarella sia per candidarsi che per governare, ma la vera spintarella sarebbe quella di riportare la gente a votare. Voto di preferenza e di genere: fatta la legge trovato l'inganno. Non so se la preferenza di genere è una regola giusta, non ne ho mai avuto bisogno, ma l'Italia è fanalino di coda per presenze femminili, quindi giusto almeno consentire un accesso alle donne. Però questo è un paese per furbi: poteva esserci un aiuto in più alle donne ma basta inserire numero X di donne elettoralmente deboli per spiazzare candidate donne 'forti', a vantaggio degli uomini. La vera differenza, sostengo, è sulle capacità. Invoco il Partito democratico a riflettere sull'approvazione di questa legge, che è la negazione di quanto affermato per tanto tempo. Ricordo le parole di Aldo Moro: 'il gioco di maggioranza e opposizione diventa passatempo effimero quando si tratta del futuro del Paese, che non può essere fatto solo da una parte”.
PAOLO BRUTTI (Idv): “SI TENTA DI COSTRUIRE CON LA FORZA UNA MAGGIORANZA DI DELEGITTIMATI, UNA LEGGE PER VINCERE IN QUALSIASI CONDIZIONE A RISCHIO DI INCOSTITUZIONALITÀ - Datevi pace e aspettate la stagione buona perché tra poco siamo al picco dell'influenza e se Buconi o un consigliere del Pd prendono l'influenza, la legge non si fa. Ci stiamo infilando in un vicolo cieco. Oggi, con il numero minimo necessario a rischio influenza, votiamo una legge su cui il nostro ufficio legislativo ha dato un parere in cui emerge che ci sono profili di incostituzionalità. Si tenta di costruire con la forza una maggioranza di delegittimati, una legge per vincere in qualsiasi condizione. La Corte d'Appello dovrà promulgare gli eletti, ma ci saranno ricorsi al Tar con le eccezioni di incostituzionalità e il Tar dovrà sospendere la validità dell'atto amministrativo. Se venisse accertata come incostituzionale, sarebbe grave. Non dobbiamo fare così per forza. Il 1707 bis (numero dell'atto-proposta di legge in discussione ndr) è stato proposto dal presidente Smacchi, ma su questo c'è obiezione di incostituzionalità, che non sta solo nella forma. E poi i testi di legge devono essere leggibili senza avvocati o azzeccagarbugli a decifrarli. Ma nel mascherare l'incostituzionalità con un artificio, abbiamo peggiorato il testo. Prima se non si raggiungeva il 35 per cento non si prendeva il premio di maggioranza ma un premio di consolazione, invece che dieci seggi uno in più: se non si raggiunge una soglia si prende qualcosa in più, ma ora non c'è più, chi vince piglia tutto, senza discutere. Perché ci si avvia per questa strada? Due disegni di legge erano entrambi migliori di quello di Smacchi: quello di Mantovani, sia pure con qualche emendamento, poteva diventare l'Italicum di casa nostra, poi un altro dal Comune di Gubbio che è interessante perché abbina la rappresentanza territoriale con dieci eletti a sistema proporzionale. Invece si vuole stabilire che i partiti non devono contare più niente. Ma quella di Gubbio è una proposta che girerà in Umbria, condivisa da tutti i territori che si riterranno marginalizzati, senza possibilità di rappresentanza a priori. Quindi via libera agli emendamenti. Facciamo due collegi elettorali, non i dieci di Gubbio ma no a una roccaforte 'perugino-centrica'. Auspico uno scongelamento della maggioranza verso soluzione più condivisa e democratica. Infine, criticabile la modalità di distribuzione dei seggi per cui, in primis, si distribuiscono con sistema proporzionale, la coalizione di maggioranza prende 8 o 9 seggi, e le coalizioni dalla prima distribuzione escono con 11 o 12 seggi; fatto ciò si deve dare un premio di maggioranza: come li tolgo alla minoranza e li distribuisco nella maggioranza, se ne devono dare 3? I partiti che hanno già preso i collegi riutilizzano tutti i voti, senza scorporo, per distribuirsi gli altri 3. Se la maggioranza ha l'85 per cento, passano da 8 a 11. Non è accettabile, lecito. Quando distribuì i premi di maggioranza, il sindaco di Perugia si assegnò il 60 per cento per riuscire a governare. Se una coalizione ha superato la soglia, deve avere tanti consiglieri secondo la forza della coalizione che lo ha eletto. Almeno i seggi siano conquistati sul campo. Il Pd non ha bisogno di fare il prepotente, fa una figuraccia, manifesta paura”.
ORFEO GORACCI (MISTO-COMUNISTA UMBRO): “VOTERÒ CONTRO. È UNA LEGGE ELETTORALE RITAGLIATA SUGLI INTERESSI DEL PD E DEI SUOI CESPUGLI. La proposta è nata male ed ha proceduto peggio. È stata presentata in conferenza stampa per poi essere ritirata perché a rischio incostituzionalità. Allora si è avuta l'idea di aggirare il problema con un emendamento, esponendo la legge a numerosi pericoli. Non auspico l'idea di ricorsi, ma visto che ancora la dobbiamo votare mettiamo dei paletti che evitino questo rischio. Il Pd ha fatto della legge per l'elezione dei sindaci una bandiera. Ma questo sistema è caratterizzato da un elemento: o si prende il 50 per cento+1 dei voti o si va al ballottaggio. Con la proposta di legge elettorale regionale, invece, si prefigura un sistema presidenziale in cui con il 30 per cento dei voti si prende il 60 per cento della rappresentanza. Inoltre è un mistero capire come sia possibile che in un sistema in cui il voto dovrebbe valere allo stesso modo, ci troviamo che un partito che non sta in coalizione con il 5 per cento dei voti non sarà rappresentato, mentre un partito del 2 per cento collegato ad una coalizione avrà rappresentanza in consiglio. Non basta richiamare la governabilità. Per questo presenterò 4-5 emendamenti. Il primo per l'abbassamento del numero di firme da raccogliere per la presentazione delle liste, prevedendo un'oscillazione da 500 a mille. Inoltre sarebbe giusto introdurre il voto disgiunto. La preferenza di genere potrebbe essere un passo in avanti. Per la suddivisione dei voti vorrei il metodo Hare che è più proporzionalmente più puro, per tutelare le minoranze. La suddivisione dei consiglieri secca, senza soglia di sbarramento è incostituzionale. Perché deve essere sempre 8-12, sia che la maggioranza ottenga il 31 o il 50 per cento dei voti? Propongo che si prendano 13 seggi con più del 60 per cento, 12 sopra al 47, 11 sopra al 43. Una soluzione più equilibrata. Sotto al 43 per cento, occorre invece prevedere il ballottaggio tra i due candidati presidente che hanno ottenuto il maggior numero di voti. Non vedo perché il partito che vincerà le elezioni debba blindarsi in una condizione antidemocratica che non appartiene alla sua storia. Tra cinque anni la Regione Umbria non voterà più. L'ultimo treno passa tra oggi e domani”. AS/PG/DMB
