CONSIGLIO REGIONALE (1): REFERENDUM FUSIONE COMUNI ALTO ORVIETANO - LE RELAZIONI DI MAGGIORANZA (LOCCHI-PD) E MINORANZA (LIGNANI MARCHESANI-FD'I E DOTTORINI-IDV)
06 Mar 2014 00:00
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(Acs) Perugia, 6 marzo 2014 – Le modifiche alla legge '14/2010' riguardanti le modalità di svolgimento dei referendum consultivi per l'istituzione di nuovi Comuni, fusione di Comuni esistenti o modificazione delle circoscrizioni e delle denominazioni comunali proposte dall'Esecutivo regionale sono state illustrate dai relatori di maggioranza (Renato Locchi-Pd) e di minoranza (Andrea Lignani Marchesani-Fratelli d'Italia e Oliviero Dottorini-Italia dei Valori).
LE RELAZIONI
RENATO LOCCHI (Pd-relatore di maggioranza): “La Legge '14/2010' prevede un vincolo temporale per l'effettuazione del referendum consultivo che può essere tenuto solamente nel periodo tra il 15 aprile e il 30 giugno. La modifica normativa in questione è necessaria per superare questo vincolo temporale e permettere quindi lo svolgimento di referendum consultivi per l'istituzione di nuovi Comuni, fusione di Comuni esistenti o modificazione delle circoscrizioni e delle denominazioni comunali. La legge prevede che il presidente della Regione, entro dieci giorni dal ricevimento della deliberazione, indica con decreto il referendum in una domenica ricadente nel periodo compreso tra 30 e 120 giorni dalla data del decreto stesso. Altro problema, posto dall’articolo 47 della stessa legge, riguarda lo svolgimento del referendum consultivo, che deve osservare le disposizioni di quello abrogativo. E una di queste disposizioni prevede la sospensione del procedimento per una serie di eventi tra i quali le elezioni amministrative. L'altra modifica riguarda la validità del referendum, legata al raggiungimento del quorum degli aventi diritto (50 per cento più uno) e per l'approvazione la maggioranza dei voti espressi. Molte Regioni, tra cui Toscana e Veneto, fin dal 2013 non prevedono un quorum neanche per la validità del referendum. Il Consiglio regionale dovrebbe valorizzare e favorire il protagonismo dei cinque Comuni dell'Alto Orvietano, auspicando che queste iniziative possano essere estese anche ad altre parti del territorio regionale. Questo disegno di legge ha rispettato perfettamente l'iter istituzionale, percorrendo tutti i passaggi previsti, compresa una audizione con tutti i soggetti interessati”.
ANDREA LIGNANI MARCHESANI (Fd'I – relatore di minoranza): “Ci troviamo di fronte ad un atto sul quale era necessaria una maggiore riflessione, perché si va comunque a modificare una geografia disegnata da secoli di storia e basata su confini determinati da barriere naturali e non solo. Si tratta di una scelta da ponderare bene perché va oltre situazioni di carattere economico e sociale. Comprendo comunque benissimo la difficoltà di certi Comuni di piccole dimensioni e pochi abitanti nel tenere in piedi anche i servizi indispensabili e fondamentali per i propri cittadini. Bisogna sempre tenere conto però di chi si oppone a questa scelta di fusione. Era necessario più tempo per approfondire meglio la questione, invece si è preferito perseguire un percorso di sostanziale urgenza. Una scelta figlia di inconfessate preoccupazioni di natura politica. L'assessore Paparelli ha messo pressione per poter svolgere il referendum il prossimo 13 aprile. Ma sarebbe indubbiamente più logico che si tenesse dopo le elezioni amministrative di maggio, perché queste dovranno tenersi comunque e rappresenteranno una pantomima certamente non condivisibile. Servono garanzie per garantire a chi rifiuta la fusione, fosse anche un solo Comune, di poter mantenere l'autonomia. Questo disegno di legge va ad incidere, in corso d'opera, su una procedura fin troppo farraginosa che di fatto vieta i referendum. Ma attenzione a non cadere nell'eccesso opposto”.
OLIVIERO DOTTORINI (Idv – relatore di minoranza): “Con questo provvedimento la Giunta ha evidenziato un vulnus nella disciplina degli istituti di partecipazione, imbattendosi in un’incongruenza macroscopica tra quanto enunciato nella legge '14/2010' in relazione all’istituto referendario e alle reali possibilità di rendere disponibile ed esigibile un diritto. La stessa legge 14 prevede che tali referendum si svolgano solo nel periodo compreso tra il 15 aprile e il 30 giugno e non in concomitanza di altre consultazioni elettorali politiche, nazionali o amministrative. E questo significa: mai. È quindi comprensibile e corretto che la Giunta voglia correggere l'errore. Sui tempi ci sarebbe forse da discutere, ma il merito è sicuramente condivisibile. E annuncio il voto favorevole sui quesiti referendari. Ma l'impossibilità di celebrare la consultazione referendaria, non riguarda solo i referendum consultivi richiesti, ma tutte le tipologie: consultivi e abrogativi. Abbiamo di fatto una legge che nega la possibilità di svolgimento di qualsiasi referendum. Io stesso nel 2010 ho votato quella legge, ma l’ho fatto per distrazione, temo invece che chi ha presentato quel provvedimento avesse ben presente il 'mostro' giuridico-amministrativo che stava costruendo. In Commissione ho presentato un emendamento che tenta di sanare in maniera radicale questa situazione, eliminando la sospensiva non solo per i referendum proposti dai Comuni, ma per tutti i tipi di referendum, a iniziare da quelli di iniziativa popolare. L'articolo 22 del nostro Statuto regionale riconosce il Referendum quale 'istituto di democrazia partecipativa e ne favorisce l’utilizzazione'. Abbiamo una legge regionale che promuove l’istituto del referendum negando allo stesso tempo e nello stesso atto la possibilità che possa essere indetto un referendum. Il mio emendamento però è stato bocciato, ed anche quello in subordine, che limitava l’eliminazione della sospensiva ai soli referendum consultivi. C'è quindi un’incapacità di guardare al di là di posizioni stereotipate, per affermare soltanto la legge del più forte, senza prendere atto pragmaticamente di ciò che è giusto e inevitabile. Le mie proposte di modifica , che ripropongo in Aula, mirano a restituire ai cittadini la democratica possibilità di esprimersi su questioni di rilevanza regionale e di interesse pubblico anche in concomitanza di elezioni locali, nazionali o europee. Qualora vengano di nuovo bocciate o ne venga approvata una soltanto (quella più soft relativa ai soli referendum consultivi), non ci resta altro da fare che chiedere un parere alla Commissione di Garanzia statutaria affinché valuti se la legge 14 del 2010, relativamente alla disciplina dei referendum abrogativi e consultivi, sia conforme allo Statuto regionale stesso. Occorrono almeno 11 firme per poter interpellare la Commissione di Garanzia, si raccolgono adesioni. Se non metteremo le cose a posto, tanto vale abolire l’istituto del Referendum. Almeno romperemmo un velo di ipocrisia che non ci fa certo onore. Ma credo ci sia ancora spazio per una riflessione e per un’inversione di rotta”. AS/
