(Acs) Perugia, 14 febbraio 2011 - “Con il nuovo assetto dirigenziale della Regione non si approda a nessun risparmio. A conti fatti la riduzione dei direttori generali da 7 a 3, più 5 coordinatori d’area è un mero accomodamento che non comporta nessuna razionalizzazione dei costi, ma un ulteriore aggravio per il bilancio regionale, pari a 30mila euro che si vanno ad aggiungere al milione di euro che annualmente la Regione spende per pagare i suoi super direttori”. È quanto scrive, in una nota, il consigliere Massimo Monni (PdL) per il quale è infatti “evidente il contrasto mal conciliato dalla Giunta tra la necessità di ridurre i costi e razionalizzare le ridondanze organizzative della macchina regionale e la dettagliata analisi di voci come stipendi, contributi e premi di produttività, anche di dipendenti interni a cui è stato fatto fare un balzo avanti, ma che comunque già erano nel 'libro-paga'”.
Secondo Monni “la sospirata rivoluzione dei vertici apicali della Regione si svela, a conti fatti, per quella che è: uno strumento che aggrava i costi dell’Ente e migliora le rendite di posizione degli apicali, ovviamente a scapito dell’interesse generale e degli obiettivi dichiarati”.
L'esponente del centrodestra spiega come “la riforma ben si inserisce nella 'politica degli annunci': è stata venduta – rimarca - come un risparmio di costi, ma di fatto l’Ente spenderà 30mila euro in più. Questa – aggiunge - la premessa imprescindibile di un’altra considerazione riguardo alla nomina, tramite decreto presidenziale, di Paolo Di Loreto che da martedì scorso anziché andare in pensione per i raggiunti limiti di età è entrato a far parte dello staff della governatrice come consulente in materia sanitaria con un compenso di 120mila euro all’anno. Di Loreto, è giusto ricordarlo, - continua - ha retto per decenni come dirigente e poi come direttore l'assessorato alla sanità, spesso sostituendosi alle funzioni di indirizzo politico segnate dal peccato di indeterminatezza”.
“Tale opzione – rileva Monni - ha ulteriormente esteso, anche se con un ruolo diverso, la cabina di regia dell'organizzazione regionale e quindi gli oneri a carico dell’Ente. E’ incontrovertibile – evidenzia - che i tagli, e l’opportuna revisione dei capitoli di spesa a favore dei dirigenti apicali, non ci sono stati. Anzi, sono aumentati gli stipendi e i costi a carico della regione”.
Monni coglie infine l’occasione per ribadire che “non ci sono manager o esperti che possono surrogare la politica in materia sanitaria: abdicando la politica, la sanità sarebbe sottratta a qualunque controllo democratico. La politica – conclude - deve sì rimanere fuori dalla gestione, ma è un suo dovere definire gli indirizzi, valutare i risultati, assicurare correttezza e qualità del sistema. Per la sanità umbra è tempo di scelte politiche, prima ancora che manageriali”. RED/as