“Il 116117 presenta problemi sul nascere. trenta medici diffidano la Regione”
Nota di Melasecche e Tesei (Lega): “la presidente Proietti chiarisca. Sulla salute dei cittadini non si improvvisa”
02 Nov 2026 10:23
2 minuti, 46 secondi
(Acs) Perugia, 2 novembre 2026 - “La diffida presentata da trenta medici nei confronti della Regione Umbria e delle due Aziende sanitarie, in relazione al servizio 116117 e alle questioni che riguardano innanzitutto l’organizzazione, ma anche il trattamento economico dei professionisti, è un fatto che merita la massima attenzione. Esprimiamo la nostra piena vicinanza a tutto il personale coinvolto, con i medici che stanno manifestando criticità sottovalutate, costretti ad intraprendere un’iniziativa formale che la politica ha il dovere di ascoltare e garantire risposte”. Lo dichiarano i consiglieri regionali della Lega, Enrico Melasecche e Donatella Tesei.
“La presidente Proietti – scrivono i due consiglieri di opposizione - deve capire che la sanità non è un palcoscenico sul quale fare annunci per conquistare titoli di giornale. È un sistema complesso, nel quale ogni scelta organizzativa ha conseguenze sulla qualità delle prestazioni e sul lavoro e la responsabilità degli operatori. Servono competenza, programmazione, ascolto e non improvvisazione per operazioni di immagine. La vicenda del 116117, il numero dedicato alle richieste di assistenza sanitaria non urgente – osservano -, è emblematica di un problema più generale che riguarda il metodo con cui la Giunta Proietti sta affrontando la questione della sanità umbra. Un servizio così delicato richiede una programmazione accurata, un’organizzazione definita prima dell’attivazione, un adeguato coinvolgimento del personale sanitario e non sanitario, un coordinamento effettivo con la centrale del 118 e con tutta la rete territoriale”.
“Invece – puntualizzano Melasecche e Tesei -, nel percorso di attivazione emergono criticità che riguardano proprio questi aspetti: l’integrazione ancora problematica tra le diverse centrali operative, il rischio di sovrapposizione delle competenze e le difficoltà nell’indirizzare correttamente le richieste dei cittadini con personale assunto con la qualifica di terminalista che deve dare risposte in materia sanitaria. Chi paga in caso di errore, con il rischio di orientare gli utenti in modo non appropriato? I dubbi sollevati sul modello di gestione delle telefonate, affidate a operatori non sanitari con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale sono una realtà, con i terminalisti costretti a stipulare polizze assicurative sulla possibile colpa. Occorre rivedere ad esempio la corretta copertura di personale medico e infermieristico per garantire un adeguato supporto clinico”.
“Altrettanto delicata – continuano i due consiglieri della Lega - è la questione del trattamento economico dei medici coinvolti. Non è accettabile che a professionisti chiamati a garantire un servizio sanitario essenziale, assumendosi responsabilità e carichi di lavoro rilevanti, non vengano assicurate condizioni economiche chiare, adeguate e coerenti con le prestazioni richieste. La Regione non può pretendere disponibilità, professionalità e responsabilità senza garantire regole contrattuali trasparenti e un giusto riconoscimento del lavoro svolto. È grave ciò che dichiarano i medici: ‘Le richieste dei pazienti rischiano di restare in attesa senza un vero triage sanitario preliminare, sorrette da un algoritmo che la stessa procedura regionale riconosce non ancora attivo e senza presidio clinico nelle ore notturne, festive e prefestive. Il sistema, per giunta, registra la presa in carico del paziente come avvenuta prima ancora che il telefono del medico squilli’”.
“È particolarmente grave, inoltre – commentano Melsecche e Tesei -, la questione del trattamento economico delle prestazioni notturne. Non è accettabile che un medico che lavora durante la notte, affrontando turni altrettanto impegnativi e responsabilità rilevanti, si ritrovi a percepire un compenso inferiore rispetto a chi svolge la propria attività durante il giorno. È un paradosso che mortifica il lavoro dei professionisti e manda un messaggio sbagliato a chi ogni giorno garantisce servizi essenziali. Poi non possiamo stupirci – concludono - se i concorsi vanno deserti, se non si riescono a reclutare medici o se professionisti già in servizio decidono di lasciare l'Umbria per andare a lavorare altrove”. RED/as
