(Acs) Perugia 11 dicembre 2010 – In tema di futuro delle scuole superiori dell'Umbria, la Regione sembra voler abdicare al proprio ruolo decisionale, nel tentativo demagogico di dire troppe volte sì che, però, lascia prevalere una diffusa insoddisfazione generale.
Lo sostiene Sandra Monacelli capogruppo Udc a Palazzo Cesaroni, riferendosi agli esiti dell'audizione odierna sul “Piano regionale della rete scolastica e dell'offerta formativa – anno 2011-2012”, promossa dalla terza Commissione, su richiesta di alcuni istituti superiori e dei sindacati della scuola, che a suo giudizio ha fatto emergere come, “la logica di accontentare tutti finisca, per scarsa coerenza, con l'essere oggetto delle critiche di tutti”.
Per la Monacelli, “è fortemente inopportuna la moltiplicazione di indirizzi scolastici, in alcuni casi istituiti a breve distanza chilometrica, e tale da generare un certo timore per la concorrenza eccessiva che potrebbe metterne a rischio la sopravvivenza futura di alcuni istituti.
Per Monacelli due sono le ragioni che avrebbero dovuto sconsigliare un eccesso di offerta formativa: “L'insussistenza di risorse economiche a sostegno della realizzazione di quanto si vorrebbe autorizzare, perché in tempi di tagli occorrerebbe semmai oculatezza nella ottimizzazione nelle scelte; il forte calo della natalità che finirà per ridurre la popolazione in età scolare, facendone oggetto di contesa fra le diverse scuole.
Un momento come questo, conclude Monacelli, “richiederebbe, soprattutto da parte della massima istituzione regionale, il dovere di una decisione responsabile, orientata a criteri di efficienza, che canalizzino e non disperdano le poche risorse disponibili, operando una cernita nell'istituzione di nuovi indirizzi, tenendo conto soprattutto delle peculiarità territoriali e delle professionalità richieste. E' questo un dovere al quale la Regione Umbria non può sottrarsi, pena la delusione che oggi ha ampiamente messo in evidenza l'incontro partecipativo di Palazzo Cesaroni”. GC/gc