(Acs) Perugia, 5 novembre 2010 – “L’assessore Carla Casciari continua a strillare contro i tagli del Governo, dichiara di essere accanto alle famiglie agli studenti, mentre in realtà si sta trascurando una problematica molto importante, quella relativa alla ‘dispersione scolastica’: infatti, sono moltissimi i giovani che non arrivano a finire il loro percorso di studi”. Lo sostiene il consigliere regionale Maria Rosi (Pdl), secondo la quale “le cause di abbandono nella nostra regione sono da ricondursi a cicli troppo lunghi e alla poca formazione protesa verso il lavoro, come risulta dallo studio fatto dalla Provincia di Perugia”.
“In Italia – secondo Rosi - si è compreso che dopo i 14 anni l’offerta scolastica deve essere accompagnata da quella formativa (laboratori attrezzati , stage pratici in azienda), per avvicinare i giovani al mondo del lavoro. Molte Regioni – continua - hanno attivato un piano formativo a ‘tastiera’, ovvero dopo le scuole medie c’è la possibilità di scegliere una scuola di formazione con durata che varia dai due ai tre anni. In Umbria cosa facciamo? Avalliamo gli istituti professionali statali ai quali lo Stato attribuisce il principio di sussidiarietà solo per quest’anno, nei luoghi dove non sono presenti centri professionali. Per l’ennesima volta – prosegue Rosi - si è dimostrato che non si vuole dare la possibilità alle famiglie di scegliere per una formazione di qualità, ma si vuole portare ad oltranza un principio di statalizzazione ‘trozkista’ che va a scapito dello studente”.
Secondo Maria Rosi “è il momento di lasciare vecchi stereotipi di partito e fare delle proposte competitive, soprattutto in un settore come quello della formazione, che è il futuro della nostra Regione e dei nostri giovani. Dobbiamo attivare un vero e proprio sistema di Istruzione e Formazione professionale per i giovani, dove ci sia pari dignità rispetto a quello dell’Istituzione secondaria superiore, facendo una specifica legge regionale che accolga la normativa nazionale”.
“Dobbiamo investire sulla formazione – conclude - perché è anche un’opera di giustizia sociale verso i ragazzi italiani o stranieri che hanno già problemi di altra natura, e fornirgli lo strumento giusto per emergere nella società”. RED/pg