(Acs) Perugia, 18 febbraio 2014 - “Non potevamo continuare ad assistere al gioco dei veti incrociati che dal 2006 ad oggi hanno impedito la nomina di una figura di garanzia fondamentale per la vita e la dignità di chi è sottoposto a misure restrittive. L'Umbria è rimasta una delle poche Regioni in Italia a non essersi ancora adeguata ai dettami della legge. Ed è un primato davvero poco invidiabile”. Con queste parole il consigliere regionale Oliviero Dottorini (capogruppo Idv) commenta l'approvazione da parte dell'Assemblea legislativa dell'Umbria della legge, di cui è primo firmatario, che abbassa il quorum per l'elezione del garante dei detenuti.
Dottorini, che nella nota fa riferimento anche al suo ruolo di presidente dell'associazione “Umbria migliore”, aggiunge: “Con la previsione che per l'elezione del garante dopo la terza votazione sarà sufficiente la maggioranza semplice, come avviene per tutte le elezioni di figure apicali, istituzionali e non, abbiamo reso realmente possibile l'istituzione di una figura che non sarà certo risolutiva dei gravi problemi carcerari, ma potrà rappresentare sicuramente un faro puntato su una realtà di grande disagio in cui a volte la dignità delle persone risulta seriamente compromessa. L'attuale legge – spiega Dottorini - si prestava a boicottaggi anche da parte di minoranze di blocco che non sono previste per nessuna nomina o elezione, neppure per quella del presidente della Repubblica. Su un tema così importante, che riguarda la dignità e i diritti delle persone, è bene invece sgomberare ogni tentazione di far prevalere interessi di bottega su quelli collettivi. Un tale atteggiamento vanificherebbe il tentativo stesso che avevamo proposto e sostenuto con forza di sottrarre questo tipo di nomine dalle spartizioni partitiche, basandoci esclusivamente su competenze e sensibilità dimostrate sul campo”.
“Adesso – continua Dottorini – dobbiamo procedere spediti all'elezione, scegliendo una persona competente e con esperienza, fuori dalla spartizione partitica e il più possibile condivisa, consapevoli che la scelta non è più rinviabile. La procedura scelta, quella del bando pubblico, è sicuramente condivisibile. Oggi abbiamo disinnescato i meccanismi perversi che fino ad oggi ne hanno impedito la nomina. Adesso – conclude - tocca alla politica dimostrare la volontà di giungere a una soluzione per affrontare una situazione non degna di un paese civile”. RED/tb
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