GIUDICI DI PACE: “LA REGIONE PUÒ INTERVENIRE CON ATTI CONCRETI PER SCONGIURARE LA CHIUSURA DEL SERVIZIO IN MOLTI CENTRI UMBRI” - LIGNANI MARCHESANI (PDL) AUSPICA UN TAVOLO DI CONCERTAZIONE CON I COMUNI

Andrea Lignani Marchesani, consigliere regionale Pdl, interviene sul rischio della chiusura, prevista da un decreto dell'Esecutivo nazionale, di numerosi uffici del Giudice di pace ora dislocati nelle città umbre. Per Lignani “privare le maggiori comunità regionali di un simile strumento è un vero e proprio vulnus perché disincentiverà la domanda di giustizia ed aumenterà il potere di vessazione della pubblica amministrazione sui cittadini e dei forti sui deboli”.

Data:

14 Gen 2012 00:00

Tempo di lettura:

1 minuto, 57 secondi

(Acs) Perugia, 14 gennaio 2012 - “Una mannaia che l'avvento del Governo tecnico ha materializzato ben prima del previsto, vanificato in parte l'impegno profuso da numerosi Parlamentari umbri, in particolare dal senatore Domenico Benedetti Valentini, che con lo strumento di una delega sine die al Governo nell'autunno scorso avevano sperato di rinviare a tempi successivi la riforma della governante giudiziaria del nostro Paese”. Andrea Lignani Marchesani, consigliere regionale Pdl, commenta così il rischio della chiusura, previsto da un decreto dell'Esecutivo nazionale, di numerosi uffici del Giudice di pace ora dislocati nelle città umbre.

Per Lignani è perfino “inutile dire che uno strumento come il Giudice di pace aveva in se una vocazione di natura territoriale periferica e non centralizzata proprio per snellire da un lato la giustizia dei Tribunali e delle Sezioni distaccate e dall'altro per garantire accesso alla giustizia e garanzie di diritto soprattutto ai ceti deboli e a quei cittadini che non volevano sobbarcassi un lungo iter giudiziario, magari per una semplice contravvenzione. Privare le maggiori comunità regionali di un simile strumento è un vero e proprio vulnus perché disincentiverà la domanda di giustizia ed aumenterà il potere di vessazione della pubblica amministrazione sui cittadini e dei forti sui deboli. Pur nelle ristrettezze finanziarie – propone il consigliere regionale del Pdl - la Regione può in una logica di lungo respiro provare ad aiutare i Comuni a mantenere il servizio, non con finanziamenti sine die di cui non è più tempo, ma con un Tavolo di concertazione che armonizzi le esigenze dei territori e garantisca in attesa di riforme in itinere il finanziamento almeno per il primo periodo”.

Secondo l'esponente dell'opposizione consiliare “potrebbero infatti nel tempo emergere economie di scala in tema di spazi in cui svolgere il servizio e soprattutto nell'ambito della riforma endoregionale e delle conseguenti eccedenze di personale di Province e Comunità montane poter garantire a costo zero il personale di supporto e la strumentazione. Ci vuole però una convocazione ed un'attivazione immediata visto lo scarso intervallo di tempo, 60 giorni, concesso dal decreto. Scongiurare per quanto possibile il depauperamento dei servizi e dei centri direzionali è non solo segno di civiltà ma fondamento dell'esistenza stessa dell'impalcatura istituzionale e sociale dei nostri campanili e dell'Umbria stessa”. RED/mp

Ultimo aggiornamento: 14/01/2012