CONSIGLIO REGIONALE: “PRIORITARIO VALUTARE I RISULTATI DELLE LEGGI E GLI EFFETTI DELLA SPESA PUBBLICA” - A PALAZZO CESARONI SEMINARIO SU RUOLO ASSEMBLEE LEGISLATIVE E 'CLAUSOLA VALUTATIVA'

Valutare l’efficacia delle leggi sui risultati effettivamente prodotti, per migliore la produzione legislativa. Fornire efficaci strumenti di controllo e misurazione dell’impatto delle politiche pubbliche. Sono questi i punti al centro del seminario  “Le Assemblee legislative regionali e la valutazione delle politiche pubbliche” che si è svolto oggi a Perugia (Palazzo Cesaroni) su iniziativa del Consiglio regionale, Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali e del progetto “CAPIRe.”

Data:

30 Mar 2012 01:00

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(Acs) Perugia 30 marzo 2012 – Valutare le leggi regionali esistenti sui risultati effettivamente prodotti. Pensare quelle future in funzione della possibilità di verificarne gli effetti; darsi strumenti incisivi per consentire che in Umbria come nel resto d'Italia la valutazione delle politiche pubbliche, responsabili negli ultimi anni di uno dei più alti debiti del mondo, diventi prassi, cultura politica, habitus mentale sia nelle file delle maggioranze che governano che delle opposizioni cui spetta sempre più il compito di controllare in modo incisivo. Si è parlato di questo a Palazzo Cesaroni, in un apposito seminario voluto dal Consiglio regionale e dai responsabili del progetto 'CAPIRe', a suo tempo promosso dalla Conferenza delle Regioni. E l'argomento presentato in forme nuove e molto coinvolgenti, da due esperti ed addetti ai lavori, Marco Sisti e Alberto Martini, ha suscitato un interessante dibattito fra sfera politica ed apparato burocratico, in primo luogo sulla efficacia di quella 'Clausola valutativa', introdotta nel nuovo statuto umbro e già inserita in alcune leggi regionali.

 

Ha aperto i lavori Andrea Lignani Marchesani (consigliere regionale e componente del Comitato di indirizzo) che dopo aver confessato un suo iniziale scetticismo sulla bontà del progetto ‘CAPIRe’ e ha detto che a fronte delle crisi della politica, il futuro delle Assemblee elettive, a partire da quella regionale, dovrà sempre più concentrarsi sulla valutazione degli effetti delle leggi, più che sulla programmazione resa difficile dalla cronica mancanza di risorse finanziari. Per Lignani Marchesani, anche la  recente legge regionale sulla semplificazione amministrativa, votata alla unanimità, necessita di una attenta valutazione per capirne effetti e conseguenze in tempo reale; ma la stessa cosa dovrà riguardare la riforma endo-regionale i cui limiti sono già evidenti ed a maggior ragione la prossima importantissima riforma della sanità umbra.

Più che di nuove leggi, ha aggiunto il segretario generale Franco Todini, c'è bisogno di riordinare la normativa esistente, valutandola proprio dal versante dei risultati prodotti e delle difficoltà gestionali. Ma per trasformare il monitoraggio da buon proposito a metodo, ha aggiunto, c'è bisogno di che gli stessi atti vengano pensati e predisposti per essere facilmente valutati ex post, tramite modelli condivisi e dati aggiornati forniti dal livello esecutivo, il cui flusso continuo dovrebbe servire ad esempio a garantire una conoscenza aggiornata dello stesso Documento annuale di programmazione.

 

Per dimostrare che in Italia non esiste una cultura consolidata della valutazione degli effetti di una legge o di un provvedimento,  e che “spesso chi governa non sa se i sui programmi funzionano realmente”, i due relatori Marco Sisti ed Alberto Martini si sono avvalsi della presentazione di indagini scientifiche ad hoc, ad esempio sull'apprendimento scolastico, con tanto di verifiche confermative e di messa in discussione dei risultati, per concludere che la politica non può decidere in modo impaziente, ma deve darsi metodi e strumenti di valutazione. E' stato citato il caso degli Usa che si sono posti il problema di valutare gli effetti della spesa pubblica 40 anni fa e da allora continuano a finanziare con fondi sempre maggiori, destinati a ricerche mirate sollecitate dallo stesso Congresso o dalla Banca Mondiale. E mentre questo tipo di ricerche stanno crescendo in Europa, sopratutto in Francia, “in Italia si parla molto di valutazione, ma in modo retorico senza realmente farla, anche perché mancano figure specifiche come gli analisti di politiche pubbliche .

 

Nel concreto dell'Umbria si è parlato della 'clausola valutativa', e nel dibattito che ne è seguito è emerso  il problema della necessaria collaborazione fra Consiglio e Giunta regionale, ed uffici perché – è stato detto – ogni tentativo di valutazione approfondita presuppone disponibilità e circolazione di informazioni, dati costanti, elementi conoscitivi sui singoli atti, sui finanziamenti elargiti, sulla gestione quotidiana che la Giunta fa di provvedimenti deliberati dal Consiglio e che “da quel momento, ha evidenziato Paolo Brutti (Idv), sfuggono a qualunque conoscenza dei consiglieri, mentre la clausola valutativa rischia di essere messa in bella mostra sulle leggi, ma con il ruolo della classica foglia di fico”. Maria Rosi (Pdl) ha invece posto il problema dell'inevitabile sfasamento temporale fra i tempi della politica, “presa dal dover decidere in modo rapido e quelli della valutazione che sono necessariamente più lunghi e non richiedono fretta”. Ogni valutazione, ha osservato Sandra Monacelli (Udc) particolarmente soddisfatta del livello qualitativo del seminario, presuppone disponibilità di risorse aggiuntive che al momento mancano; mentre Franco Tomassoni (assessore alla sanità ) ha detto che “la clausola valutativa per funzionare necessità di una più stretta collaborazione fra Assemblea ed esecutivo”. Di diverso avviso, Massimo Mantovani (Pdl), “solo soggetti terzi, esterni alla Regione, come l'Università, possono garantire una valutazione oggettiva ed approfondita, perché richiede competenze e specializzazioni che la politica di oggi, troppo precaria, non può garantire”. GC/gc

FOTO PER LE REDAZIONI: http://goo.gl/4DKvN

Ultimo aggiornamento: 30/03/2012