(Acs) Perugia, 8 settembre 2016 - “I parlamentari eletti nelle circoscrizioni umbre, la presidente della Giunta regionale, Catiuscia Marini, e l’Ufficio scolastico regionale si facciano promotori di azioni coordinate ed efficaci nei confronti del ministro Stefania Giannini e del premier Matteo Renzi affinché la situazione dei precari sia rapidamente definita attraverso criteri di equità per i docenti e di tutela del diritto dei più piccoli a vivere con serenità e continuità le attività e le relazioni scolastiche”. È quanto chiede il consigliere regionale di opposizione Sergio De Vincenzi (Gruppo Ricci presidente) rilevando che “un Paese può dirsi civile quando le proprie istituzioni, prime fra tutte quella familiare e quella scolastica, interagendo, contribuiscono al complessivo sviluppo di una comunità. Entrambe questi pilastri, negli ultimi tempi, stanno subendo duri colpi sotto la pressione erosiva di una dilagante cultura dell’instabilità”.
De Vincenzi spiega che “i docenti delle scuole dell’infanzia umbre iscritti nelle graduatorie ad esaurimento sono vittime di un di precariato infinito, determinato da un sistema di attribuzione delle cattedre molto contorto e spesse volte ingiusto e incomprensibile. Accade, infatti, che i cosiddetti 'ricorsisti', per lo più docenti con diploma magistrale, molti dei quali non hanno mai esercitato la professione d’insegnante, rientrino nelle graduatorie ad esaurimento senza nemmeno aver fatto concorsi o studi universitari idonei. Oppure, come avviene nella provincia di Perugia, una volta esaurita la percentuale degli insegnanti assunti attraverso concorso, non si attinge, per esigenze di personale, alle graduatorie ad esaurimento provinciali, ma si assumono insegnanti di altre province giudicati idonei nel penultimo concorso del 2012. Si crea dunque – sottolinea il consigliere di opposizione - il paradosso secondo il quale chi ha titoli abilitativi e rientra nelle graduatorie ad esaurimento potrebbe vedersi sorpassato anche dai ricorsisti dei concorsi. In tal modo vengono sottratti posti di lavoro (solo in Umbria sono 400) a quanti ancora oggi esercitano la propria professione in regime di precarietà”.
“Al di là del senso di giustizia – conclude - e di una necessaria regolarizzazione delle forme di assunzione degli insegnanti, credo che il senso di precarietà complessivo del mondo del lavoro scolastico si rifletta necessariamente su tutta la società. I primi a farne le spese sono i più piccoli che apprendono, già in tenera età, a vivere in un clima di instabilità globale”. RED/mp