“L’amministrazione partecipata nei Comuni: esperienze e prospettive”
A Palazzo Cesaroni si è tenuto il convegno promosso da Assemblea legislativa, Cal e UniPG: la Regione Umbria è all’avanguardia sull’amministrazione condivisa, è tra le poche, insieme a Toscana e Marche, ad aver legiferato in materia, con la legge 2/2023
27 Feb 2026 13:21
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(Acs) Perugia, 27 febbraio 2026 – Si è svolto lungo l’arco di tutta la mattinata odierna il convegno “L’amministrazione partecipata nei Comuni: esperienze e prospettive”, promosso dall’Assemblea legislativa dell’Umbria, Consiglio delle autonomie locali e Università degli studi di Perugia, per una riflessione comune sull’applicazione degli strumenti di amministrazione condivisa, come la co-programmazione, la coprogettazione e i patti di collaborazione, e sulla attualizzazione e riorganizzazione della macchina comunale e dei regolamenti interni. Un incontro per sciogliere dubbi applicativi e normativi, ponendo particolare attenzione al supporto verso i Comuni di minori dimensioni, che costituiscono l'ossatura territoriale dell'Umbria.
La Regione Umbria è all’avanguardia sull’amministrazione condivisa: è tra le poche, insieme a Toscana e Marche, ad aver legiferato in materia con la legge 2/2023. In Umbria 13 Comuni hanno adottato un regolamento di amministrazione condivisa (sono 400 in tutta Italia). L'amministrazione condivisa – è stato detto - è prima di tutto un paradigma politico, un metodo trasversale, non è solo terzo settore, ma sono anche i singoli, gli abitanti, che rappresentano un anello di congiunzione potente. Si è parlato anche della portata rivoluzionaria di un passaggio contenuto nella legge regionale 29 febbraio 2024 , n. 2 (“Qualità del lavoro e dei servizi alla persona”), che dispone che le stazioni appaltanti ricorrano alle procedure di affidamento nel caso in cui non sia possibile apprestare modelli organizzativi di amministrazione condivisa. Una legge molto importante perché ribalta la regola degli appalti.
Della sinergia fra Istituzioni e cittadinanza ha parlato la presidente dell’Assemblea legislativa Sarah Bistocchi facendo gli onori di casa: dopo avere salutato i numerosi presenti e tutti i rappresentanti istituzionali, la Presidente ha fatto un paragone di tipo musicale: “come in un’orchestra dove tutti i musicisti si impegnano per per il risultato finale di un’esecuzione riuscita e apprezzata, l'amministrazione condivisa non è l'assolo di un Sindaco o di un dirigente, ma è l'orchestra composta dai tanti strumenti della società civile che suonano insieme alle istituzioni. Il nostro Statuto - ha aggiunto - all'articolo 16 riconosce la sussidiarietà tra enti quale principio dell'azione politica e amministrativa e, in attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale, impegna la Regione a favorire l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati, delle famiglie, delle formazioni e delle istituzioni sociali, del volontariato, degli enti civili e religiosi e degli enti del terzo settore. Abbiamo tradotto questi principi in realtà con la Legge regionale 2/2023, una legge innovativa, che definisce l'amministrazione condivisa come un modello fondato sulla collaborazione, sulla fiducia e sulla responsabilità. Grazie a questa legge il principio di sussidiarietà orizzontale consente di perseguire l’interesse pubblico. Il compito dell'Assemblea legislativa è allora quello di garantire che la ‘casa’ resti aperta e che questi diritti di partecipazione siano esigibili ovunque, dal piccolo borgo alla città capoluogo”.
Erigo Pecci, presidente del Cal, ha detto “spesso pensiamo che le riforme calino dall'alto. Invece, nel caso dell'amministrazione condivisa, è successo l'opposto. L’introduzione del Codice del Terzo settore, gli sviluppi generati dalla storica sentenza della Corte Costituzionale 131/2020 e le linee guida ministeriali hanno contribuito a definire un quadro giuridico avanzato, sostanzialmente riconoscendo le esperienze già sperimentate dagli enti locali. I Comuni e le Province sono stati il vero laboratorio di questo ‘nuovo diritto’, non semplici ‘attuatori’ di politiche, ma motori del cambiamento. L'amministrazione condivisa è dunque la prova di questa ‘visione strategica’ degli enti locali: non limitarsi ad applicare regole, ma costruire risposte su misura per i bisogni dei cittadini. Il Consiglio delle Autonomie Locali è esattamente questo. La nostra legge istitutiva ci chiede di non essere solo un organo che dà pareri, ma un luogo di studio, di approfondimento e di proposta. Il nostro dovere è fornire agli amministratori la ‘cassetta degli attrezzi’ per affrontare queste sfide senza paura. Per farlo, abbiamo scelto di affidarci alla competenza dell'Università degli Studi di Perugia, attraverso due pilastri fondamentali: iI primo è quello giuridico, grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Giurisprudenza rappresentato oggi dalla direttrice Mariangela Montagna e dai professori Giorgio Repetto e Annalisa Giusti. Il secondo è quello sociale e pratico, grazie all'accordo con il Dipartimento di Scienze Politiche e alla responsabile scientifica Alessandra Valastro. Il metodo che ci siamo dati unisce il rigore teorico all'analisi empirica, con l'obiettivo di fornire strumenti applicabili nei nostri enti. Stiamo lavorando per portare sui territori ‘pratiche sperimentali’, non vogliamo fermarci alla teoria, ma aiutare i Comuni a scrivere materialmente i patti di collaborazione per la rigenerazione urbana e la cura dei beni comuni”.
Ai saluti iniziali si è unito il sindaco di Spoleto Andrea Sisti, che con la sua amministrazione ha approvato all’unanimità il “Decalogo per l’amministrazione condivisa dei beni comuni urbani e rurali”, un atto di indirizzo strategico che introduce un nuovo modello di governance fondato sulla partecipazione attiva della cittadinanza e sulla valorizzazione condivisa del patrimonio pubblico e collettivo. Il documento definisce principi, strumenti e soggetti coinvolti per promuovere il riuso, la rigenerazione e la gestione partecipata dei beni comuni. Obiettivo del Decalogo è rafforzare la tutela sostenibile del patrimonio, contrastare il degrado, favorire lo sviluppo locale e l’innovazione sociale, promuovere inclusione e senso di appartenenza, responsabilizzando la comunità nella cura dei beni pubblici.
Nel corso della mattinata sono intervenuti: Marco Calabrò (Università degli Studi della Campania “Vanvitelli”) sul tema "Territorio e partecipazione”, Gian Maria Gotti (Scuola Superiore Sant'Anna, Pisa) sui fondamenti costituzionali del Terzo Settore e sul ruolo degli enti locali. Nel focus dedicato alle esperienze pratiche di partecipazione civica provenienti direttamente dai territori hanno dato il loro contributo Carla Fermariello, con l'illustrazione dei casi di Roma Capitale, Valeria Baglione (presidente Mètis Community Solutions) per il territorio de L’Aquila e, per quanto riguarda le pratiche attive in Umbria, Alessandra Valastro (Direttrice del Master di I livello in "Progettazione e gestione di politiche e processi partecipativi" di UniPG), Benedetta Baiocco, delegata alle politiche partecipative e beni comuni di ANCI Umbria.
Al termine dei lavori sono emerse alcune considerazioni: bisogna credere negli strumenti di amministrazione partecipata, che si può realizzare anche utilizzando le poche risorse a disposizione; trattandosi di un patto di corresponsabilità, l'amministrazione deve garantire continuità e sostenibilità anche nel passaggio di legislatura; è importante una educazione alla partecipazione sin dalle giovani generazioni. PG
