(Acs) Perugia 20 dicembre 2012 – “Proteste e malumori su presunte irregolarità in merito al concorso per dieci posti di funzionario amministrativo a tempo indeterminato indetto dall’Università degli studi di Perugia non si placano; aumentano le segnalazioni al Ministero e i concorrenti non ammessi si stanno organizzando all’interno dei principali social network per valutare l'ipotesi di tutelare in via giudiziaria il loro interesse legittimo al corretto svolgimento del concorso”.
Lo riferisce il consigliere regionale Massimo Monni (Pdl) chiedendo “con forza all'Ateneo perugino di annullare la prova per azzerare tutte le polemiche e bandire un nuovo concorso, affinché lo svolgimento proceda con la massima trasparenza e nell’osservanza delle regole generali fissate per l'accesso al pubblico impiego”.
Monni che invita l'Università ad “allontanare ogni ombra dal suo operato”, afferma che “in questi giorni, le segnalazioni dei candidati su presunte irregolarità si sono copiosamente moltiplicate”, con l'aggiunta di “altri due fatti gravissimi che getterebbero ulteriore fango sul concorsone dell’Università”. Secondo alcuni presenti, riferisce Monni, “dopo essere stata selezionata la busta contenente il test, non sono state aperte le altre due per verificarne il contenuto, ed è sembrato assolutamente scandaloso lasciare trascorrere due ore tra l’apertura della busta e l’inizio effettivo della prova, per consentire di effettuare le fotocopie per i concorrenti”. Viene da chiedersi, commenta il consigliere, “per quante mani sono passati i fogli con le domande, in quel lasso di tempo”.
Monni parla anche di “evidente disorganizzazione dell’ente che ha sottoposto i test ai concorrenti”, e facendo riferimento “ai già numerosi dubbi di scarsa trasparenza”, aggiunge, “il giorno precedente alle prove orali, sul sito dell’Ateneo sono comparsi due avvisi, il primo dei quali autorizzava al reintegro con riserva di un candidato precedentemente escluso per motivi di irregolarità della domanda, il secondo annuncia invece la sostituzione del presidente di commissione per motivi di salute”. GC/gc