(Acs) Perugia, 19 luglio 2016 - “Oggi ricorre il 24esimo anniversario della strage di Via d’Amelio (Palermo), nella quale persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. Un tragico evento che ricordiamo con profonda tristezza insieme alla precedente morte del suo collega Giovanni Falcone. Eventi che hanno fortemente caratterizzato i primi anni novanta del secolo scorso del nostro Paese, assieme alle indagini della squadra di 'Mani Pulite'. Mafia e malaffare sono due sistemi di corruzione umana, economica, politica e sociale, che, come amministratori, dobbiamo far emergere e condannare”. Così il consigliere regionale Sergio De Vincenzi (Ricci presidente) il quale, anche in qualità di vicepresidente della 'Commissione consiliare Anti-Mafia e analisi dei fenomeni di criminalità organizzata' invita, “in questa giornata di triste commemorazione, tutti i cittadini, in particolar modo gli amministratori pubblici dell'Umbria, a non abbassare il livello di guardia sui molteplici tentacoli attraverso i quali la piovra mafiosa fagocita le nostre società”.
De Vincenzi ricorda che “già il lavoro articolato della precedente Commissione, presieduta da Paolo Brutti, ha avuto modo di evidenziare come anche nella nostra regione, che ha da sempre vissuto di rendita dentro il cliché del 'territorio del buon vivere', si siano infiltrate delle attività legate alla malavita (soprattutto di matrice edilizia), sin dal periodo della ricostruzione post-sismica del 1997. Successivamente sono esplosi i fenomeni dello spaccio e del consumo massiccio della droga, che hanno portato più volte la città di Perugia e le sue periferie ai 'disonori' della cronaca per le tragiche conseguenze degli stupefacenti fra i nostri giovani. E infine il fenomeno della ludopatia e la dipendenza da gioco d’azzardo, che ogni giorno, in modo trasversale, costringe molti cittadini alla schiavitù delle slot-machine e altre forme illegali di scommesse”.
Per De Vincenzi “è in questo strato sociale di mezzo che s’innervano le mafie, vecchie e nuove, e che tutti, anche con semplici segnalazioni alle forze dell’ordine, dovremmo assumerci la responsabilità di denunciare. Si tratta – conclude - di un dovere morale anche per coloro che, come Falcone e Borsellino, hanno sacrificato la propria vita per gli ideali di onestà e legalità”. RED/as