(Acs) Perugia, 3 luglio 2013 - “La delibera del Consiglio comunale di Città di Castello n. 56 del 24 giugno 2013 (nomina dei componenti di spettanza del Comune tifernate nel Consiglio di Amministrazione della “Fondazione Palazzo Albizzini-Collezione Burri) vìola la volontà dello stesso Fondatore e la prassi del Consiglio comunale e va dunque ritirata in autotutela, procedendo di conseguenza ad un’altra votazione”. Lo chiede il consigliere regionale Andrea Lignani Marchesani (Fratelli d'Italia) spiegando come, “quella che era una legittima 'richiesta politica' dell’opposizione consiliare diventa ora una 'certezza', alla luce dell’analisi delle precedenti votazioni in materia compiute dal Consiglio comunale quando Alberto Burri era ancora in vita. Il metodo delle 'tre preferenze' – commenta il consigliere regionale -, utilizzato per l’ultima elezione dei rappresentanti è infatti frutto esclusivamente di un’errata interpretazione del Regolamento consiliare ed è smentita dalle procedure precedenti, che evidentemente tenevano in considerazione la volontà del Maestro di veder rappresentata tutta la Città. Sono state recuperate all'uopo tutte le delibere in materia fino al 1992: in seguito, come noto, i sindaci Orsini e Cecchini hanno illegittimamente provveduto direttamente alle nomine senza passare per la massima assise cittadina”.
Lignani rimarca come “le delibere n. 11 del 10/02/1978, n. 203 del 03/11/1980, n. 158 del 01/09/1981, n. 136 del 02/12/1988 e n. 84 del 09/07/1992, testimoniano da un lato di una concertazione preventiva tra le forze politiche, che portava ad una votazione unanime, dall’altro dell’individuazione di soggetti facenti riferimento ad aree politiche di maggioranza (due) e di opposizione (uno). Nello specifico, un comunista ed un socialista per la maggioranza ed un democristiano per l’opposizione ai tempi delle Giunte di sinistra; un comunista ed un democristiano per la maggioranza ed uno di democrazia proletaria per l’opposizione ai tempi della giunta DC-PCI.
Addirittura, in sede di prima applicazione – scrive ancora Lignani -, si riporta la dizione 'consigliere di minoranza'. Altro fatto non trascurabile – aggiunge - è che, nella stessa seduta, il Consiglio nominava il Revisore dei conti, che evidentemente in questo caso il Sindaco vuole tenersi 'per sé'”.
Per Lignani “è dunque necessario annullare e ripetere le votazioni onde salvaguardare trasparenza, il diritto e la volontà politica di Burri. Diversamente, si dovrà ritenere che si vuole 'blindare' la Fondazione per evitare presenze scomode o di far emergere elementi tenuti 'nascosti', come ad esempio – conclude - le parcelle dei legali nei contenziosi: conseguentemente, in questo caso, altre saranno le sedi per ottenere giustizia e trasparenza per l’intera comunità tifernate”. RED/as