“Disposizioni per l’assistenza sanitaria regionale alla morte volontaria medicalmente assistita mediante autosomministrazione di farmaco letale”
L’Assemblea legislativa discute la proposta di legge di iniziativa popolare.
La relazione e il dibattito. Seguirà un lancio sul voto e gli emendamenti
22 Ott 2026 16:32
14 minuti, 33 secondi
(Acs) Perugia, 22 ottobre 2026 – La proposta di legge di iniziativa popolare “Disposizioni per l’assistenza sanitaria regionale alla morte volontaria medicalmente assistita mediante autosomministrazione di farmaco letale” è in discussione nell’Aula di Palazzo Cesaroni. Dopo la relazione sull’atto e gli interventi dei consiglieri, i lavori dell’Assemblea legislativa sono ora in pausa.
Riprenderanno con la discussione degli emendamenti e il voto sull'articolo. (L'esito del voto: https://consiglio.regione.umbria.it/informazione/notizie/comunicati/assistenza-sanitaria-alla-morte-volontaria-medicalmente-assistita).
Fabrizio Ricci (Avs-relatore unico), ha spiegato che “questo è un atto di giustizia che non impone niente a nessuno. Questa è la legge di Laura Santi, che ci ha lasciato scritto: ‘Qualsiasi vita resta degna di essere vissuta anche nelle condizioni più estreme ma siamo noi a dover scegliere’. Un testo aggiornato e adeguato agli sviluppi giurisprudenziali degli ultimi mesi. La morte volontaria medicalmente assistita è un diritto che non introduciamo noi oggi. Questo compito spetterebbe al Parlamento, che però non si è mosso. Noi siamo chiamati a regolamentare un diritto che già esiste e che è stato sancito da numerose pronunce della Consulta. Nell’assenza di una normativa statale la legge punta ad evitare incertezze e attese insopportabili: Laura Santi ha dovuto attendere quasi tre anni prima di poter scegliere. È una legge su tempi e procedure perché le Regioni hanno competenza sui percorsi sanitari. La legittimità dell’intervento regionale in materia è fuori discussione e la sentenza della Corte costituzionale sulle leggi di Toscana e Sardegna lo ha chiarito. Il testo, così come aggiornato dalla Terza commissione, prevede che la Regione disciplini le modalità organizzative di accesso al procedimento di morte volontaria medicalmente assistita mediante autosomministrazione di farmaco letale. Ogni Azienda unità sanitaria locale dovrà istituire una Commissione multidisciplinare permanente per la verifica della sussistenza dei requisiti per l’accesso alla morte volontaria medicalmente assistita, formata da: un medico palliativista, uno psichiatra, un anestesista rianimatore, uno psicologo, un medico legale e un infermiere. La Commissione sarà integrata da un medico specialista nella patologia da cui è affetta la persona che richiede l’accesso alla morte volontaria medicalmente assistita e alle riunioni della Commissione può essere invitato il medico di fiducia della persona interessata. I componenti della Commissione sono individuati, su base volontaria, nell’ambito del personale dipendente dell’Azienda unità sanitaria locale. La persona interessata potrà presentare all’Azienda unità sanitaria locale competente per territorio un’istanza per l’accertamento dei requisiti per l’accesso alla morte volontaria medicalmente assistita, che saranno poi tempestivamente verificati dalla apposita Commissione. La Commissione trasmetterà la relazione medica al Comitato etico regionale dell’Umbria che comunicherà all’Azienda unità sanitaria locale il proprio parere. Le risultanze della verifica dei requisiti verranno infine trasmesse al richiedente. Le modalità di attuazione della procedura prevedono, in ogni caso, l’assistenza del medico di fiducia della persona interessata e sono tali da evitare abusi in danno delle persone vulnerabili, nonché garantire la dignità del paziente ed evitargli sofferenze. Il rafforzamento delle cure palliative non è in contrasto con questa legge: non c’è conflitto tra tutela della vita e autodeterminazione della persona. Siamo consapevoli delle implicazioni, anche etiche e morali, che una norma del genere porta con sé. Si va oltre le appartenenze politiche. Nessuno oggi deve strumentalizzare la discussione o utilizzare in modo distorto le posizioni di ciascuno dei presenti”.
Laura Pernazza (FI): “L’iter di questa legge è stato frettoloso ed anche la presidente Proietti ha lamentato il ritardo con cui è stata sentita. Sembra che si voglia mettere una bandierina piuttosto che affrontare la situazione di persone che soffrono. Nel corso delle audizioni della Terza commissione è emerso con chiarezza che la volontà di porre fine alla propria vita sia un desiderio fluttuante, reattivo e potenzialmente reversibile che può mutare nel tempo. La volontà della persona deve essere libera e consapevole fino all’ultimo momento. In base ai dati Agenas in Umbria solo il 36% dei malati che ne avrebbero bisogno ha accesso alle cure palliative. Cure su cui, come ha ammesso la presidente Proietti, ‘restano fondamentali ma sono carenti’. La maggioranza in Commissione ha detto che non c’è nesso tra cure palliative e fine vita mentre la presidente Proietti ha detto il contrario. In questa legge non c’è nemmeno una riga sulle cure palliative mentre la legge del Veneto le prevede. Ho presentato 11 emendamenti in questa direzione, affinché le cure palliative siano garantite a tutti coloro che ne avrebbero diritto. Grave che la Regione abdichi alle proprie prerogative, non garantendo cure e prestazioni. Per questa legge vengono stanziati 5 mila euro all’anno mentre nulla viene stanziato per le cure palliative. Chiederò che venga aggiunta una clausola valutativa che renda pubblici i dati sull’accesso alle cure palliative, che devono svolgersi in parallelo all’assistenza psicologica. La relazione tecnica della legge non chiarisce se esiste un dispositivo per la autosomministrazione del farmaco. Se non viene modificata la norma rischia di essere impugnata. Servirebbe una informazione più completa alla persona e che la sua volontà sia verificata fino all’ultimo. Nulla viene detto in relazione all’obiezione di coscienza e non viene specificato che la partecipazione alla Commissione è su base volontaria. Concordo con la Presidente sulla necessità di una legge nazionale. È sbagliato il messaggio per cui con questa legge si consente il suicidio medicalmente assistito, visto che ciò è già consentito in tutto il Paese. È necessario che chi arriva a quella richiesta sia libero, informato e sostenuto”.
Cristian Betti (Pd): “Non parlerei di bandierine rispetto a proposte di questo genere. Non si tratta di contrasti tra schieramenti ma di posizioni etiche legittime su cui c’è libertà di coscienza. Altre Regioni, tra cui il Veneto, governata da una maggioranza diversa, hanno approvato leggi simili. Iniziative legislative che non devono essere strumentalizzate. Voteremo a favore di questa legge e abbiamo lavorato per migliorare questo testo, con degli emendamenti, anche sulle cure palliative, che verranno presentati. Su aspetti come questo la libertà di coscienza è assoluta".
Eleonora Pace (FdI): “Tutto ciò che sceglierò di fare oggi è perché ascolterò il mio cuore e non perché qualcuno me lo ha imposto. Oggi trattiamo una legge su vita, sofferenza, dignità della persona, ruolo della medicina e responsabilità del servizio sanitario. Avremmo dovuto affrontare tutto ciò con serietà istituzionale mentre invece c’è stata fretta di arrivare al voto e mancanza di approfondimento. In Terza commissione sono stati approvati emendamenti prima di fare le audizioni. È stato perso tempo, dato che l’atto è stato discusso sei mesi dopo l’assegnazione, da novembre ad aprile. Tempo che poteva essere utilizzato per confrontarsi su un provvedimento che coinvolge direttamente la sanità regionale, le garanzie da assicurare alle persone più fragili. C’è stata poca disponibilità ad approfondire le conseguenze e le implicazioni della legge. Solo a ridosso del voto in Commissione, 72 ore prima del passaggio in Aula, è stata sentita la Presidente. Che ha auspicato una disciplina statale ed ha mosso rilievi sostanziali su alcuni aspetti della legge. Se oggi si ritiene necessario presentare altri emendamenti è evidente che sarebbero stati necessari ulteriori approfondimenti. Le cure palliative devono essere una vera priorità e la Presidente si è impegnata a rafforzarle fino al 2028. Ma occorre renderle davvero accessibili, in modo tempestivo, dato che chi soffre non deve sentirsi solo. La nostra priorità deve essere una sanità che non abbandoni nessuno. Voteremo contro questo testo, che meritava un percorso migliore, più trasparente e responsabile”.
Bianca Maria Tagliaferri (Ud-Pp): “Di fronte ai temi etici è necessario interrogare la propria coscienza. Oggi siamo chiamati ad esprimerci sulla vita e sulla libertà di coscienza. Questa proposta di legge prevede solo una verifica documentale e non un colloquio diretto con la persona. Non ho letto di un accompagnamento costante in termini di supporto psicologico, sociale e familiare. La scelta del fine vita può infatti essere legata alla solitudine, al senso di abbandono e alle difficoltà familiari. La Corte costituzionale ci ricorda che la Repubblica deve assicurare ogni sostegno ma nella legge non ho trovato alcuna verifica della volontà nel momento finale. La capacità di autodeterminazione si indebolisce nei fragili così come la capacità di tutela di loro stessi. Il servizio sanitario dovrebbe garantire le cure piuttosto che accompagnare alla morte. Ampliare le cure palliative è fondamentale così come potenziare l’assistenza domiciliare e il sistema della rete degli hospice. Durante le audizioni ci è stato detto che il pensiero del fine vita non è costante e si può modificare. Servirebbe una legge nazionale in grado di rendere uniformi le previsioni per i cittadini di tutte le regioni. La priorità è sempre la vita e la comunità non dovrebbe mai lasciare indietro nessuno”.
Luca Simonetti (M5S): “la vita è preziosa, per questo dobbiamo avere il coraggio di parlare anche della dignità con cui può concludersi. E la dignità non può essere un privilegio di chi ha i mezzi, né una conquista da ottenere in tribunale. Questa legge ha avuto un percorso lungo. Oggi possiamo trattare questa legge di iniziativa popolare. Ringrazio gli uffici della Terza commissione per il lavoro. Mi scuso con i proponenti che hanno aspettato 13 mesi, più del doppio del termine previsto. Tutte le sensibilità meritano rispetto. Mentre noi siamo qui a parlare di fine vita ci sono tante persone che stanno lottando per non morire. Contemporaneamente ci sono altri per cui continuare a vivere diventa insostenibile. Quanto deve essere grande il dolore di una persona che arriva a superare persino la paura della morte? Ci sono condizioni che diventano insostenibili. A queste persone dobbiamo riconoscere il diritto di congedarsi dalla vita con dignità. Non possiamo accettare che una persona debba guadagnarsi il diritto ad un fine vita dignitoso, debba pagare per andare in Svizzera o per avere un avvocato per il procedimento giudiziario”.
Enrico Melasecche (Lega): “Le preoccupazione espresse dalla consigliera Tagliaferri ci portano a riflettere su quello che andremo a decidere ed è fondamentale che i nostri emendamenti vengano accolti, visto che recepiscono quelle preoccupazioni. Su questo testo serviva un approfondimento maggiore. Si rischia di burocratizzare questa procedura togliendo valore alla vita. Positivo che anche la maggioranza condivida il richiamo all’importanza delle cure palliative. Fondamentale che venga garantito il sostegno psicologico affinché le possibilità economiche di gestire certe situazioni non incidano sulla scelta del fine vita. E che la persona malata possa conoscere enti ed associazioni che offrono accompagnamento e sostegno. Della Commissione dovrebbero fare parte anche un neurologo, un bioeticista, un farmacista e un medico internista. Sarebbe opportuno fermarsi e confrontarsi sul testo di legge e sugli emendamenti che sono stati presentati”.
Tommaso Bori (Pd-vicepresidente Giunta): “Noi oggi in Umbria compiamo una conquista di civiltà, di libertà, di dignità. Intervengo dai banchi del Consiglio e non della Giunta perché oggi ognuno deve parlare con il proprio portato. Grazie alla Presidente della Regione perché chi ha questi ruoli non può permettersi il lusso che ho io. Preferiremmo avere una legge nazionale, ma sono anni che aspettiamo. Siamo qui perché non si è affrontato il tema, anche dopo quattro richiami della Corte Costituzionale. I diritti, anche quando sanciti, non sono automaticamente esigibili. Ho ascoltato il dibattito. Qui non c’è alcuna fretta. Noi stiamo facendo bene. E si può comunque migliorare dopo. Tra il fare in fretta e il fare bene c’è anche il non fare. Noi scegliamo il fare bene. Ci sono battaglie che non finiscono con chi le ha iniziate, continuano nelle persone che le raccolgono, nelle istituzioni, nella società. Laura Santi ci ha sfidato su questo. Ogni persona eserciterà i propri diritti come vorrà. Io non li voglio impedire. In Umbria nessuno sarà spinto a morire, nessuno sarà spinto a fare qualcosa che non vuole. Le 4801 firme hanno iniziato un percorso che non chiede altro che la possibilità di esercitare un diritto. La politica deve garantire i diritti, non può voltarsi dall’altra parte davanti alla sofferenza. Laura ci ha lasciato questa battaglia, dimostriamo che non è una battaglia vana”.
Maria Grazia Proietti (Pd): “Credo profondamente nel valore della vita e nella capacità di stare accanto a chi soffre, a chi è fragile e a chi rischia di restare indietro. Dietro ogni malattia c’è una persona, con la sua storia, le sue paure e la sua dignità. È importante curare così come accompagnare quando la medicina non riesce a vincere la malattia. Considero irrinunciabile potenziare le cure palliative, l’assistenza domiciliare e l’assistenza alle famiglie. La libertà di una persona è autentica se ci sono le condizioni per esercitarla. Questa legge ci chiede di assumerci una responsabilità concreta, senza banalizzare la morte. Non siamo contro la vita ma riconosciamo che esistono situazioni estreme a cui le istituzioni devono dare risposte. Non stiamo parlando di eutanasia ma di autosomministrazione per pazienti che si trovano in precise e definite condizioni. Medici e operatori sanitari non possono essere lasciati soli di fronte a situazioni così delicate e complesse. Dobbiamo tenere insieme i nostri valori, con serietà e umanità. Non dobbiamo giudicare coloro che vivono la sofferenza. Non rinnego il valore della vita ma difenderla significa anche non abbandonare nessuno e garantire a tutti cure, dignità e rispetto”.
Francesco Filipponi (Pd): “La dignità delle persone deve essere tutelata soprattutto nei momenti di maggiore fragilità. Con coscienza ho scelto di sostenere questa legge. Le istituzioni non si devono sottrarre alle questioni più difficili. Altre Regioni, anche di centrodestra, hanno scelto di intervenire per disciplinare procedure e tempi del fine vita. Anche l’Umbria sceglie di dotarsi di procedure e di tempi certi, senza imporre nulla a nessuno, in assenza di un intervento del Parlamento nazionale. Disciplinare una procedura non significa promuovere una scelta. Nessuno dovrebbe arrivare a una scelta così estrema perché si sente solo o un peso per la propria famiglia. Dobbiamo rafforzare terapia del dolore, rete degli hospice e assistenza domiciliare. Richiesta che abbiamo inserito in una apposita mozione. Dobbiamo creare le condizioni affinché tutti, in Umbria, possano beneficiare del sostegno necessario per affrontare la malattia con dignità”.
Sarah Bistocchi (Pd-presidente Assemblea): “Per essere liberi fino alla fine occorre che noi oggi andiamo fino in fondo. La società spesso si è dimostrata più avanti della politica e delle istituzioni. Nel 2021 l’associazione ‘Luca Coscioni’ dà il via ad una delle più grandi campagne referendarie della storia recente, sull’eutanasia legale. La Corte Costituzionale dichiarò inammissibile quel referendum, ma quel milione e 200mila firme aveva tracciato una strada. La storia di Laura Santi è iniziata con una malattia che non ti fa vivere, ma che non ti fa morire. La fine era ciò che Laura desiderava. La volontà delle persone sul proprio corpo va rispettata e va costruita. Di questo dobbiamo ringraziare l’assessore Barcaioli e la presidente Proietti che l’hanno costruita. Le istituzioni devono dare la possibilità di esercitare un diritto. Poi quella possibilità si può cogliere o no. La battaglia di Laura non è stata individuale ma collettiva, il suo gesto non è stato personale ma comunitario. Oggi siamo chiamati a votare una legge che riguarda un concetto di vita dignitosamente vissuta. Il Governo ha avuto 5 anni per legiferare ma non l’ha fatto. L’iter della proposta in commissione non può cambiare una posizione politica. Questa proposta arriva in Aula dopo che i termini per la sua discussione sono scaduti da 7 mesi. La strada prima non c’era, adesso c’è. Noi oggi arriveremo al traguardo”.
Simona Meloni (Pd-assessore): “Questa legge va a normare alcune procedure che già esistono. La pietà richiama un rispetto profondo verso l’umano e la dignità della persona si riconosce restituendo il diritto ad autodeterminarsi. Ricorda l’esempio di Laura Santi significa mettere al centro le sofferenze di chi chiede di essere visto e ascoltato. Non possiamo ignorare quanto indicato dalla Consulta, in attesa che il Parlamento emani una legge nazionale. Nel frattempo spetta a noi intervenire, senza promuovere la morte come soluzione e garantendo il rafforzamento della rete delle cure palliative, che devono essere spiegate e garantite. La priorità resta quella della terapia del dolore e dell’assistenza domiciliare integrata. Esistono però condizioni di sofferenza che travalicano l’umana sopportazione. Questa è una legge di civiltà di cui l’Umbria può andare orgogliosa”.
Letizia Michelini (Pd): “Il diritto non può essere prigioniero della sua forma, senza tenere conto della realtà su cui è chiamato ad incidere. Questo è un voto personale prima che politico. Non introduciamo oggi un diritto ma cerchiamo di inserirlo all’interno di un percorso normativo, cercando di dare un volto ai principi costituzionali che siamo chiamati a riconoscere. Oggi diamo peso alla sofferenza di chi arriva a voler scegliere cosa fare, avendo comunque diritto a cure ed assistenza adeguate”.
Stefano Lisci (Pd): “Non si può giudicare la sofferenza degli altri o decidere quanto sia sopportabile la loro sofferenza. Questa legge non toglie la possibilità di lottare per la vita. Le cure palliative sono una eccellenza per la nostra sanità. Questa legge permette di lasciare aperta un’altra strada per chi non ce la fa più. Dobbiamo essere in grado di rispettare la dignità dei più fragili senza lasciare che la solitudine o la mancanza di assistenza diventino ulteriori pesi da sopportare”.
Francesco De Rebotti (Pd - assessore): “Dobbiamo mettere tutti nelle condizioni di compiere una scelta così difficile. Ringrazio coloro che oggi manifestano delle remore rispetto a questo testo, dando spazio alla propria coscienza. Di fronte a queste vicende ci si dedica soltanto agli altri. Questa legge potrà essere migliorata e modificata, magari anche grazie ad una nuova legge nazionale, al nuovo Piano sanitario o a supporti scientifici futuri. Ed anche con gli emendamenti che discuteremo tra poco”.
Donatella Tesei (Lega): “La vita è sacra e noi abbiamo il dovere di difenderla. Non posso consentire che non se ne parli. Non possiamo mettere sullo stesso livello il diritto alla morte assistita, all’autodeterminazione della nostra vita, con conquiste di altri diritti. Piuttosto che correre in Commissione si poteva migliorare la legge, inserire percorsi alternativi, seguire le considerazioni fatte dalla presidente Proietti. Si poteva slittare di una settimana ma portare un’articolazione corretta, con al centro il potenziamento delle cure palliative, in modo da non arrivare qui con la necessità di emendamenti. Come quello della maggioranza dove si chiede di abolire le parole ‘la fase terminale della vita’. Fino a che punto arriva l’autodeterminazione? Quando la mettiamo in campo? I limiti della sopportazione del dolore sono soggettivamente diversi. Qui una riflessione la dobbiamo fare. Siamo veramente alla fine certificata di un percorso di vita su questa terra? Ma togliere quella frase significa andare a ritroso. È una questione etica di grande responsabilità che ci dobbiamo porre”.
Fabio Barcaioli (assessore): “La presenza di tutta la Giunta e della Presidente dimostrano un grande rispetto e attenzione verso il Consiglio regionale. Le differenze all’interno della maggioranza sono normali e non sono una notizia su questi temi. La scelta del fine vita può sempre essere revocata”.
Stefania Proietti (presidente Giunta): “Oggi quest’Aula è stata esemplare e vi ringrazio per questa discussione su un tema tanto delicato. Dobbiamo parlare di rispetto della vita e di tutto quanto c’è da fare per tutelarla. Gli emendamenti che discuteremo apporteranno delle modifiche che riteniamo necessarie dopo il confronto tra i gruppi di maggioranza. Avrei voluto discutere ancora di più questo testo, avremmo potuto fare di più per garantire un maggiore coinvolgimento se fosse stato possibile ampliare i termini dell’iter. Rispetto alle cure palliative, il 30 gennaio abbiamo presentato il piano per il loro potenziamento che fissa degli obiettivi specifici, per arrivare a coprire il 90% della popolazione interessata da malattie croniche, evolutive e inguaribili. Il valore intangibile della vita lo possiamo difendere dando forza a cure palliative, hospice e cure domiciliari. Tutto questo mettendo al centro la persona e la sua dignità. Se Laura Santi avesse dovuto affrontare il viaggio verso la Svizzera sarebbe stata sottoposta ad una ulteriore sofferenza. Nel rispetto delle sfumature presenti nella coalizione annuncio la mia non partecipazione al voto. Una scelta meditata e sofferta che è il frutto delle riflessioni che ho cercato di esporre anche oggi”. MP/DMB
