“Criticità di Ostetricia e Ginecologia a Città di Castello e Branca”
I consiglieri regionali di Forza Italia, Andrea Romizi (primo firmatario) e Laura Pernazza, annunciano la presentazione di un'interrogazione che verrà discussa giovedì dall’Aula di Palazzo Cesaroni
(Acs) Perugia, 7 ottobre 2026 – “La Giunta vuole mantenere aperti e pienamente operativi gli attuali punti nascita di Città di Castello e Branca?”: è quanto chiedono i consiglieri regionali di Forza Italia Andrea Romizi (primo firmatario) e Laura Pernazza in un’interrogazione dal titolo “Criticità organizzative e gestionali del servizio di Ostetricia e Ginecologia nei presidi ospedalieri di Città di Castello e di Branca della USL Umbria 1”, che verrà discussa nella seduta di giovedì dell’Assemblea legislativa.
In particolare Romizi e Pernazza domandano all’Esecutivo di Palazzo Donini “quali ulteriori azioni concrete e con quali tempistiche intenda porre in essere per superare la grave e persistente carenza di personale medico di Ostetricia e Ginecologia nei presidi ospedalieri di Città di Castello e Branca della USL Umbria 1; quando si intende concludere la procedura concorsuale bandita nel 2024 per la copertura dell'incarico di Direttore della Struttura Complessa di Ostetricia e Ginecologia del Presidio Ospedaliero di Città di Castello; e se sia volontà di questa Amministrazione regionale mantenere aperti e pienamente operativi gli attuali punti nascita di Città di Castello e Branca, o se siano previste modifiche all'attuale organizzazione della rete dei punti nascita regionali”.
“Il servizio di Ostetricia e Ginecologia della USL Umbria 1 – spiega Romizi - registra da tempo una grave e strutturale carenza di personale medico, con conseguenti turni di lavoro particolarmente gravosi e crescenti difficoltà nel garantire la piena copertura delle attività assistenziali. I due ospedali, inoltre, fanno capo ad un’unica Direzione di Struttura Complessa, con evidenti criticità organizzative nella gestione delle attività su due sedi. Invece la presenza di un punto nascita richiede un'organizzazione in grado di garantire continuità assistenziale e adeguata copertura dei turni, prevedendo la gestione di ogni potenziale situazione di emergenza”.
“La procedura concorsuale, avviata nel 2024, per la copertura dell'incarico di Direttore della Struttura Complessa di Ostetricia e Ginecologia del presidio di Città di Castello – prosegue Romizi - risulta sospesa. Attualmente il Direttore della Struttura Complessa di Branca svolge anche le funzioni di Direttore facente funzioni a Città di Castello. A complicare la situazione a Ostetricia e Ginecologia di Città di Castello tre dirigenti medici, attualmente in congedo di maternità, non sono state sostituite; nel mese di ottobre un altro dirigente lascia l’incarico avendo presentato dimissioni volontarie. Invece a Branca sono in servizio 6 dirigenti medici, e prestano servizio occasionalmente dirigenti medici in quiescenza assunti con contratti libero-professionali. Come se non bastasse il concorso interaziendale USL Umbria 1 e 2 per 6 posti svoltosi il 22 settembre scorso, ha visto la partecipazione di un solo specialista in Ostetricia e Ginecologia, evidenziando come il fabbisogno di personale, già stimato al ribasso, rischi di non essere soddisfatto. Gli avvisi di reclutamento pubblicati in più riprese da gennaio 2026, rivolti sia a medici in quiescenza sia a medici specializzandi, hanno prodotto quale unico risultato l'assunzione, da luglio 2026, di soli 2 medici in quiescenza con contratto a orario ridotto”.
“I dirigenti medici attualmente in servizio a Ostetricia e Ginecologia di Città di Castello – continua Romizi - hanno manifestato le proprie preoccupazioni per le attuali condizioni di lavoro, segnalando l’impossibilità di sostenere l’attuale carico assistenziale in caso di ulteriori riduzioni dell’organico, circostanza che si è concretamente verificata a giugno 2026 e che si è ulteriormente aggravata in maniera strutturale a seguito delle dimissioni dal 1° ottobre. La capacità operativa del punto nascita di Città di Castello si è retta, da giugno ad oggi, esclusivamente sulla disponibilità dei medici attualmente in servizio a svolgere turni in straordinario, tanto da determinare una media di 50/60 ore di straordinario al mese a testa, disponibilità che, dopo mesi di sovraccarico, il personale non è più in grado di garantire. Per questo - conclude – è necessario che la Giunta chiarisca e intervenga al più presto”. RED/dmb