“Sulla mancata presa in carico dei pazienti la Regione nasconde i documenti”
Nota di Enrico Melasecche (capogruppo regionale Lega): “La presidente Proietti non fornisce i documenti e mente dichiarando che il fenomeno non esiste”
(Acs) Perugia, 4 maggio 2026 - “Dopo le proteste di molti cittadini che mi hanno segnalato l’anomalia dei ‘pazienti fantasma’ e della mancata presa in carico delle prescrizioni mediche da parte della sanità regionale, ho presentato un’interrogazione in gennaio alla presidente Proietti. La stessa prima ha smentito categoricamente con un comunicato stampa poi in Consiglio regionale ha aggiustato il tiro dicendo che se tale fenomeno avviene è dovuto a casi isolati legati a disfunzioni del sistema, come se il sistema non dipendesse da lei, che oltretutto ha trattenuto la delega alla Sanità”. Lo dichiara il consigliere regionale di opposizione Enrico Melasecche (capogruppo Lega).
“Ho ulteriormente accertato - spiega Melasecche - che viceversa si tratta di una prassi consolidata ben a conoscenza della Giunta regionale e non di casi episodici ma spudoratamente negata per non dover arrossire di fronte alla marea di proteste sui social che salgono contro le promesse spergiurate in campagna elettorale. L’inchiesta da me svolta presso alcune farmacie attesta una realtà che si voleva tenere nascosta con una logica di assoluta prepotenza. Basta parlare confidenzialmente con i farmacisti delle aziende comunali e di quelle private per averne conferma. Prosegue infatti impunemente il respingimento nei confronti di pazienti obbligandoli a tornare più e più volte per ottenere non la prestazione, ma addirittura la semplice presa in carico fra le liste di attesa, i cui numeri ufficiali sono in questo modo ben al di sotto delle liste effettive. Tale comportamento è illegale e i dati che ci vengono forniti sulle liste di attesa ed inviati al Ministero sono falsati dalla mancata contabilizzazione di moltissimi di questi casi. I paladini della sanità pubblica sono gli stessi che oggi, ad oltre un anno dall’elezione spingono con questi meccanismi irregolari verso il ricorso agli studi privati, salvo mettere in campo ulteriori filtri per indurre la riduzione delle richieste dei medici di famiglia e degli specialisti”.
Melasecche ritiene “inaccettabile questo comportamento. Mi auguro che le autorità competenti assolvano al proprio compito accertando le relative responsabilità anche perchè la trasparenza in democrazia è fattore fondamentale nei rapporti fra amministratori e cittadini. Se mai ci fosse bisogno la conferma viene dall’inchiesta di un noto quotidiano umbro, che certifica come la nostra regione sia tra le prima in Italia nel continuo incremento delle visite intramoenia, cioè visite specialistiche pagate da quei pazienti che se lo possono permettere, facendo guadagnare anche la sanità regionale che così incrementa i propri introiti traendo un guadagno dal pagamento delle decine di migliaia di prestazioni, pubbliche di nome ma private di fatto, ma erogate in strutture pubbliche. Moltissimi altri vanno direttamente agli studi privati mentre altri rinunciano a curarsi, come sosteneva urlando l’ex segretario del PD oggi vice presidente della Giunta regionale, il quale, appagato della poltrona su cui siede, oggi tace. Tale meccanismo fu inventato a suo tempo dalla riforma sanitaria voluta dall’allora ministro Rosy Bindi che continua ad ammannirci di tutela dei più deboli ed altre amenità del genere”.
“Quanto all’accesso agli atti dei documenti che ho richiesto, scaduti inutilmente i termini previsti per la risposta obbligatoria ai consiglieri di minoranza dal Regolamento interno dell’Assemblea legislativa - continua - ho presentato da una settimana un primo sollecito alla presidente del Consiglio regionale Bistocchi perché provveda, come sancisce l’articolo 4: ‘la presidente è tenuta ad attivarsi immediatamente al fine di garantire che la richiesta di accesso sia assolta’. Il direttore generale regionale, nominato fiduciariamente dalla Proietti, non ha provveduto ancora ad ‘assolvere alla richiesta di accesso con la massima tempestività e comunque non oltre dieci giorni’. Non vorrei essere costretto - conclude Enrico Melasecche - a dover reiterare altri solleciti come è avvenuto nei mesi scorsi: questa Giunta sembra preferire una certa opaca resistenza alla tanto sbandierata trasparenza”. RED/mp