Disciplina regionale dei lavori pubblici: “Le associazioni datoriali denunciano l’assenza di confronto e c’è il rischio di produrre norme distanti da esigenze reali”
Nota dei consiglieri regionali di opposizione Pernazza e Romizi (Forza Italia), Melasecche e Tesei (Lega Umbria), Pace, Giambartolomei e Agabiti (Fratelli d’Italia), Nilo Arcudi (Tp-Uc)
09 Set 2026 16:58
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(Acs) Perugia, 9 settembre 2026 - “L’audizione che si è svolta ieri, martedì 8 settembre, in Seconda Commissione sulla proposta di legge a firma dei consiglieri Ricci e Michelini, relativa alla modifica della legge regionale 3/2010, avente ad oggetto ‘Disciplina regionale dei lavori pubblici e norme in materia di regolarità contributiva per i lavori pubblici’, ha confermato in maniera inequivocabile le forti criticità che evidenziamo ormai da tempo: la necessità di aggiornare la legge del 2010, sotto vari aspetti datata, a tutela dei lavoratori ma in un equilibrio complessivo non penalizzante per chi crea lavoro e valore. Le associazioni datoriali denunciano l’assenza di confronto”: così, in una nota, i consiglieri regionali di opposizione Laura Pernazza e Andrea Romizi (Forza Italia), Enrico Melasecche e Donatella Tesei (Lega Umbria), Eleonora Pace, Matteo Giambartolomei e Paola Agabiti (Fratelli d’Italia) e Nilo Arcudi (Tp-Uc).
“Nel corso dell’audizione - spiegano - le principali associazioni datoriali umbre (ANCE, Confindustria, CNA, Confartigianato, Confapi e Legacoop) hanno espresso una posizione critica unanime rispetto al mancato coinvolgimento preventivo nella fase di elaborazione del testo, sottolineando come siano state preventivamente consultate esclusivamente le organizzazioni sindacali. Un fatto grave, al quale si aggiunge un’ulteriore criticità emersa nel corso del confronto: il mancato coordinamento tra Assemblea legislativa e Giunta regionale, mentre quest’ultima sta portando avanti, parallelamente, propri tavoli di lavoro. Il risultato è un percorso frammentato e confuso, che rischia di produrre norme lontane dalle reali esigenze dell’intero sistema produttivo umbro. L’impostazione ideologica portata avanti dal gruppo AVS rischia così di trascinare l’Assemblea legislativa verso scelte pesanti senza la dovuta considerazione anche delle esigenze di chi investe, produce e crea occupazione nella nostra regione”.
“Dall’audizione è emerso - proseguono - un vero e proprio grido d’allarme per il futuro del comparto delle costruzioni e, più in generale, del tessuto produttivo umbro. Con l’esaurirsi della spinta determinata dal Superbonus e dalle risorse del PNRR, le previsioni indicano una contrazione del fatturato stimata intorno al 10 per cento e una netta riduzione degli investimenti a partire dal 2027 con il rischio anche di una conseguente perdita di posti di lavoro che va contrastata in tutti i modi. Dal confronto con le associazioni datoriali è emersa quindi con chiarezza la richiesta alla politica regionale di concentrare prioritariamente la propria attenzione sulla programmazione delle opere pubbliche, garantendo continuità agli investimenti e mettendo in campo strumenti capaci di contrastare la prevista inversione del ciclo, sostenendo imprese, occupazione e sviluppo economico. Le organizzazioni datoriali hanno inoltre legittimamente chiesto più tempo per approfondire il provvedimento e formulare le proprie osservazioni: una richiesta che condividiamo e che è stata accolta. Nella sua formulazione attuale, infatti, la proposta di legge non affronta alcune delle questioni decisive indicate dagli stessi operatori: non offre certezze sui tempi di pagamento alle imprese; non individua risposte alla crisi del settore residenziale; non introduce una reale semplificazione burocratica, con il rischio, al contrario, di aumentare gli adempimenti anziché uniformare e rendere più snelle le procedure; non garantisce un’adeguata tutela e valorizzazione delle piccole e medie imprese e non tiene sufficientemente conto del provvedimento attualmente in discussione a livello europeo. Su quest’ultimo aspetto occorre particolare attenzione: non possiamo approvare oggi una legge regionale con il rischio di doverla modificare tra pochi mesi per adeguarla alla normativa sovranazionale. Guardiamo favorevolmente all’istituzione di osservatori e tavoli di lavoro, ma questi strumenti hanno senso soltanto se dialogano tra loro e se diventano luoghi di confronto reale con tutte le parti interessate, e non semplici passaggi formali”.
“Serve responsabilità - concludono - serve coordinamento e serve soprattutto ascolto. Il tempo e le risorse dell’Assemblea legislativa devono essere concentrati su interventi concreti, costruiti attraverso un confronto serio con chi ogni giorno fa impresa e crea lavoro in Umbria. Non è accettabile procedere con provvedimenti affrettati e ideologici che, anziché sostenere il sistema produttivo regionale, rischiano di generare nuova burocrazia e ulteriori difficoltà per le nostre imprese, norme distanti da esigenze reali”. RED/
