Materiali per la realizzazione di un Museo del Risorgimento in Umbria (1798-1870)
L’iniziativa dell’Isuc presentata a Palazzo Cesaroni
(Acs) Perugia, 6 novembre 2026 – Valorizzare documenti, memorie, pubblicazioni, bandiere, divise, armi, foto e ritratti pittorici conservati da enti pubblici e privati, a testimonianza dell’attività patriottica svolta nei decenni, realizzando un Museo del Risorgimento in Umbria dedicato al periodo 1798-1870. Questo il progetto portato avanti dall’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (Isuc) e presentato questa mattina a Palazzo Cesaroni.
Massimiliano Presciutti (presidente della Provincia e vicepresidente Isuc) ha evidenziato che “in diversi territori dell’Umbria sono presenti esperienze e materiali molto importanti su questo periodo della nostra storia. Un lavoro che auspichiamo possa continuare nel futuro, anche con il nuovo assetto dell’Istituto”.
Alberto Stramaccioni (presidente Isuc) ha spiegato che “il volume è la sintesi di un lavoro di due anni con l’obiettivo di rimettere al centro il periodo risorgimentale. Il lavoro di ricognizione archivistica, storiografica e documentale è stato impostato con la finalità di arrivare alla realizzazione di un Museo del Risorgimento in Umbria. Nella nostra regione si sviluppò un movimento risorgimentale importante, le cui testimonianze non sono mai state raccolte in un solo luogo e spesso non sono accessibili al pubblico. La realizzazione del museo spetterà alle istituzioni, regionali e nazionali, che vorranno mettere valore pubblico i materiali raccolti dall’Istituto. Sarebbe necessario individuare una sede unica regionale, ma nel frattempo si potrebbero pubblicare online le immagini dei materiali a disposizione”.
Mario Squadroni (docente di Archivistica-Università di Perugia) ha ricordato che “il primo Museo del Risorgimento in Umbria è nato a Palazzo Trinci (Foligno) nel 1904, poi a Perugia nel 1909 e a Gubbio nel 1936. Tre esperienze dalla vita travagliata, con problemi di spazio per l’esposizione di cimeli e documenti. Musei ormai chiusi, nati in seguito a singole iniziative realizzate nelle città, in occasione delle quali venivano raccolti e donati documenti e reperti da parte delle famiglie che avevano partecipato agli avvenimenti risorgimentali. Si trattava di lettere, fotografie, dispacci, proclami e molti altri documenti che venivano repertati e inventariati per poi essere conservati nelle biblioteche o negli archivi dei Comuni”.
Vittoria Garibaldi (storica dell’arte) ha concluso ribadendo il “prezioso ruolo degli archivi, strumento importantissimo anche in questo caso. Il volume rende l’idea del grande lavoro che è stato svolto e del notevole patrimonio disponibile, tra documenti e reperti dell’epoca”.
Durante la conferenza stampa è stato anche presentato il volume, curato dall’Isuc, dedicato alla ricognizione dei materiali raccolti dagli archivisti dell’Associazione nazionale archivisti italiani (Anai) nelle otto principali città dell’Umbria: Perugia, Terni, Città di Castello, Foligno, Gubbio, Orvieto, Spoleto e Todi, che costituiscono i riferimenti principali per l’elaborazione di un progetto dedicato alla loro valorizzazione pubblica attraverso la realizzazione del Museo. MP/