“Tutela del diritto allo studio e dell’inclusione scolastica in relazione al provvedimento sulla composizione delle classi e sul coinvolgimento delle famiglie, approvato dal Consiglio dei ministri”
Via libera dall’Aula a mozione di Maria Grazia Proietti (prima firmataria) e Francesco Filipponi (Pd)
(Acs) Perugia, 8 ottobre 2026 – L’Aula di Palazzo Cesaroni ha approvato a maggioranza (12 voti favorevoli dai consiglieri di centrosinistra e 6 contrari dal centrodestra) la mozione promossa dai consiglieri di maggioranza Maria Grazia Proietti (prima firmataria) e Francesco Filipponi (Pd) sul tema della “Tutela del diritto allo studio e dell’inclusione scolastica in relazione al provvedimento sulla composizione delle classi e sul coinvolgimento delle famiglie approvato dal Consiglio dei ministri il 24 settembre 2026”.
Attraverso questo atto la Giunta regionale viene impegnata a: “rappresentare al Governo e nelle sedi di confronto tra le Regioni, nell’iter di emanazione e di conversione del provvedimento, la necessità di garantire che le regole sulla composizione delle classi tengano conto delle caratteristiche dei territori e non producano ostacoli al diritto allo studio, alla prossimità della scuola al domicilio e alla continuità dei percorsi educativi; avviare, d’intesa con l’Ufficio scolastico regionale e con il coinvolgimento degli enti locali, una ricognizione delle possibili ricadute in Umbria delle regole annunciate per le classi prime, con particolare attenzione agli istituti nei quali la distribuzione degli alunni tra scuole limitrofe potrebbe risultare difficile o comportare maggiori spostamenti per le famiglie; verificare, insieme alle scuole, ai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti e agli enti locali, l’accessibilità degli interventi già disponibili per l’insegnamento dell’italiano come seconda lingua, la mediazione linguistico-culturale e il sostegno al rapporto tra scuole e famiglie, promuovendone il rafforzamento nei territori in cui emergano carenze”.
Illustrando l’atto di indirizzo all’Aula, Maria Grazia Proietti ha sottolineato che “la scuola pubblica è aperta a tutti e garantisce il diritto all’istruzione e pari opportunità di apprendimento, secondo i principi sanciti dagli articoli 3 e 34 della Costituzione; l’inclusione degli alunni con background migratorio richiede attenzione ai percorsi individuali, alle competenze linguistiche, al tempo trascorso nel sistema scolastico italiano e alle condizioni dei territori. Una distribuzione equilibrata degli alunni tra le classi può favorire il lavoro educativo, purché sia accompagnata da risorse adeguate e non comprometta il diritto allo studio, la continuità dei percorsi e l’accessibilità delle scuole. Il Consiglio dei ministri, nella seduta del 24 settembre 2026, ha approvato un provvedimento che, secondo quanto riportato nel comunicato ufficiale del Governo, introduce nuove regole per la composizione delle classi prime a decorrere dall’anno scolastico 2027/2028. In base al medesimo comunicato, nella scuola primaria è previsto un limite del 30 per cento per ciascuna classe prima riferito agli alunni con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia o non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia; nella scuola secondaria di primo e secondo grado il limite riguarda gli studenti con cittadinanza non italiana che non hanno frequentato con esito positivo il sistema scolastico nazionale per almeno tre anni. Quando le iscrizioni non consentono il rispetto del limite, il decreto prevede, da quanto riportato dal comunicato, misure organizzative degli uffici scolastici territoriali per distribuire gli alunni tra istituzioni scolastiche limitrofe, nel rispetto del principio di prossimità al domicilio. Il provvedimento, sempre secondo il comunicato, prevede inoltre la segnalazione ai servizi sociali dei casi in cui le difficoltà linguistiche dei genitori stranieri impediscano un’efficace collaborazione tra scuola e famiglia, la possibilità di prevedere corsi gratuiti di italiano presso i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti e, in caso di mancata partecipazione, previa diffida e salve le esenzioni, una sanzione amministrativa pecuniaria. La previsione di criteri riferiti anche al luogo di nascita o alla frequenza scolastica pregressa non elimina la necessità di valutare se un limite uniforme del 30 per cento sia applicabile senza difficoltà in tutti i territori; in particolare, dove le scuole sono poche o distanti tra loro, la distribuzione degli alunni tra istituti limitrofi potrebbe comportare spostamenti più lunghi per le famiglie o incidere sulla continuità dei percorsi scolastici. Le difficoltà nella comunicazione tra scuola e famiglia richiedono risposte accessibili e proporzionate: corsi di lingua, mediazione e accompagnamento devono poter essere frequentati concretamente anche da genitori con impegni di lavoro o di cura. La Regione Umbria ha già promosso interventi di mediazione interculturale e sostegno linguistico rivolti alle scuole, agli studenti e alle famiglie; è opportuno verificarne l’attuale disponibilità e rafforzarli dove emergano maggiori bisogni”.
INTERVENTI
Fabrizio Ricci (AVS): “voto favorevole di AVS perché la mozione mette in riga le criticità di applicazione di questa norma e i problemi reali, che da noi pesano anche più che altrove. Ma al di là di come la norma è stata scritta e poi modificata, ricordo le parole di Giorgia Meloni che dice ‘non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano i bambini italiani’. I bambini, invece, non distinguono i compagni di classe per la nazionalità, a meno che non ci sia qualche adulto a condizionarli. In classe nessuno è straniero, come hanno scritto gli studenti di Genova sullo striscione che è stato incredibilmente rimosso dagli agenti di polizia e poi rimesso, perché non attaccava nessuno. Ieri un altro striscione bruciato a Genova. Ma con questo clima qualcuno può sentirsi meno libero. Fino a ieri si parlava di integrazione e uguaglianza, invece oggi c’è la retorica del noi e del loro, inseguendo la politica di Vannacci. Evocare un'invasione quando si parla di bambini è fuori luogo. Sono proprio i bambini a capirlo, lo dimostrano con l’amicizia, l’affetto, quindi perché creare conflitti di appartenenza, dire prima gli italiani, paure alimentate dalla politica per avere un bersaglio su cui far convergere le opinioni delle persone. Pensiamo piuttosto all’edilizia scolastica, dove servono miliardi per risolvere i problemi”.
Fabio Barcaioli (assessore regionale all’istruzione): “Assumo tutti gli impegni richiesti dalla consigliera Proietti. I veri problemi che ci sono nelle scuole, ci sono nelle lezioni, lo scontro invece, la rincorsa a chi ormai la dice più grande, chi la dice più razzista, non ha a che fare coi ragazzi. In conferenza Stato-Regioni noi abbiamo proposto diverse cose, relativamente alla vita in classe, per esempio sul numero degli studenti. Perché avere 17 o 18 studenti permette di fare altri insegnamenti mirati per quel tipo di studente, non vale solo per l'italiano, vale per tante altre materie. Abbiamo chiesto che il Ministero iniziasse a ragionare su una scuola costruita su una famiglia degli anni 20 e non su una scuola degli anni 60-70, pensata per quel modello di famiglia lì, e iniziare a pensare diversamente, come sull’obbligo scolastico a 5 anni, che permetterebbe una maggiore integrazione già dai più piccoli. Io metterei il tetto di almeno il 10% di stranieri per classe, non mandiamo i nostri ragazzi all’interno di una bolla, è profondamente sbagliato. Purtroppo affrontiamo tutti i giorni problemi reali: il Ministero da poco ha fatto il bando sui condizionatori all'interno delle nostre scuole, essendo questa sì una problematica reale da risolvere ma il Ministero ha messo 20 milioni di euro a livello nazionale, con 120 scuole umbre che hanno partecipato e hanno vinto ma arriveranno a queste scuole circa 3mila 153 euro ciascuna per mettere i condizionatori. Se riusciamo a comprare qualche ventilatore per ogni scuola, sarà grasso che cola. E invece questa discussione continua ad essere una discussione per creare un nemico da un punto di vista elettorale e non per affrontare i problemi reali della scuola. E continuiamo a parlare di metal detector, del 7 in condotta, del burqa, tutte cose che non servono alla scuola”. PG