CONSIGLIO REGIONALE (4): RISOLUZIONE DELLA MAGGIORANZA CHIEDE NUOVE REGOLE E PIÙ RIGORE; NO ALLE DIMISSIONI DELLA MARINI CHIESTE DALLE MINORANZE, NO AL DOCUMENTO UDC – IL VOTO DELL'AULA DOPO IL DIBATTITO
Il dibattito che ha impegnato l'Assemblea di Palazzo Cesaroni per una intera giornata sul tema delle dimissioni dell'assessore Riommi a seguito degli sviluppi della inchiesta della magistratura sulla sanità umbra , si è chiuso con il voto su tre distinti documenti. E' stato approvato quello proposto dai capigruppo della maggioranza ed illustrato in aula da Locchi (PD) che sollecita nuove regole e maggior trasparenza nella gestione della sanità e delle nomine. Respinta la risoluzione delle opposizioni (Pdl,Lega nord Fli) che chiedevano le dimissioni della presidente della Giunta Catiuscia Marini. Non è passato nemmeno un terzo documento, a nome dell'Udc, che proponeva un patto con i cittadini nel nome della trasparenza di nuove procedure concorsuali.
19 Ott 2010 01:00
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(Acs) Perugia 19 ottobre 2010 – La seduta del Consiglio regionale, interamente dedicata alle dimissioni dell'assessore regionale alla sanità Vincenzo Riommi, si è chiusa alle ore 16,30 con l'approvazione di un documento proposto dalla maggioranza a firma dei capigruppo Locchi (Pd), Dottorini (Idv), Stufara (Prc), Buconi (Socialisti) e Carpinelli (Pdci) ed illustrato in Aula da Renato Locchi che di fatto chiede nuove regole, più rigore e più trasparenza nelle procedure della gestione della sanità ed è stato approvato con 19 sì e 11 no.
Respinti gli altri due documenti: nell'ordine la risoluzione Pdl-Lega nord e Fli che partendo da una decisa condanna dell'operato della attuale Giunta per continuità con la precedente chiedeva le dimissioni della presidente Catiuscia Marini. Il documento è stato respinto con 18 voti contrari, 10 a favore e l'astensione di Sandra Monacelli Udc.
Bocciato con 20 voti contrari e un solo sì e 9 astensioni, il terzo documento, proposto dall'Udc che sollecitava nuove regole e “un patto con i cittadini, eticamente fondato su un'amministrazione onesta e competente”.
I lavori del Consiglio erano cominciati in mattinata con la relazione della presidente Catiuscia Marini che ha ricordato come le dimissioni dell'assessore Riommi, pur non dovute, rappresentano un atto di responsabilità da esportare in Italia perché la magistratura ha ufficialmente escluso ogni coinvolgimento della Giunta nella inchiesta ed ha invitato la politica a riflettere in primo luogo sul modello umbro si sanità.
Il successivo dibattito continuato fino al tardo pomeriggio, ha fatto emergere giudizi duri sulla gestione della sanità umbra, emersi dalla inchiesta sulla Asl di Foligno. Li ha proposti l'opposizione di centrodestra che con Fiammetta Modena, portavoce Pdl-lega Nord, ha parlato di “pratica melmosa, di voto di scambio e di sistema corrotto”, tale da mettere in dubbio la legittimità stessa della presidente Marini, invitata a dimettersi. Dimissioni chieste anche dal capogruppo Raffaele Nevi, perché la gestione dell'attuale esecutivo sarebbe la “prosecuzione di un sistema di tipo mafioso, come dimostrano le intercettazioni che parlano di epurazioni”. Sulla stessa linea Gianluca Cirignoni che, a nome della Lega Nord, ed evocando le responsabilità politiche della Giunta attuale ne ha invocato le dimissioni. Ha parlato di “sfacciato sistema di potere”, Sandra Monacelli (Udc) reclamando l'immediata introduzione di assunzioni e concorsi trasparenti. Cambiamenti profondi, da domani, li ha sollecitati Franco Zaffini (Fli) che ha ricordato come il tema dei criteri di scelta dei direttori generali lo avesse posto lui stesso in passato senza avere risposta.
Di altro taglio le posizioni dei gruppi di maggioranza. Condanna e presa di distanza dai metodi emersi, l'ha espressa Italia dei valori con Dottorini e con Brutti che ha chiesto di tornare a concorsi, regole e costi standard dei servizi sanitari. Stufara (Prc) ha sollecitato il recupero della piena autorevolezza della politica e le sue funzioni di indirizzo e soprattutto di controllo. Ha invece difeso la qualità della sanità umbra e il sistema di welfare, Massimo Buconi (Socialisti) esprimendo “da garantista” solidarietà alla Giunta Marini ed a Riommi per il suo gesto che accelera le indagini. Ha parlato di necessaria autocritica, di necessario rilancio della politica e del ruolo dei partiti, il consigliere del Pd Lamberto Bottini che ha ricordato il consenso riscosso dal centrosinistra per il buon governo dell'Umbria.
GLI INTERVENTI DEL POMERIGGIO
Illustrando il testo dell’ordine del giorno di maggioranza, Renato Locchi ha evidenziato che “le sorti del Pd potevano essere migliori senza quel reticolo e quelle commistioni che emergono dalle indagini. Su 100 che bussano alla porta, per 2 o 3 che possono ricevere una risposta positiva, tutti gli altri restano scontenti e ricevono una risposta negativa. Emerge con evidente chiarezza la necessità, ribadita questa mattina dal segretario del Pd, di uno sguardo impietoso che parta proprio dal Partito democratico. Per quanto ci riguarda pensiamo di rimuovere e di correggere in profondità le dinamiche che sono emerse. Questo è il nostro impegno con l'Umbria e con noi stessi. Scegliendo di dimettersi l'assessore Riommi ha dimostrato una sensibilità che gli fa onore e che fa onore al partito di cui fa parte. C'è da essere preoccupati quando dalle telefonate emerge un lavorìo intorno al piano della politica da parte di chi dovrebbe eseguire e non condizionare le decisioni politiche. Si ripropone quanto emerso con alcuni grandi burocrati, con i 'boiardi di Stato' che condizionavano la politica nazionale. Il sistema sanitario umbro è eccellente e rappresenta un patrimonio comune, così come comune deve essere lo sforzo per mantenerlo e migliorarlo. Dobbiamo preoccuparci che non venga meno la fiducia e la credibilità del sistema verso i cittadini umbri, al di là delle responsabilità e degli ordinamenti giuridici”.
Il documento della maggioranza impegna la Giunta regionale “ad intensificare i processi di riorganizzazione ed innovazione già avanzati per mantenere l'eccellenza del sistema sanitario, recuperando e migliorando i punti critici che presenta. Gli aspetti deprecabili che emergono da questa vicenda devono essere l'occasione per rafforzare il settore. È quindi auspicabile che la Giunta ripensi le modalità di reclutamento del personale mettendo mano alla riforma del sistema dei concorsi per le assunzioni e delle modalità di nomina dei direttori generali e del personale dirigenziale, rimuovendo ogni margine di opacità a qualsiasi livello, non alimentando precarietà ed ulteriori livelli di esternalizzazioni e riproponendo il merito come parametro unico di valutazione. Massima deve essere la trasparenza nelle procedure di fornitura di beni e servizi anche attraverso la fissazione di costi standard regionali”. L'ordine del giorno chiede inoltre all'Esecutivo di Palazzo Donini di “sviluppare un più forte ruolo politico del governo regionale sulle proprie funzioni di indirizzo e controllo, recuperando una più netta e marcata distinzione rispetto alle responsabilità dell'Amministrazione, introducendo forme di bilanciamento ed ulteriore controllo rispetto alle funzioni del direttore generale. Viene infine proposto di valutare, anche al fine di ripristinare la massima serenità e autorevolezza nelle relazioni con i cittadini da parte del sistema sanitario, l'opportunità di riprodurre ulteriori iniziative rispetto all'organizzazione ed alla direzione del sistema stesso.
I consiglieri regionali di Pdl, Lega e Fli hanno presentato una Risoluzione per impegnare la presidente “a prendere atto della sistemica infezione determinata da un diffuso e incontrastato voto di scambio, rendendo il mandato ai sensi dell’articolo 64 dello Statuto”. La portavoce Fiammetta Modena ha illustrato le ragioni di questa richiesta di dimissioni della presidente: “La restituzione delle deleghe deve essere la logica conseguenza non dell’essere o meno indagato, ma della impietosa ricostruzione di un sistema clientelare che impedisce ai meritevoli ed ai bisognosi di avere uno spazio in Umbria, e di una guerra per bande di natura affaristica che devasta il centrosinistra e il PD. Le dimissioni di Gigliola Rosignoli dalla Asl numero 3, la destrutturazione della Agenzia per gli acquisti, l’individuazione di un tecnico per governare la sanità e la costituzione di una commissione d’inchiesta sono misure momentaneamente necessarie ma non sufficienti a garantire l’Umbria dalla deriva determinata dal voto di scambio”. Alla luce di ciò “è ormai destituita di fondamento – si legge nella risoluzione del centrodestra – la legittimazione democratica della presidente e della coalizione che la sostiene”.
Illustrando la risoluzione del suo gruppo Sandra Monacelli (Udc) ha criticato il sistema di potere sanitario umbro come “pratica perversa”, ha lamentato la decisione di rimuovere la dirigente Rosignoli solo dalla Agenzia Umbria Sanità; ma ha anche apprezzato le dimissioni dell'assessore Riommi, “un contributo alla trasparenza” e le decisioni della presidente Marini di riprendersi la delega. Ora la Giunta deve impegnarsi, ha aggiunto la Monacelli: “A promuovere un nuovo patto con i cittadini eticamente fondato su una amministrazione onesta e una competenza effettiva; ad attivare assunzioni future su percorsi concorsuali trasparenti “che rifuggano da meccanismi clientelari” e ad “istituire un albo nazionale da cui scegliere i direttori generali e i primari per evitare che la lottizzazione politica inquini la sanità”.
DICHIARAZIONI DI VOTO
ALFREDO DE SIO (PDL): “Siamo di fronte a un sistema marcio, dove la questione della gestione pubblica viene fatta per fini partitici e a danno dei cittadini. Non riguarda solo la sanità, visto che dai giornali apprendiamo che interessa la protezione civile, le attività della Web Red e altre. E’ una emergenza di carattere morale. Ed è motivo delegittimante. Chiediamo conto di trasparenza e correttezza, a fronte di questa ‘morale superiore’ promossa dal partito di maggioranza che ha reso legittimo usare certi metodi”.
GIANLUCA CIRIGNONI (LEGA NORD): “Oggi non parliamo della sanità ma di un sistema che ha sfruttato la sanità per garantire il potere di una certa parte politica e la Giunta ha chiare responsabilità. Il voto di oggi segna le distanze tra chi accetta che la sanità venga utilizzata per mantenere le cariche e chi, come la Lega Nord, chiede che questo sistema sia cambiato”.
MASSIMO MONNI (PDL): “Ciò che indigna maggiormente è il contenuto imbarazzante delle intercettazioni telefoniche, con una capoinfermiera che fa 950 telefonate per far votare per le primarie usando i telefoni pubblici, invece di fare il proprio lavoro di caposala verso i malati. Oppure con una signora che si lamenta del fatto che con 1500 euro non ha da mangiare e la dirigente dell’Asl che cerca di fargli avere l’aumento di stipendio. C’erano stati altri eclatanti interventi della magistratura in Umbria che avevano riguardato singoli imprenditori o funzionari politici, ma mai come oggi era emerso il coinvolgimento della politica”.
SANDRA MONACELLI (Udc): “Ho l'impressione che la maggioranza si attacchi ad una rivendicazione di un passato che ormai non c'è più senza voler vedere un sistema che ora è in crisi. Apprezzo il tentativo di voler ristabilire un limite marcato tra burocrazia e amministrazione. È un errore tattico chiedere le dimissioni della Giunta perché si applica sul piano locale la politica che a livello nazionale fa Di Pietro. Chiedendo le dimissioni della presidente non si ottiene altro che rinsaldare la maggioranza, anche nella sua componente giustizialista. Mi asterrò sul testo del Pdl e non voterà la mozione del centrosinistra”.
ROCCO VALENTINO (Pdl): “Vorrei credere alla neutralità della magistratura, ma non posso farlo perché vedo i pm perugini che sfilano sotto le bandiere rosse e aizzano la folla in Piazza della Repubblica. E non credo nella libertà di stampa, soprattutto a livello locale. La risoluzione della maggioranza lascia il tempo che trova e si arrampica sugli specchi del un passato. Avete creato un sistema di favori e non di meritocrazia. Sappiamo bene che questi sistemi non riguardano soltanto la sanità: questo sistema è stato creato in Umbria dalla presidente Lorenzetti. Un sistema spartitorio di cui fanno parte anche i partiti, come Rifondazione comunista, che sostengono il Pd nel governo delle città e delle Province.
MARIA ROSI (Pdl) “Personale solidarietà a Riommi che io stessa nei giorni scorsi avevo auspicato si sospendesse. Ciò che emerge dalla vicenda giudiziaria e dalle intercettazioni si delinea si delinea un sistema di potere arrogante. Un sistema che abbiamo in parte conosciuto anche nell’audizione dei revisori dei conti dell’Agenzia Umbria sanità che non avevano controllato nulla, nella certezza evidentemente che c’è un ‘ombrello politico’ che ripara tutti. Ma oggi forse abbiamo perso un’occasione per rilanciare una nuova etica della politica, ma è un’azione che dobbiamo compiere per dare un segnale forte di speranza e di futuro ai giovani: per loro dobbiamo rilanciare questa prospettiva”.
FRANCO ZAFFINI (Fli) – “Sì a risoluzione dell’opposizione, ma faccio una valutazione fuori dagli schieramenti e dalle appartenenze: dispiace vedere che ora si esprime la volontà di metter mano a certe situazioni perché se ne sta occupando la magistratura. Oggi la maggioranza dice di voler intervenire ‘con rigore’, mi chiedo perché non si è fatto prima. Occorre recuperare la politica con la ‘P’ maisucola. Nella legislatura precedente la maggioranza da noi sollecitata su questi temi e queste storture diceva cose opposte. La presidente Marini dice di voler cambiare sistema, e lo dice nelle dichiarazioni programmatiche ed è ribadito nella risoluzione della maggioranza, ma questo dice tutto e niente, nello stesso momento, occorre rivedere concretamente e a fondo il sistema sanitario. Che si cominci a farlo da subito e non a parole”.
VINCENZO RIOMMI (PD): “Prendo la parola per iniziare ad esercitare le prerogative del consigliere, essendo evidente che, nel profondo apprezzamento di quanto ha formalizzato la presidente, ritengo di confermare le mie dimissioni, che ritengo giuste per vari motivi: non ho compiuto un atto eroico, ho esercitato una responsabilità politica. Potevo semplicemente chiedere alla Procura se ero iscritto nel registro degli indagati, come hanno fatto molti altri, ma io ho preferito reagire all'opaco tentativo di mettere in discussione l'operato dell'intera Giunta. Il senso di responsabilità va esercitato fino in fondo, soprattutto da chi siede in questo Consiglio da 10 anni.
Qualche cortocircuito è accaduto, dato che alcune vicende erano sulle pagine dei giornali ben prima del mese di ottobre. È singolare nel giorno in cui il nome del sottoscritto è stato associato alle indagini alcuni giornali locali e solo alcuni hanno messo in prima pagina il mio nome. Questo soltanto perché tra le tante utenze di cui si richiedeva l'intercettazione c'era anche la mia: questo non significa nulla in termini giudiziari e lo capiscono tutti. Noi umbri abbiamo tutti i difetti del mondo, consigliere Nevi, ma non ci meritiamo di essere descritti neanche nella più tattica delle polemiche politiche, nei termini che sono stati utilizzati oggi. Rispetto le comunicazioni formali della magistratura, rispetto gli atti di indagine, ma credo che quando si svolge una funzione di governo basta il solo dubbio, autorevolmente alimentato, per chiedere che si applichi una etica della responsabilità che oggi nessuno esercita, rassegnando le dimissioni. Un atto limpido e chiaro serve a rimettere in sintonia le istituzioni con il cittadino”.
FIAMMETTA MODENA (Per l’Umbria): “L’intervento dell’ex-assessore Riommi non mi ha convinto. Non c’è stata alcuna campagna di stampa preorganizzata, come ha sostenuto, e le sue dimissioni non risolvono nessuno dei problemi politici che si sono aperti, né tantomeno tutelano l’operato della Giunta. Anzi, questa delle dimissioni è sì un’operazione mediatica. La questione non si chiude con le dimissioni dell’assessore alla sanità. Al contrario noi non abbassiamo la guardia e continueremo a vigilare. Il quadro complessivo dell’inchiesta non è chiaro, ma ci sono elementi che ci fanno ritenere che sia in corso una guerra tra bande all’interno del Pd per equilibri post-elettorali”.
ANDREA LIGNANI MARCHESANI (PDL): “Ribadisco la mia solidarietà al capogruppo Nevi e ringrazio della solidarietà ricevuta dal collega Monni. Il riferimento alla mafia riguarda evidenti articoli e intercettazioni apparse sui giornali, riferite a soggetti che hanno responsabilità apicali o hanno avuto un ruolo in questo Consiglio. La pressione esercitata con certi metodi ha determinato l'indicazione della persona che è stata candidata e poi eletta alla presidenza della Giunta regionale. Emerge anche l'incapacità di gestire certe situazioni: il consigliere Brutti ha riportato il motto bolscevico del 'avere meno – avere meglio', e almeno le dimissioni di chi ha un ruolo apicale nominato dalla politica dovrebbero essere ottenute. Il fatto che la presidente Marini non sia stata in gradi di ottenerle getta un'ombra sulla capacità gestionale dell'Esecutivo. GC/PG/TB/MP
