"Iniziative a tutela degli enti del terzo settore operanti nei territori umbri”
L’Aula di Palazzo Cesaroni approva la mozione di Cristian Betti (Pd). Voto di astensione dei consiglieri di minoranza che avevano chiesto di riportare l’atto in Commissione. L’assessore Fabio Barcaioli ha detto di aver già chiesto al ministro Giancarlo Giorgetti l'istituzione di un tavolo tecnico nazionale per chiarimenti interpretativi e correttivi dell'articolo 79
(Acs) Perugia, 15 aprile 2026 – L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato, con 11 voti favorevoli dei consiglieri di maggioranza e 5 astensioni di quelli di opposizione, la mozione del consigliere Cristian Betti (capogruppo Pd) sulle "iniziative a tutela degli enti del terzo settore operanti nei territori umbri, con particolare riferimento alle associazioni di promozione sociale e alle realtà organizzatrici di manifestazioni identitarie, nell’ambito dell’applicazione dell’articolo 79 del Codice del terzo settore”.
Nello specifico viene impegnata la Giunta regionale a: “attivarsi presso il Governo e il Ministro Giancarlo Giorgetti per l’istituzione di un tavolo tecnico nazionale volto a chiarimenti interpretativi e ad eventuali correttivi normativi dell’articolo 79 del Codice del terzo settore; promuovere un confronto con UNPLI, UNPLI Umbria e con le rappresentanze regionali delle associazioni di promozione sociale e degli enti del terzo settore, al fine di raccogliere le criticità applicative riscontrate; coordinarsi con la Conferenza delle Regioni per rappresentare unitariamente al Governo le specificità dei territori caratterizzati da elevata presenza di piccoli comuni e aree interne; riferire all’Aula consiliare sugli sviluppi dell’interlocuzione istituzionale”.
Illustrando l’atto di indirizzo prima del voto, Betti ha spiegato che “Le modifiche apportate al Codice del terzo settore introducono parametri fiscali e ulteriori adempimenti che rischiano di incidere in modo rilevante sulla sostenibilità organizzativa ed economica di numerose associazioni operanti nei territori. Le associazioni di promozione sociale, le realtà culturali, i comitati cittadini, le Pro Loco e gli altri enti non profit iscritti al Registro unico nazionale del terzo settore (RUNTS) costituiscono una infrastruttura civica diffusa che sostiene eventi, iniziative culturali, manifestazioni popolari e attività di valorizzazione delle eccellenze locali. È diffusa nel mondo del terzo settore umbro una crescente preoccupazione in merito alle novità introdotte dalla riforma del quadro fiscale terzo settore. Il punto critico della nuova classificazione fiscale, valida per gli enti iscritti al RUNTS, riguarda la distinzione tra introiti di natura commerciale, spesso connessi alla somministrazione temporanea di alimenti e bevande durante eventi e manifestazioni e introiti istituzionali, quali quote associative, contributi volontari o finanziamenti pubblici. L’articolo 79 del Codice prevede (sagre) che, qualora i ricavi derivanti da attività considerate commerciali risultino prevalenti rispetto a quelli istituzionali, l’ente venga attratto nella disciplina del reddito d’impresa. Il superamento della soglia di 85 mila euro di entrate connesse ad attività qualificate come commerciali può determinare la classificazione dell’ente come ‘ente commerciale’, con conseguente applicazione della disciplina fiscale ordinaria, obblighi iva e adempimenti contabili più stringenti rispetto al regime agevolato previsto dalla legge 398/1991. Tale disciplina interessa una platea ampia di enti del terzo settore operanti in Umbria e non esclusivamente le Pro Loco. Una applicazione non calibrata della normativa rischia di produrre effetti sproporzionati nei territori caratterizzati da fragilità demografiche ed economiche, con particolare impatto sui piccoli comuni e sulle aree interne. Sono molte le associazioni organizzatrici di Sagre che ci hanno contattato proprio per manifestare preoccupazione e si stanno adoperando con esperti commercialisti per trovare delle soluzioni che permettano loro di sopravvivere. Ad oggi sappiamo per certo che molte sagre hanno scelto di non andare avanti con la loro programmazione, quindi già da quest'anno diverse iniziative non le troveremo più nel nostro territorio. Quello delle sagre è un settore che aveva ed ha bisogno anche di una regolamentazione importante, nella gestione, nei prodotti che vengono serviti e tutto questo c’è anche nella nostra normativa regionale, ma sappiamo anche bene che questa questione, se dovesse essere così confermata, creerebbe delle enormi difficoltà. Auspico che questa mozione venga accolta con urgenza perché le azioni previste vengano immediatamente attuate. Ecco perché chiediamo alla Giunta di promuovere un serio, veloce e costruttivo confronto con le associazioni, quindi con l’Unpli, ma anche con tutti i rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e ovviamente al fine di creare un coordinamento con la conferenza delle regioni e riferire poi in Aula”.
Interventi
Laura Pernazza (FI): “Anche noi riceviamo numerose sollecitazioni da parte degli enti del Terzo Settore, legate alle preoccupazioni riguardo ai nuovi adempimenti, ai nuovi inquadramenti e, più in generale, agli effetti concreti che questa normativa può avere sulle piccole realtà del nostro territorio. Queste normative nascono da una necessità rilevata a livello europeo, rispetto alla quale l’Unione europea ha giocato un ruolo importante e attraverso una procedura di infrazione ha contestato all’Italia il fatto che molte attività poste in essere dagli enti non profit fossero considerate fuori campo IVA. Da qui è nata la necessità di far rientrare nel sistema IVA molte operazioni poste in essere dagli enti, anche se come operazioni esenti. Dall’altra parte, nel prevedere una serie di agevolazioni a favore del settore, l’Italia ha dovuto chiedere a Bruxelles un’autorizzazione affinché questi vantaggi non fossero considerati aiuti di Stato, vietati per non alterare la concorrenza nel mercato unico. Nonostante da anni si parlasse della necessità di regolamentare in maniera più puntuale il settore, si è slittati fino al 1° gennaio 2026. Da questa data si mette fine ad un lungo periodo di limbo normativo che impediva agli enti di pianificare a lungo termine, dando finalmente un quadro di regole certo e approvato in sede comunitaria. Per evitare l’accusa di concorrenza sleale, l’Italia ha dovuto quindi perimetrare con molta più precisione chi è davvero non profit e chi non lo è, con criteri meno discrezionali rispetto al passato, questo approccio mira a distinguere il vero terzo settore dalle attività puramente commerciali mascherate da associazionismo, tutelando così chi opera veramente per il bene comune. La normativa è stata particolarmente attenta alle piccole realtà, prevedendo semplificazioni burocratiche e amministrative, introducendo regimi fiscali agevolati, l’esonero da alcuni obblighi di certificazione, l’esclusione dagli indicatori ISA (studi di settore) e comunque strumenti pensati per non scaricare un peso eccessivo sulle realtà minori. Nella mozione si richiama il fatto che gli enti del Terzo Settore sarebbero assoggettati ad adempimenti più stringenti rispetto al regime agevolato della legge 398/1991 al superamento della soglia degli 85 mila euro. Questa affermazione, però, non corrisponde pienamente al vero, perché il regime della 398, che per trent’anni ha rappresentato un sistema di semplificazione fiscale per il mondo del no profit, dal 2026 resta in vigore solo per le associazioni e società sportive dilettantistiche, quindi per il solo settore sportivo. Ci si dimentica inoltre di precisare che il test della commercialità, e quindi la conseguente qualificazione come ente commerciale, scatta qualora detti parametri vengano superati per tre esercizi consecutivi, e non in maniera automatica e immediata al primo scostamento. Inoltre, i regimi forfettari agevolati previsti dall’articolo 86 sono regimi estremamente favorevoli, con coefficienti di redditività molto contenuti, dall’1 al 3%. Tutte queste norme, quindi, sono state calibrate anche sulle piccole realtà. Questo non significa che non possano essere migliorate, anzi. Potrebbero essere introdotti correttivi proprio a favore delle realtà minori, di cui il nostro territorio è pieno. Si potrebbe aumentare la soglia delle entrate connesse per l’applicazione del regime forfettario agevolato, oppure di prevedere una percentuale più alta rispetto al 6 per cento nell’applicazione del test sulla commercialità. Si può ragionare su ulteriori misure di accompagnamento. Più difficile pensare a una proroga dell’entrata in vigore, che riteniamo poco compatibile con gli impegni assunti a livello europeo. Servono maggiore trasparenza e maggiore rispetto delle regole anche nel mondo del non profit, dove a volte si nascondono attività di impresa che nulla hanno a che vedere con il volontariato autentico. Contestiamo in particolare, nella mozione, il passaggio in cui si chiede di attivare un tavolo tecnico nazionale volto a chiarimenti interpretativi, perché chiarimenti risultano già pervenuti da tempo da parte dell’Agenzia delle Entrate. La Regione, semmai, può far valere le proprie istanze e segnalare le criticità raccolte dal territorio nelle sedi opportune, come la Conferenza Stato-Regioni. Riteniamo invece doveroso attivare presso la Commissione competente una fase di ascolto e di confronto con tutte le rappresentanze regionali del mondo del Terzo Settore, senza limitarci solo alle Pro Loco, ma aprendoci a tutto il mondo del no profit: penso al CESVOL, agli enti del Terzo Settore, alle associazioni, alle reti territoriali. Il confronto dovrebbe essere anche esteso all’Ordine dei dottori commercialisti di Terni e di Perugia. Sappiamo che anche all’interno dell’Ordine si è attivata una commissione ad hoc che si occupa del Terzo Settore, e siamo a conoscenza anche di convenzioni poste in essere a livello nazionale tra Ordine dei commercialisti e CESVOL che potrebbero essere di aiuto e supporto in una fase di audizione, approfondimento e proposte migliorative. Crediamo quindi che la Commissione competente sia il luogo in cui riportare la trattazione e l’approfondimento di queste tematiche. Auspichiamo che dal tavolo di confronto escano impegni precisi da parte della Giunta regionale, finalizzati a sostenere concretamente gli enti oggetto di questa mozione. Importante sarebbe una revisione urgente e puntuale della normativa che regola sagre e feste popolari, normativa che, alla luce anche dei cambiamenti legislativi intervenuti, non appare più del tutto coerente e che deve essere anch’essa ripensata per premiare le peculiarità, le tradizioni locali e le piccole realtà, anche attraverso strumenti di sostegno economico”.
Fabio Barcaioli (assessore regionale): “Confermo l'impegno della Giunta regionale e del mio assessorato nel prendere in mano le questioni sollevate nella mozione. Le preoccupazioni espresse riguardo l'applicazione dell'articolo 79 del Codice del Terzo Settore è fondata e condivisa da tutti noi. Concordiamo sul fatto che la nuova classificazione fiscale rappresenta un punto di svolta critico. In particolare il criterio di preferenza dei ricavi commerciali rispetto a quelli istituzionali può effettivamente attrarre molti enti nella disciplina del reddito d'impresa. Il superamento della soglia degli 85 mila euro comporta adempimenti contabili molto più onerosi rispetto al precedente regime fiscale, rischiando di soffocare le piccole realtà. Concordiamo quindi in pieno che una norma non calibrata colpirebbe proprio quei presidi di resilienza che operano nei territori fragili e colpiti da eventi sismici. In linea con quanto richiesto nella mozione, facciamo presente che noi ci siamo già attivati presso il ministro Giancarlo Giorgetti per chiedere l'istituzione di un tavolo tecnico nazionale con l'obiettivo di ottenere chiarimenti interpretativi e correttivi dell'articolo 79. Abbiamo portato la questione in seno alla Conferenza delle Regioni e stiamo cercando di costruire un'alleanza con i piccoli comuni facendo fronte per rappresentare al Governo la specificità delle aree interne. In relazione al confronto con gli stakeholder vi è un tavolo di ascolto regionale permanente con l'Unpli Umbria e con le rappresentanze dell'APS e degli ETS per mappare le criticità applicative specifiche nel nostro territorio. Ricordo che abbiamo stipulato un accordo con Villa Umbra per la scuola di innovazione sociale che permetterà di attivare percorsi specifici di confronto istituzionale con tutte le realtà del terzo settore e quindi, nello specifico, di mappare le criticità reali degli ETS, comprese quelle in realtà organizzatrice di manifestazioni identitarie nei territori, per aiutare gli enti a navigare nella complessità della distinzione tra introiti commerciali e istituzionali e per fornire agli operatori del terzo settore umbro gli strumenti necessari per non vedere compromessa la propria sostenibilità organizzativa a causa della nuova disciplina fiscale, cercando di tutelare la vitalità dei piccoli comuni e delle aree interne. Ovviamente informeremo la Commissione e il Consiglio su quanto emergerà da queste interlocuzioni. Riconosciamo appieno il valore del Terzo settore come infrastruttura fondamentale per l'Umbria, specialmente nei piccoli borghi e nelle aree interne. Quindi la Giunta sarà portavoce di queste istanze affinché la necessaria trasparenza della riforma non si trasformi in un ostacolo insormontabile per la partecipazione civica nei piccoli territori”.
Cristian Betti (capogruppo Pd): “La mozione è precisa, non ci sono inesattezze, perché conosco benissimo il settore. Preoccupazioni sono giunte da ogni realtà che si trovano in situazione di grande difficoltà. Stanno quindi studiando le più svariate possibilità per trovare soluzioni adeguate per superare gli ostacoli che questo regime fiscale comporta. Credo che la minoranza commetta un errore a non votare questo atto perché parliamo di un settore che coinvolge un numero altissimo di persone che vivono nelle nostre comunità. Nella nostra mozione non attacchiamo nessuno, chiediamo soltanto di attivare tavoli di confronto. La mozione è calibrata su difficoltà vere e reali. In caso di blocco delle sagre molti servizi ed azioni che vengono attivati nelle nostre frazioni verrebbero meno”.
Donatella Tesei (Lega): “Come ha già specificato Laura Pernazza, la richiesta era quella di riportare l’atto in Commissione per ascoltare i portatori di interesse. Mi pare però che dobbiamo considerare non accettata la richiesta. Le audizioni sarebbero servite per comprendere le diverse esigenze delle associazioni, ma da quanto affermato dall’assessore Barcaioli ci sarebbe già un tavolo di interlocuzioni di cui ci farà sapere gli esiti. Va però rimarcato che gli organi deputati a svolgere questo lavoro sono le Commissioni. Siamo di fronte ad iniziative anomale. Sembra che l’Assessore abbia già fatto tutto, quindi questa mozione non si può definire ‘urgente’ ed era da rimettere all’attenzione della Commissione consiliare in modo da ascoltare tutti i portatori di interesse. Rispetto all’Europa c’è una chiara procedura di infrazione”.
Eleonora Pace (capogruppo FdI): “Noi abbiamo chiesto approfondimenti e partecipazione in Commissione dei soggetti interessati, che voi ci negate. Ma del resto lo fate ogni qualvolta noi chiediamo di approfondire i vostri atti in Commissione. Ci domandiamo quindi a cosa servono le Commissioni. Non si capisce l’atteggiamento di chiusura del capogruppo Betti il quale fino a qualche settimana fa cercava comunque una sintesi con le opposizioni. Leggo questo come un sintomo di debolezza. Sull’atto ci asterremo per il semplice motivo di non averlo potuto condividere in Commissione”.
Laura Pernazza (capogruppo FI): “Abbiamo chiaramente detto di condividere le premesse contenute nel documento e di riportare la mozione in Commissione. Per quanto riguarda gli impegni chiesti alla Giunta l’Aula ha ottenuto ampie rassicurazioni dall’Assessore quindi questa mozione è inutile. Noi abbiamo chiesto di impegnare l’Assemblea legislativa e quindi la Commissione anche per impegni economici. Abbiamo chiesto di aprire ad ogni portatore di interesse, chiediamo azioni concrete affinché le associazioni ottengano adeguato sostegno dalla Regione e quindi un passaggio in Commissione sarebbe stato importantissimo. Il vostro è soltanto un atto strumentale finalizzato a colpire il Governo”. AS/