L’Assemblea legislativa approva le “Norme in materia di cultura e imprese culturali e creative”
Voto favorevole a maggioranza sul disegno di legge della Giunta regionale. Le relazioni di Simonetti (M5S) e Pace (FdI), gli interventi di Betti (Pd), Agabiti (FdI), Ricci (Avs), Romizi (FI), Bori (assessore), Arcudi (Tp-Uc) e Tesei (Lega)
(Acs) Perugia, 7 maggio 2026 – L’Aula di Palazzo Cesaroni ha approvato a maggioranza con 13 sì (Pd, AVS, M5S, Ud-Pp) e 6 no FdI, FI, Lega, Tp-Uc) il disegno di legge della Giunta regionale “Norme in materia di cultura e imprese culturali e creative”. Respinti gli undici emendamenti proposti dalle opposizioni. Accolti quelli firmati da Fabrizio Ricci (Avs) sui beni di archeologia industriale e da Bianca Maria Tagliaferri (Ud-Pp) sui finanziamenti per musei, archivi e biblioteche non appartenenti allo Stato o di cui sia stata trasferita la disponibilità.
LE RELAZIONI
Il relatore di maggioranza, Luca Simonetti (M5S), ha rilevato che si tratta di “uno strumento innovativo e funzionale alla realizzazione di un progetto organico di riordino in materia di cultura e di spettacolo, con l’obiettivo di superare la normativa vigente, che appare ormai non più adeguata al mutato contesto socio culturale della nostra Regione. L’assessore Tommaso Bori si è impegnato per la ‘costruzione dal basso’ di questa legge che ha seguito un lungo percorso di partecipazione, confronto, ascolto, collaborazione ed elaborazione condivisa con le associazioni impegnate nel settore, gli operatori culturali e le realtà importanti che rendono vivace e vitale ogni aspetto della cultura del nostro territorio. E la Terza commissione ha fatto la propria parte, pur nei tempi ristretti legati all’accoglimento della procedura d’urgenza deliberata dall’Assemblea legislativa, coinvolgendo numerosi soggetti nelle audizioni dalla stessa disposte al fine di acquisire il parere di chi opera e si confronta quotidianamente, sia a livello professionale che amatoriale con le tematiche oggetto del presente disegno di legge. Siamo di fronte ad un testo unico organico, capace di rispondere alle sfide del contesto nazionale ed europeo, attraverso una riforma complessiva della normativa regionale, con la volontà di introdurre da un lato nuovi istituti, come ad esempio l’impresa creativa, il welfare culturale e l’Art Bonus e dall’altro incrementare in modo significativo le risorse destinate all’intero settore, anche attraverso fondi europei, anche quelli finora non utilizzati. Una legge che segna una discontinuità con il passato attribuendo alla cultura un peso considerevole, riconoscendola come un diritto universale e una risorsa essenziale per lo sviluppo economico e sociale e dove le finalità includono la valorizzazione della creatività contemporanea, la promozione del digitale e l'integrazione della cultura con turismo, istruzione e welfare. Viene recepita la definizione della Convenzione Unesco del 2003 che riconosce la pluralità delle espressioni del Patrimonio immateriale rappresentato da prassi, saperi, riti, feste, tradizioni popolari. Vengono individuate le attività attraverso cui la Regione promuove e sostiene la conoscenza, la salvaguardia e la valorizzazione di tutto il proprio patrimonio culturale immateriale riconoscendo un ruolo determinante, quali elementi fondanti della propria identità collettiva alla Festa dei Ceri di Gubbio, simbolo identitario raffigurato nello stesso stemma regionale, alla Giostra della Quintana di Foligno, quale bene costitutivo del patrimonio culturale immateriale dell’Umbria e alle Infiorate artistiche così diffuse nel nostro territorio e ritenute meritevoli di attenzione e di una calendarizzazione specifica. Con il Calendario regionale delle manifestazioni di Rievocazione storica, la Regione gli assegna un ruolo centrale nella trasmissione della memoria collettiva regionale. Sono riconosciuti i paesaggi culturali (come la fascia olivata) e l'archeologia industriale regionale, quest’ultima quale insieme di beni materiali e immateriali non più utilizzati nei processi produttivi, che costituiscono testimonianza storica della cultura industriale del territorio regionale e opportunità di rigenerazione. La Regione sostiene la digitalizzazione dei beni culturali e promuove l'adesione all’ART BONUS (previsto dalla legge 106/2014), per quest’ultimo, con propri atti individua i beni culturali mobili ed immobili da inserire nei progetti finanziabili tramite erogazioni liberali, sollecitandone l’uso e ponendo attenzione alla trasparenza e alla rendicontazione di tali erogazioni. La Regione adotterà un Piano regionale per la lettura e sosterrà l'editoria indipendente, confermando il sostegno a manifestazioni come Umbria Libri e la partecipazione degli editori umbri ai grandi saloni nazionali. Promuoverà mostre, festival e scambi internazionali. Viene introdotto il principio strategico del Welfare Culturale, riconoscendo la cultura come strumento di promozione del benessere individuale e collettivo, di inclusione sociale, di supporto alle disabilità e di prevenzione della marginalizzazione e del disagio sociale. Si propone di sostenere la ricerca, la sperimentazione e la creatività giovanile, anche attraverso programmi di residenza d'artista e interventi di arte pubblica negli spazi urbani. In coerenza con la normativa nazionale in materia, la Regione Umbria sostiene le imprese culturali e creative alle quali riconosce il ruolo strategico in quanto soggetti attivi nella valorizzazione del patrimonio culturale, materiale e immateriale, e degli istituti e luoghi della cultura, nei processi creativi e produttivi, nella promozione dell’innovazione sociale e tecnologica, nello sviluppo sostenibile del territorio. La Regione Umbria, anche attivando partenariati con istituzioni pubbliche e private, imprese culturali creative e Enti del Terzo Settore, si pone l’obiettivo di promuovere e sostenere interventi di riconversione e di riuso, anche transitorio, di spazi pubblici e privati sottoutilizzati, dismessi o in stato di abbandono, per finalità culturali, creative, di inclusione e di innovazione sociale con particolare attenzione ai borghi e alle periferie. Lo spettacolo dal vivo viene riconosciuto come uno dei settori più vitali della cultura regionale, capace di unire espressione artistica, la danza, la musica, il teatro e il circo contemporaneo. In questo ambito gli interventi possono coprire la produzione, la distribuzione, la formazione professionale e le residenze artistiche, definite come spazi professionali dedicati alla creazione, alla ricerca e allo sviluppo di progettualità artistiche. Si istituisce il Fondo per la cultura, uno strumento che offre una garanzia di stabilità e continuità a sostegno delle politiche culturali della Regione, considerate come fattori strategici dello sviluppo e dell’identità della Regione. Il finanziamento complessivo della legge integra risorse regionali, nazionali ed europee, per complessivi 31 milioni di euro: 9 milioni di euro, già stanziati per il triennio 2026-2028, rientrano dal nuovo fondo regionale per la cultura; 5,4 milioni (Fondo europeo di Sviluppo regionale) sono destinati alla rigenerazione di attrattori culturali; 10 milioni (Fondo per sviluppo e coesione) sono indirizzati ai beni culturali; 6 milioni serviranno a sostenere le imprese culturali e creative”.
La relatrice di minoranza, Eleonora Pace (FdI), ha sottolineato che “non abbiamo assistito ad una relazione tecnica ma all’elogio dell’assessore Bori. Quella dell’assessore è stata una chiamata alle armi, con i consiglieri di maggioranza che hanno obbedito in silenzio. Il percorso pubblico e partecipato di cui si parla si è concretizzato con l’audizione del professor Covino sull’archeologia industriale: sono state evidenziate una serie di criticità e poco dopo l’atto è stato votato, con la presunta urgenza dettata dall’emanazione dei bandi. Bandi che invece potevano essere emanati con la legge vigente. Peraltro in ogni audizione sono emerse criticità importanti. Sia da un punto di vista giuridico che rispetto alle manifestazioni storiche. Argomenti su cui era stato preso l’impegno di un approfondimento seguito da proposte emendative. Invece sono arrivati solo alcuni emendamenti della Giunta, che l’assessore non ha neppure illustrato in Commissione. La fretta e l’urgenza hanno prevalso su tutto, anche sulle migliaia di cittadini umbri che si dedicano alle manifestazioni storiche. Ho presentato un emendamento per scorporare le manifestazioni storiche dal testo unico. Chiedo di sospendere la seduta per analizzare le criticità emerse e i nostri emendamenti, cercando di non scontrarci proprio sulla cultura, uscendo invece con un testo condiviso. Diversamente il nostro voto sarà fermamente contrario”.
GLI INTERVENTI
Cristian Betti (Pd): “Una riforma importante, che arriva al termine di un lavoro complesso e che ha coinvolto tante persone, realtà ed esperti. La cultura spesso viene considerata una Cenerentola mentre è una materia decisiva per l’Umbria. Gli eventi culturali rappresentano un richiamo per i turisti ed anche un ambito di interesse rilevante per chi in Umbria ci vive. È stato un percorso faticoso ma affascinante per l’entusiasmo che ha suscitato nella comunità e nelle tante persone che hanno potuto dare un contributo alla stesura di questo testo. Le rievocazioni storiche sono un pezzo importante di una normativa molto più ampia. Ma chi ha organizzato o gestito eventi culturali in passato sa bene quanto fosse difficile garantire le necessarie coperture ogni anno: c’è invece bisogno di garantire continuità e programmazione a queste attività. E questo è uno degli aspetti rilevanti della nuova legge, che imposta i finanziamenti su un piano triennale. La norma, che si è arricchita durante l’iter di approvazione, stanzia fondi imponenti per rendere la cultura un motore prioritario di sviluppo.
Paola Agabiti (FdI): “Nell’ultima seduta di Commissione era stato proposto di aspettare e di approfondire il confronto con gli operatori culturali. Questa non è una riforma di sistema ma un intervento parziale, incapace di intercettare le vere esigenze del mondo della cultura. Emerge una mancanza di visione. Una vera riforma avrebbe chiesto una partecipazione diversa e non la chiusura dimostrata. Sulle manifestazioni storiche, la legge è stata cancellata e ridotta ad un solo articolo della nuova norma. La programmazione triennale si basa su Tavoli della cultura che però verranno definiti in seguito dalla Giunta. Siamo di fronte ad un ideologico accentramento di potere nelle mani dell’esecutivo. L’eliminazione della clausola valutativa toglie all’Assemblea legislativa la possibilità di verificare gli effetti della legge, che sembra caratterizzata dalla logica degli interventi a pioggia. Le altre risorse risalgono al Fesr 2022, al Fondo sviluppo e coesione del 2024 e ad altri interventi già finanziati in passato. I fondi per le biblioteche sono inferiori a quelli del 2024. La legge non offre certezze agli operatori e non costruisce una prospettiva di medio-lungo periodo. Si tratta di una occasione mancata che peraltro fa una bandiera dei progetti predisposti negli anni passati dal Centro destra: ad esempio a novembre 2022 abbiamo stanziato 10 milioni per welfare culturali e imprese creative. Il primo bande risale addirittura al 2020 e si basava su risorse regionali. Nel 2024 la Giunta Tesei aveva stanziato 2 milioni per la cultura quindi la Giunta Proietti stanzia solo 1 milione all’anno in più nel triennio”.
Fabrizio Ricci (Avs): “Questo è un provvedimento importante che riunisce 12 leggi regionali e crea una cornice organica con una visione di insieme. Questo testo è stato costruito con il contributo diretto di chi nel settore culturale lavora ogni giorno. La partecipazione sul testo è avvenuta all’esterno, con operatori e lavoratori della cultura, che hanno segnalato la necessità di un settore dalle grandi possibilità ma che soffre di frammentazione e di carenza di risorse. La partecipazione sulla legge ha portato a modificarla ed a spiegare quale proposta di modifica invece non poteva essere accolta. La legge riconosce le importanti funzioni della cultura. Una delle chiavi dell’attrattività dell’Umbria è proprio il suo straordinario patrimonio culturale. E la cultura serve anche a ridurre la marginalità ed a garantire inclusione sociale. Cruciale anche l’attenzione alle condizioni di lavoro di chi la cultura la produce. Un lavoro spesso povero e precario su cui la legge interviene, prevedendo condizioni di lavoro e retribuzioni dignitose”.
Andrea Romizi (FI): “Gli apprezzamenti alla qualità del percorso partecipativo in Terza commissione di cui si parla non è così evidente. Non basta fare la partecipazione, bisogna anche definirne le modalità e la metodologia. Altrimenti si tratta di incontri informali o di vetrine personali. Serve anche la tracciabilità delle decisioni per capire come le proposte diventano scelte. Chiedo ai colleghi della Terza commissione in che modo siamo stati informati sui contributi raccolti, sui motivi per cui sono stati accettati. Se è positivo l’incontro con i portatori di interesse al di fuori del Palazzo è poi necessario che i risultati della partecipazione siano resi noti. Il passaggio in Commissione è apparso una incombenza necessaria ma fastidiosa per l’assessore. Che infatti non ci ha informato circa gli esiti degli incontri e i contributi raccolti. Il professor Covino ha avanzato precise richieste di modifica sull’archeologia industriale, che non hanno avuto riscontro. Sulle manifestazioni storiche l’Aurs ha criticato la mancanza di chiarezza della legge. Il dottor Severini, presidente del Centro studi giuridici della Regione, ha rilevato criticità e carenze in merito ai musei privati. Gli Uffici dell’Assemblea legislativa hanno sollevato un numero inedito di rilievi a quasi tutti gli articoli del testo. Tanto che l’assessore ha dovuto auto-emendare il disegno di legge”.
Tommaso Bori (assessore): “Oggi l’Osce ha presentato il rapporto sulla Regione Umbria in cui il tema della cultura e delle imprese creative viene individuato come un rilevante volano di sviluppo. Una parte di questo dibattito è stato totalmente staccato dalla realtà. Abbiamo programmato in maniera triennale le risorse, pari a 31 milioni. Il più grande investimento mai fatto in Umbria su questa materia. E le risorse dirette di bilancio sono raddoppiate. C’è un bando già chiuso da oltre 5 milioni. Altri sono aperti su argomenti che prima non esistevano. Tutti i consiglieri di maggioranza e opposizione sono stati invitati a tutti gli appuntamenti partecipativi, alcuni sono venuti altri no. Prima di giudicare la qualità della partecipazione bisogna sapere che essa è stata organizzata dall’Università di Perugia. Il testo è stato pre-adottato in Giunta a novembre, dopo quasi un anno di lavoro. Presentato a Perugia e Terni. Abbiamo raccolto le proposte di modifica e motivato gli aspetti che non potevano essere accolti. C’è stata l’adozione in Giunta, altri eventi territoriali e la discussione in Giunta. Gli emendamenti che abbiamo presentato sono il frutto di questo percorso. Questo testo è una legge profonda e sostanziale, che abolisce leggi datate per dare un volto nuovo alla cultura. Stiamo scegliendo quale ruolo vogliamo riconoscere alla cultura nella nostra regione. Per noi la cultura non è un settore accessorio ma una infrastruttura. L’Umbria si propone come laboratorio di innovazione del settore culturale: non solo gestire l’esistente ma costruire un sistema, riconoscendo la cultura come impresa. Gli oltre 4 milioni per l’impresa creativa sono una scelta chiara di sostegno ad un settore. Scegliamo di affrontare la rigenerazione urbana attraverso la cultura, dando senso a luoghi che lo hanno perso o che rischiano di perderlo. La cultura viene vista come qualcosa di dinamico, contemporaneo e capace di innovare. Non dobbiamo quindi soltanto conservare quello che abbiamo ereditato. La programmazione triennale con risorse certe elimina le incertezze che fanno fuggire i talenti. Il messaggio è chiaro: senza attivazione il patrimonio non genera valore. Le attività culturali sono un fattore che incide sull’economia dei territori, è un investimento sicuro ed è fattore positivo di welfare. Questo testo non nasce negli uffici della Regione ma da una ‘chiamata alle arti’ che ha messo attorno allo stesso tavolo molti soggetti e realtà diverse. Abbiamo raccolto contributo, cercato di risolvere le conflittualità, in un processo non semplice ma necessario. La legge quadro è il frutto di un lavoro collettivo, che vincolerà gli interventi legislativi anche nel futuro. Si costruisce una struttura unica, solida e coerente. In tanti stanno aspettando l’approvazione di questa legge e gli effetti che essa produrrà”.
Nilo Arcudi (Tp-Uc): “Non riesco a capire il voto contro l’introduzione della clausola valutativa nella legge. Prima parliamo di trasparenza e partecipazione poi liquidiamo con sufficienza la proposta di inserire la clausola valutativa, che permette di comprendere l’attuazione delle leggi. Una scelta offensiva rispetto al profilo e all’autorevolezza dell’Assemblea legislativa”.
Donatella Tesei (Lega): “Nei 5 anni precedenti abbiamo dato un grande impulso alla cultura. La famosa partecipazione si è trasformata nel silenzio assordante di questa Aula. Oltre a respingere emendamenti relativi alla correttezza giuridica di una norma che rischia di essere incostituzionale avete bocciato l’introduzione della clausola valutativa, per sottrarre questo comparto a qualsiasi tipo di controllo. La legge è stata discussa con grande distrazione non prestando attenzione neppure al contenuto degli emendamenti”. MP/