Regione Umbria - Assemblea legislativa


“Cure palliative pediatriche: Il lavoro fatto negli ultimi anni per costituire la Rete regionale va consolidato e potenziato”

In sintesi

Nota di Stefano Lisci (Pd) dopo la sua partecipazione al ‘Giro d’Italia delle cure palliative pediatriche’, promosso dalla Fondazione Maruzza Lefebvre D'Ovidio ETS di Roma

(Acs) Perugia, 3 giugno 2026 - “Il lavoro fatto negli ultimi anni per costituire la Rete regionale per le cure palliative pediatriche va consolidato e potenziato, con l’individuazione di risorse specifiche e la formazione del personale interessato, anche in vista della realizzazione dell’hospice pediatrico finanziato dalla legge sull’Ottocentenario francescano”. È quanto evidenzia in una nota il consigliere regionale Stefano Lisci (Pd) dopo la sua partecipazione al ‘Giro d’Italia delle cure palliative pediatriche’, promosso dalla Fondazione Maruzza Lefebvre D'Ovidio ETS di Roma, che ha fatto tappa a Spoleto nei giorni scorsi nell’ambito della 13esima edizione dell’evento ‘La SpoletoNorcia in mtb’.

“La città di Spoleto è da anni in prima linea sul tema delle cure palliative, grazie all’associazione Aglaia che di recente ha formato nuovi volontari anche in Valnerina - evidenzia il consigliere regionale dem – e non è dunque un caso che sia stata scelta per il secondo anno come tappa umbra di questa iniziativa nazionale. In Umbria, su circa 127mila minori, si stimano tra i 300 e i 500 pazienti con necessità di cure palliative, di cui 150 richiedono interventi altamente specialistici. Come hanno spiegato il dottor Daniele Mezzetti, responsabile della rete regionale per le cure palliative pediatriche, e le pediatre intervenute, è stato avviato un importante percorso negli ultimi due anni, mappando l’80% dei bambini presenti sul territorio, ma molto rimane da fare”.

Stefano Lisci spiega quindi che durante il convegno è stata evidenziata “la differenza tra le cure palliative rivolte agli adulti e a quelle pediatriche. Sebbene infatti il principio sia lo stesso, il focus è diverso: per gli adulti si è più orientati al fine vita, mentre i bambini possono avere percorsi di cura e di vita molto lunghi. In questi periodi così complessi, il nucleo composto dal bambino e dai suoi caregiver non deve essere abbandonato. C'è dunque bisogno di professionisti che riconoscano le loro difficoltà, che non sono solo cliniche, ma anche quotidiane, con il compito pertanto di innalzare la qualità della vita del piccolo paziente e del nucleo familiare”.

“L’impegno che mi sono preso con i professionisti e con le associazioni che si occupano di questo tema, e che ringrazio per il grande lavoro che svolgono quotidianamente, - conclude il consigliere regionale - è quello di promuovere un tavolo di confronto a livello regionale per sviluppare il tema della ‘comunità curante’, anche in vista dell’approvazione del nuovo Piano socio-sanitario regionale”. RED/as


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