“Condanna delle violenze di Torino”
L’Assemblea legislativa dell’Umbria approva la mozione della maggioranza. Respinto un analogo atto delle opposizioni
05 Feb 2026 19:28
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(Acs) Perugia, 5 febbraio 2026 – L’Aula di Palazzo Cesaroni ha approvato oggi, con 11 voti favorevoli da parte dei consiglieri di maggioranza e 6 contrari dell’opposizione, la mozione firmata da Avs, Pd, Ud-Pp e M5S “Condanna degli episodi di violenza a Torino e tutela delle libertà costituzionali”. Respinto invece, con 6 voti favorevoli (opposizione) e 11 contrari (maggioranza) un atto analogo delle opposizioni (FdI, Lega, FI e Tp – Uc) dal titolo “Solidarietà alle forze dell’ordine e ferma condanna di ogni forma di violenza in merito ai gravissimi fatti di Torino”.
La mozione approvata è stata illustrata all’Assemblea legislativa da Fabrizio Ricci (Avs): “Il 31 gennaio 2026, nel corso di una manifestazione svoltasi a Torino contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, si sono verificati gravi episodi di violenza, culminati con l’aggressione ad alcuni agenti di polizia, l’incendio di un mezzo delle Forze dell’Ordine e in ulteriori atti di devastazione. Il corteo ha visto la partecipazione pacifica di decine di migliaia di cittadini che hanno legittimamente esercitato il diritto costituzionale di manifestare il proprio dissenso, mentre gli episodi di violenza sono stati compiuti da un ristretto numero di violenti, del tutto estranei alle finalità e alla natura della manifestazione. Durante gli scontri, avvenuti a corteo concluso, sono rimasti coinvolti anche manifestanti pacifici e giornalisti, i quali hanno a loro volta subito aggressioni e intimidazioni da parte dei gruppi violenti. Il diritto di manifestare il proprio pensiero e dissenso costituisce principio fondamentale della democrazia, ma non può in alcun modo degenerare in violenza, odio o aggressioni fisiche. Il diritto di riunione pacifica è tutelato dall'articolo 17 della Costituzione italiana, dall'articolo 11 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, dall'articolo 12 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea e dall'articolo 21 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici delle Nazioni Unite, costituendo un pilastro irrinunciabile di ogni ordinamento democratico che non può essere compresso se non in presenza di gravi e comprovate ragioni di sicurezza, nel rispetto dei principi di necessità e proporzionalità. Sussiste una responsabilità del Ministero dell'Interno nel garantire la sicurezza sia degli agenti sia dei manifestanti pacifici, che hanno il diritto di esercitare la libertà di manifestazione senza subire conseguenze dalla violenza di pochi. Occorre evitare strumentalizzazioni divisive, riconoscendo che le forze dell'ordine sono un patrimonio comune dello Stato e che decine di migliaia di manifestanti pacifici non possono essere ritenuti responsabili delle azioni di un ristretto gruppo di violenti. Esiste il rischio concreto che i gravissimi fatti di Torino vengano strumentalizzati politicamente per introdurre misure liberticide che comprimono diritti costituzionalmente garantiti, anziché affrontare seriamente le criticità nella gestione dell'ordine pubblico e nella prevenzione delle infiltrazioni violente. Come sottolineato dall'ex Capo della Polizia Franco Gabrielli, le misure previste dal nuovo decreto sicurezza e le proposte avanzate da alcune forze di maggioranza (la cauzione per gli organizzatori, il fermo preventivo e lo scudo penale) rischiano di ‘radicalizzare ulteriormente lo scontro, di irrigidire ancora di più i rapporti già tesi nelle piazze e di comprimere in modo significativo altri spazi di libertà’ rappresentando ‘propaganda securitaria che non affronta il vero nodo della gestione dell'ordine pubblico’.
Chiediamo alla Giunta di esprimere la più ferma e inequivocabile condanna per i gravi atti di violenza verificatisi a Torino, esprimendo piena solidarietà alle Forze dell'Ordine e alle loro famiglie, ai manifestanti pacifici coinvolti negli scontri e ai giornalisti aggrediti nell'esercizio del loro diritto di cronaca, prendendo nel contempo nette distanze da gruppi, movimenti o organizzazioni che promuovono o giustificano la violenza. A richiedere al Governo misure efficaci di prevenzione che garantiscano la sicurezza sia delle Forze dell'Ordine sia dei manifestanti pacifici, attraverso un approccio professionale e democratico alla gestione dell'ordine pubblico, rifuggendo da soluzioni liberticide, inefficaci e meramente propagandistiche. Ad opporsi fermamente a qualsiasi strumentalizzazione politica di questi gravissimi fatti finalizzata a comprimere libertà e diritti costituzionali fondamentali, quali il diritto di manifestare pacificamente il proprio dissenso e il diritto di cronaca”.
L’atto di indirizzo dei gruppi di minoranza è stato illustrato in Aula, prima del voto, da Eleonora Pace: “Nei giorni scorsi a Torino, durante il corteo indetto da gruppi antagonisti contro lo sgombero dello stabile occupato illegalmente noto come Askatasuna, si sono verificati gravissimi episodi di violenza, lesioni a persone e danni a beni pubblici e privati. I soggetti coinvolti hanno agito in maniera organizzata e strutturata, utilizzando strumenti e tattiche tipiche della guerriglia urbana, tra cui incendi, molotov, bombe carta contenenti chiodi, spranghe di ferro, scudi, maschere antigas, caschi, occhiali protettivi, catapulte per il lancio di pietre e dispositivi per ostacolare le comunicazioni delle forze dell’ordine. Durante questi scontri, numerosi esponenti delle Forze dell’Ordine sono rimasti feriti o sono stati bersaglio di attacchi vili mentre svolgevano il proprio dovere per garantire la sicurezza collettiva. Tali accadimenti hanno inoltre messo a repentaglio l’incolumità dei cittadini, dei passanti e degli esercenti, oltre a deturpare l’immagine della città e della regione intera. Lo sgombero dello stabile di Askatasuna rappresenta un intervento legittimo delle autorità pubbliche volto a far rispettare la legalità, la proprietà pubblica e il diritto dei cittadini a vivere in sicurezza; non può essere utilizzato come pretesto per violenze, danneggiamenti o aggressione verso le forze dell’ordine. Le modalità operative dei soggetti coinvolti evidenziano una pianificazione militare, con strategia di guerriglia urbana. È fondamentale distinguere tra manifestazioni legittime, esercizio del diritto di protesta e azioni violente organizzate contro le istituzioni, che costituiscono reati penali punibili ai sensi della normativa vigente. La violenza gratuita, l’uso di oggetti atti a offendere e l’aggressione sistematica alle istituzioni non possono mai essere giustificati come forme di espressione politica o sociale. Le forze dell’ordine rappresentano un presidio essenziale dello Stato e della sicurezza dei cittadini, operando quotidianamente in condizioni di rischio. La protezione dei cittadini, la salvaguardia dell’ordine pubblico e la difesa delle istituzioni richiedono una condanna chiara ed inequivocabile delle azioni violente. A fronte della gravità eccezionale dei fatti accaduti a Torino, della loro natura organizzata e della chiara aggressione portata contro lo Stato, le sue istituzioni e chi le serve, la Giunta regionale non ha finora assunto alcuna posizione pubblica chiara e ufficiale di condanna delle violenze né di solidarietà nei confronti delle forze dell’ordine coinvolte. Tale silenzio istituzionale appare ingiustificato, grave e politicamente rilevante, soprattutto alla luce delle prese di posizione nette e unitarie espresse dalle massime cariche dello Stato. In contesti di violenza organizzata contro lo Stato, il silenzio delle istituzioni non può essere considerato neutrale, ma rischia di indebolire il fronte democratico, di isolare le forze dell’ordine e di legittimare, anche indirettamente, comportamenti eversivi. L’assenza di una presa di posizione formale da parte della Giunta rischia di trasmettere un messaggio di ambiguità incompatibile con il ruolo di un’istituzione chiamata a tutelare la legalità, l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini. Risulta pertanto doveroso che tutte le istituzioni, a ogni livello, esprimano una condanna chiara, esplicita e inequivocabile di tali atti e manifestino pieno sostegno a chi quotidianamente difende la Repubblica e lo Stato di diritto. Chiediamo quindi alla Giunta di condannare in modo netto e inequivocabile ogni forma di violenza organizzata da qualsiasi frangia che agisca contro lo Stato e le sue istituzioni ed in particolare quanto avvertito a Torino. A prendere le distanze da ogni forma di contiguità, anche culturale e politica, con i gruppi antagonisti violenti. A ribadire pubblicamente il sostegno alle Forze dell'Ordine impegnate nella tutela della sicurezza e della legalità. Ad attivarsi presso il Governo ed il Parlamento affinché vengano adottate norme più stringenti nei confronti dei responsabili di atti di violenza organizzata e per rafforzare le tutele giuridiche, operative e funzionali delle Forze dell'Ordine, in particolare quando impegnate per ragioni di servizio”.
Interventi
Laura Pernazza (FI): “Non siamo contro chi manifesta, ma contro chi lo fa in maniera che non può essere tollerata. Potremmo anche andare verso un atto unitario, ma non possiamo dare la responsabilità al Ministero dell’interno per quanto successo, le responsabilità sono personali”.
Eleonora Pace (FDI): “Nessuno impedisce il diritto di manifestare ad alcuno, chiediamo solo di schierarsi con le forze dell’ordine, di chi difende lo Stato per avere uno stipendio modesto, rischiando la vita”.
Cristian Betti (PD): “Ci si chiede come mai avremmo difficoltà a schierarci con le forze dell’ordine, ma nel nostro atto esprimiamo subito la più ferma condanna di quanto avvenuto e chiediamo al governo misure efficaci di prevenzione che garantiscano la sicurezza sia alle forze dell’ordine che ai manifestanti. La nostra posizione è chiarissima”. MP/PG
