(Acs) Perugia, 18 giugno 2013 - “Come politico, come rappresentante delle istituzioni, e anche come uomo, preoccupato per le famiglie che vedono messa in pericolo la loro stessa sussistenza, oggi sono idealmente a Terni, insieme a chi lotta e lavora, a chi difende la propria occupazione e quella dei compagni contro un sistema che ti usa e getta come un dentifricio strizzato”. Così il consigliere regionale Orfeo Goracci (Comunista umbro) che allarga, oggi, la sua solidarietà e quindi il suo “cuore” e la sua “essenza umana più profonda anche sulle spiagge di Formia e di Vibo Valentia, e sulle reti dove il destino di uomini e tonni si è compiuto con le stesse modalità: da una parte la morte, naturale o indotta, e i cadaveri di persone vinte, dopo aver affrontato l'ultima, disperata battaglia dell'esistenza. Dall'altra, loro, gli indifferenti”.
“'Odio gli indifferenti' diceva Gramsci, e li odio anche io – scrive Goracci -. Che cos'altro si può fare, davanti a chi, a pochi passi dal cadavere di una donna anziana, o di un ragazzino di 19 anni, continua la sua vacanza indisturbato, senza un gesto di pietà o di semplice rispetto? La domanda che mi pongo oggi – spiega il consigliere regionale -, dopo l'ennesimo episodio che fotografa una realtà folle, di persone intente solo alla spasmodica ricerca del proprio benessere, senza più alcuna forma di empatia e di condivisione con i drammi altrui, è questa: cosa ci sta capitando? Cosa è già capitato di irreversibile nel nostro mondo per non provare più nemmeno quella pietas che il mondo antico aveva per tutti, per i propri morti, ma anche per quelli del nemico, per i quali si impegnava a restituire all'affetto dei propri cari i corpi senza vita degli uccisi? 'Per tutti il dolore degli altri è dolore a metà...', mi ronzano nella testa i bellissimi versi di De André e mi dico che, se un essere umano è stato capace di amare con le sue canzoni tutto il genere umano, non tutto è perduto. Ma per favore svegliamoci da questa orribile catalessi che è più morte della morte, e fermiamoci un momento, per quei poveri esseri senza vita che la morte ha sorpreso sulle nostre spiagge. Per una preghiera, per accendere un lumino, per stare loro vicino in qualche modo durante il loro ultimo viaggio, laicamente o cristianamente. O, semplicemente, umanamente”. “E non riprendiamo subito a giocare a racchettoni o a fare il bagno. Se la morte ci ha toccato così da vicino – conclude Goracci - una ragione c'è: ricordiamoci di lei e dell'umana pietà, per favore. Anche in vacanza”. RED/as