“Tutela centralità scientifica della sede di Perugia dell’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del CNR (IRPI-CNR) e salvaguardia dell’organico e delle attività di ricerca in Umbria”
Su richiesta del consigliere Nilo Arcudi (Tp-Uc), accettata dalla presentatrice Bianca Maria Tagliaferri (Ud-Pp), la mozione è stata rinviata in Commissione per ulteriori approfondimenti
(Acs) Perugia, 10 settembre 2026 – L’Aula di Palazzo Cesaroni, su richiesta del consigliere Nilo Arcudi (Tp-Uc) ha rinviato in Commissione una mozione promossa dalla consigliera Bianca Maria Tagliaferri (Ud-Pp) sulla ‘“Tutela centralità scientifica della sede di Perugia dell’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del CNR (IRPI-CNR) e salvaguardia dell’organico e delle attività di ricerca in Umbria’.
L’atto, illustrato in Aula da Tagliaferri, mirava ad impegnare la Giunta regionale ad: “attivarsi presso il Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) e presso i vertici del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), al fine di rappresentare la contrarietà della Regione Umbria al declassamento della sede di Perugia a sede secondaria e richiedere la salvaguardia dello status e delle funzioni storiche di direzione scientifica nazionale del nuovo Istituto di Geoscienze; porre in essere ogni iniziativa utile a tutela del patrimonio umano, professionale e occupazionale del polo umbro, scongiurando il rischio di dispersione dell’organico di 51 unità e garantendo la continuità e il potenziamento dei percorsi di crescita per i giovani ricercatori, ciò al fine di preservare l'elevata capacità attrattiva di risorse extra-regionali finora dimostrata dall'istituto e di impedire un progressivo impoverimento del tessuto scientifico e una fuga di competenze dal territorio umbro”.
Illustrando l’atto, Tagliaferri ha evidenziato che “il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) rappresenta il più grande e autorevole ente pubblico di ricerca del nostro Paese, un motore d'innovazione strategico per l’avanzamento scientifico, tecnologico e multidisciplinare a livello nazionale e internazionale. Nell'ambito delle eccellenze della ricerca pubblica del CNR, l’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (IRPI) ha storicamente eletto la sede di Perugia quale propria direzione nazionale e sede istituzionale di riferimento; la scelta di porre la guida dell'IRPI nel capoluogo umbro non è stata una concessione di carattere burocratico, bensì il riconoscimento strutturale di una vocazione territoriale e di una caratura scientifica e gestionale d’eccellenza. Nel solo quinquennio 2020-2024, l'IRPI ha complessivamente mobilitato oltre 50 milioni di euro in progetti regionali, nazionali ed internazionali, di cui ben il 75% circa, pari a circa 37 milioni di euro, è stato generato e gestito direttamente dalla sola sede di Perugia. Il valore espresso dalla sede umbra trova riscontro in traguardi di altissimo livello, quali la guida dello Spoke 1 del progetto PNRR "Tech4You" (con un budget di 19 milioni di euro), in cui il modello operativo ideato dall’IRPI di Perugia è stato adottato come standard d'eccellenza dalle università partner. L’'Umbria, secondo i dati scientifici ufficiali forniti dall'ISPRA, è una regione caratterizzata da una fragilità intrinseca, in cui il 100% dei comuni è esposto a pericolosità geo-idrologica derivante da frane e alluvioni; la sede dell'IRPI di Perugia, in questo scenario di elevata vulnerabilità, ha rappresentato per oltre vent'anni un insostituibile presidio a supporto della Regione Umbria, delle Province di Perugia e Terni, delle Amministrazioni comunali e dell'Università degli Studi di Perugia; inoltre, l’IRPI-CNR con la sua sede centrale di Perugia è Centro di Competenza del Dipartimento della Protezione Civile Nazionale. Il ruolo operativo della sede umbra ha rappresentato un fattore decisivo nella gestione e nel superamento delle più gravi emergenze sismiche del territorio, tra cui le crisi del 1997-1998 e del 2016, attraverso un costante supporto tecnico-scientifico sul campo e un affiancamento strategico alla Protezione Civile e ai funzionari regionali nella delicatissima valutazione delle aree idonee alla localizzazione delle strutture abitative d'emergenza. Le competenze della sede perugina hanno consentito la definizione dei modelli di allerta per le piene del fiume Tevere e la mappatura del rischio franoso regionale, assunta come standard di riferimento per le norme tecniche nazionali di mitigazione del rischio idrogeologico. A partire dal primo luglio 2026, ha trovato formale applicazione il piano di riorganizzazione scientifica avviato dai vertici del CNR, che ha sancito l’accorpamento di tre dei suoi storici organi di ricerca, ovvero l'Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (IRPI), l'Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria (IGAG) e l'Istituto di Geoscienze e Georisorse (IGG), nel nuovo Istituto di Geoscienze (CNR-Geo). Tale fusione ha determinato la perdita dell’autonomia della sede istituzionale e della direzione nazionale dell'IRPI di Perugia, decretandone il conseguente declassamento a sede secondaria; in più occasioni il comparto scientifico e le rappresentanze sindacali dei lavoratori hanno sottolineato che la decisione assunta dalla presidenza del CNR appare, sia nel merito, sia nel metodo, priva di un’adeguata programmazione ex ante, che avrebbe dovuto garantire un assetto istituzionale solido, basato su un equilibrio dei poteri decisionali, una sostenibilità finanziaria e una governance uniforme per tutte le undici sedi operative. L’assenza di una fase di confronto partecipato con i ricercatori, con il personale tecnico dell'Istituto e con le istituzioni locali dimostra l'applicazione di una logica verticistica, ben lontana dai criteri di merito e di efficientamento scientifico che dovrebbero guidare la governance del più grande ente di ricerca italiano. Il declassamento della sede di Perugia e la conseguente perdita dello status di direzione nazionale rischiano non soltanto di depotenziare il presidio umbro, riducendone l'autonomia decisionale e il peso strategico nei processi di programmazione del CNR, e di esporlo al pericolo di una progressiva emarginazione dai flussi dei grandi finanziamenti nazionali ed europei, ma anche di indebolire il coordinamento e la tempestività di quel canale sinergico che unisce l'alta ricerca alla pianificazione urbanistica e alla protezione civile della nostra regione. Il patrimonio umano e professionale della sede di Perugia, che vanta un organico altamente qualificato di 51 unità tra ricercatori, tecnologi, tecnici e personale amministrativo, è riuscito a catalizzare negli anni risorse capaci di generare un impatto formativo e occupazionale di eccellenza, consentendo l'impiego e la crescita professionale di giovani talenti (tra assegnisti, borsisti e dottorandi), e ad attrarre stabilmente ricercatori di caratura internazionale”.
Nel chiedere il rinvio in Commissione, poi accettato, Nilo Arcudi (Tp-Uc) ha sottolineato come la mozione richiami “una vicenda importante per Perugia e per l’intera Umbria e si rivolge ad una comunità che ha visto il CNR come punto di riferimento importantissimo per la ricerca scientifica. Per questo – ha detto – sarebbe auspicabile un passaggio in Commissione dove, in audizione, invitare le organizzazioni sindacali e lo stesso CNR per capire lo stato delle cose ed avere notizie più concrete sulla situazione”. AS